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Sei Tu a Decidere o è la Paura a Fare le Scelte?

La paura nasce probabilmente come istinto di sopravvivenza.
Un animale ti vuole mangiare, e tu hai paura.
Semplice no?

Oggi, per chi ha l’immensa fortuna di vivere nei paesi benestanti (e checchè se ne dica l’italia non è il terzo mondo) ha di sicuro meno paura di venire mangiato vivo da un leone.
Magari avremo paura di fare un’incidente, ma le paure che viviamo quotidianamente per la maggior parte non riguardano la sfera vita/morte, ma le scelte di ogni giorno.

Ti sei mai domandato quanto la paura condiziona le tue scelte?
Io si, spesso.
Mi sono reso conto che ogni decisione guidata dalla paura spesso ci fa seguire una strada facile, semplice.
Qualcosa che ci nasconda e rimuova il dolore in fretta, che ci tolga dall’impiccio velocemente. Continua a leggere ->

Indizi – Racconto 12 – L’ultima luce prima del tramonto

Family twilight dusk sunset
immagine appartenente al rispettivo autore (B℮n, su Flickr)

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog. (maggiori info)
Il commentatore che ha ispirato il racconto è Silvia con le parole: “specchio, ombra, spirito”

Vuoi sapere come è nato il racconto? Leggi fino alla fine …

L’ultima luce prima del tramonto

“Purificami, con il tuo sangue, con il tuo corpo.
Bagnami del tempo che è scorso, dell’odio delle battaglie che l’uomo ha combattuto.
Illuminami nella notte, perchè mai più sia buia, e sii la mia luce eterna.
Per sempre.”
“Per sempre”
Akila si sentiva sempre intimorita nel recitare quelle frasi.
La chiesa sulla scogliera poi non era mai stata così tenebrosa come quella sera. Mancavano pochi minuti prima del buio completo e già in tutta la chiesa la luce faticava a filtrare.
Le prime file in legno erano già divenute un’ombra nella punta della cattedrale.
Il rumore del mare era quasi impercettibile. Continua a leggere ->

Indizi – Racconto 11 – La centrale

Thorpe Marsh power station 1
immagine appartenente al rispettivo autore (Photography King su flickr)

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog.
Il commentatore che ha ispirato il racconto è Spike con le parole: “Bonsai,solitudine,rinascita”

Inoltre, questo racconto è uno dei racconti più LUUUUNGHI che ho scritto.
Quindi armatevi di pazienza e godetevelo
(cliccando su “Continua a leggere, se siete in home!) 

La centrale

Di notte, quando le luci si spegnevano, nella pianura rimaneva acceso un punto. Una capocchia di spillo fatta solo da luci bianche, fintamente alogene, chimiche nella loro forma.
La pianura era vuota, e la si poteva vedere bene di notte, perchè era piatta, come l’acqua di un lago, infinita, come il mare.
E dentro quel mare di terra c’era solo un peschereccio, solitario, a pescar di notte, o forse a pescar la notte. Da dove abitavo si vedeva solo una luce. Fioca. Ma ciononostante ben distinta, di quella che al tempo chiamavamo “La donna di ferro”.
E poi c’era quel ronzio. Continua a leggere ->

Non aver paura di saltare

Aster d'automne...!!!
immagine appartenente al rispettivo autore (Denis Collette…!!!, su Flickr)

Dedicato agli innamorati, a chi si guarda negli occhi e vede un futuro.
Ai tramonti, quelli visti dalla punta di una collina col sole che scivola dietro, quasi in una picchiata involontaria.
Dedicato a chi sogna, a chi ride, a chi scherza. A chi guardando gli altri trova quello sguardo chiaro, inequivocabile, di gioia.
A chi vede il futuro con occhi diversi.
A chi sa che il mondo non è fatto solo di bianchi e neri.
Dedicato a loro che hanno ancora un punto dove arrivare, o che ancora non lo conoscono. A quelli che non l’hanno mai avuto, a quelli che l’hanno perduto.
Dedicato a quelli che il punto non se lo sono proprio posti come problema.
Dedicato a chi sa stringersi la mano, con calore, con affetto, con sincerità.
Dedicato agli abbracci, ai calici di vino, ai sorrisi mai scordati, alle notti insonni, alle parole messe bianco su nero, alle spiagge, ai fulmini d’estate con le coperte, al respiro caldo, al dormire senza pensare ad altro.
Dedicato ai piumini delle notti d’inverno, a chi vuole abbracciarsi non per il freddo, alle candele accese al buio per illuminare quanto basta i corpi.
Dedicato a chi ha il coraggio di saltare dalla scogliera, per finire nell’acqua più blu di tutte, a chi non ha paura di questa vita e non si preoccupa di viverla, a chi pensa a riempirsi il cuore di quanto trova e la pancia di quanto c’è.
Dedicato a chi il salto l’ha fatto.
Nell’acqua, nel buio, ovunque.
Perché il punto del salto non è quanto in alto o quanto in lungo lo farai, ma dove potrai atterrare.

Andrea (sdl)