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Pensieri

La direzione

Galatina - Lecce / Salento / Italy
immagine appartenente al rispettivo autore (Paolo Margari, su Flickr)

Soundtrack: Ludovico Einaudi – La nascita delle cose segrete

Penso ci sia una direzione dove andare, un luogo dove soffermarsi per guardare ciò che siamo, ciò che stiamo diventando.
E non è scontato sapere dove sia, non è chiaro in ogni momento della tua vita.
Non è una percezione evidente, precisa, matematica.
E’ una sensazione. Qualcosa che ti dice che sta andando tutto dove doveva andare.
Un’impressione, un feeling, un mood, che ti danno la confidenza per andare ancora oltre.

La direzione, quella che vorresti davvero intraprendere, è una strada nella nebbia.
Non sai da dove arrivi, non sai dove arriverai.
E’ un concetto astratto, un quadro senza linee definite.
Questo è, non devi chiedere a lei qualcosa di più. Non devi cercare di darle un nome, una forma, un’identità perchè tenterà sempre di fuggire.

Sarà sorprendente sentire il calore della “cosa giusta”. Sentire la sincronia degli ingranaggi che si muovono a tempo, ascoltare con precisione la melodia degli strumenti accordati perfettamente.
E non dovrai farti prendere dall’emozione, perchè tutto sarà impreciso.
Lo stesso entusiasmo rischierà di franare se non avrai l’accortezza di capire che non c’è niente di definito. Non sei su un paio di rotaie sicure, ma sopra un ponte pericolante.
Sai solo che stai andando bene.
Sai solo che tutto quello che hai fatto si sta mettendo apposto.
Insomma, non hai perso la tua capacità di distruggere tutto, ma almeno per ora l’hai accantonata.

Siamo uomini.
Sbagliamo. Come tutti.
Ma questo non deve trattenerci dal provare. In ogni errore ci può essere un qualcosa che possiamo imparare. Ed in ogni cosa giusta ci deve essere qualcosa che dovremmo acquisire.
E quindi avanti, andate.
Non abbiate paura di camminare, chiudete gli occhi. La luce, come la vista, è solo il nostro umano bisogno di una direzione, ma noi siamo capaci di molto, molto, di più.

Andrea (sdl)

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Pensieri

Caos

Chinese New Year in Dalian - risk evaluation
immagine appartenete al rispettivo autore (GraemeNicol, su Flickr)

Quando hai troppo caos in testa escono troppe cose, scollegate tra loro ma legate da una stessa trama.
Il significato non è in ciò che leggi, ma in quel che senti.

Fear

Abbiamo paura.
Paura di diventare degli incubi per qualcun’altro. Di essere il sogno a cui non vorresti partecipare. Abbiamo paura del futuro, delle nostre scelte, delle nostre conseguenze.
Come cani stretti all’angolo scalciamo ed abbaiamo, per salvarci un pezzo d’anima, tenerlo da parte per il resto della cena.
E nella paura esprimiamo desideri, come in una notte buia d’estate, sperando che qualche stella matura cada dal cielo.

Chiedimi perchè. Chiedimi perchè sono così.
Vorrei poterti rispondere, dire che c’è un motivo lineare e comprensibile.
Ma tutti siamo fili ingarbugliati che non ci riesce di spiegare.
Chiedimi perchè, perchè la notte mi sento male, e parlo e mi sveglio ed alle volte sogno una vita diversa, dove c’è un sole al mattino che mi aspetta.
Chiedimelo e chieditelo. Perchè abbiamo paura? Perchè?
Abbiamo paura di tutto ciò che non possiamo controllare, del disordine in cantina, del buio della foresta, del mostro che vive nell’angolo della nostra casa quando cala il sole e nessun’altro ci potrà sentire urlare.
Urlare di paura, paura di tutto quello che nascondiamo sotto il nostro letto di pensieri.
Paura di quello che siamo e che non avremmo voluto essere.
Ma l’evoluzione di una persona non è qualcosa che ci è dato di controllare, non cambiamo gli altri così come non cambiamo noi. Possiamo guardare, urlare a chi sta di fronte al timone di cambiare la rotta, che c’è una tempesta in arrivo.

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Pensieri

Chi ti credi di essere?

BrickForge & BrickArms: Better Together
immagine appartenente al rispettivo autore (Dunechaser su Flicker)

Soundtrack: About Wayne – The Maniac on the seventh floor

Siamo senza speranza, senza una strada da seguire.
Siamo notte e paura, siamo il buio che vorresti urlare quando non senti più nulla.
Quando ferirti è solo un modo per confermare che tutto questo non è un sogno. Che questo odore di schifo è reale, che questa vita continua su una strada che non avevi previsto, che non avevi voluto, che non avresti immaginato.

Ti prego, perdonami ora. Forse non sono stato l’immagine esatta di quello che ti saresti immaginato tanti anni fa. Perdonami per non essere me stesso, o ciò che avresti proiettato di te dentro il futuro.
Con tutti quei tuoi sogni, caramelle dal gusto un pò acido che non riescono a farti sorridere.
Speravi in qualcosa di migliore, speravi che tutto sarebbe andato per il meglio.
Ma poi siamo tutti caduti a terra, ritornando di nuovo in girotondo su tutte le nostre promesse.
Sui capodanni dove guardi i fuochi e dici “Saremo migliori
Sulle notti passate a spiegare, dicendo che potremmo darci un’altra possibilità.

Perdonami adesso, per essere solo un’altra tacca nella tua vita, un altro errore e qualcosa che vorresti poter cancellare, ma la mia presenza è vera e non posso andarmene via con l’aria di chi ha lasciato il portafoglio in macchina.
Potrei dirti che passerò, che ritorno tra cinque minuti.
Ma sai qual’è la verità? Questo momento ce lo siamo scelti, tu ed io, ci siamo scelti di arrivare fin qua.

Hai capito, Me?
La vita è una strada a senso unico. Non si può tornare indietro, ma possiamo cercare di rendere il nostro viaggio migliore.

Andrea (sdl)

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Pensieri

Dove andremo?

Controcorrente (Far East Film Festival 10 - 2008)
immagine appartenente al rispettivo autore (pierofix su Flickr)

Soundtrack: Gregory Alan Isakov – If I go, I’m going

 

E se dovrò andare, lo voglio fare con un sorriso. Se dovrò andare via da questa casa, prima o poi, vorrò che sia per mia scelta, voglio che sia io l’ultima persona a chiudere la porta, dare l’ultima mandata, togliere un pò di polvere dalla maniglia.
Voltarmi prima di uscire e guardare la stanza vuota, con le pareti strappate di ogni mobile, con le sagome disegnate dallo sporco su pareti bianche.

Se dovremo prima o poi dirci addio, salutare questo sipario dove ogni tanto ci siamo divertiti, vorrei fosse con un bacio.
Non per desiderio, non perché ne voglio un altro, ma perché è qualcosa di intimo. Qualcosa che non farei con leggerezza.
Come a dire che per me vale.
Come a dire che se proprio devo dire addio preferisco dirlo con la cosa più preziosa che ho: il mio cuore.

E se poi ci dovessimo rincontrare, non temere, sarà da vagoni diversi di treni che corrono via.
Sarò un volto che scorre di lato, una mano che a malapena si muove e due parole sussurrate.

Vorrei non aver detto così tanti addii in vita mia, ma non sono cose che puoi evitare. Vorrei aver solo detto ciao qualche volta di più. Anche quando a dire addio era la vita e non io.
Avrei voluto solo dire che eravamo su strade diverse e che prima o poi come tutti ci saremmo reincontrati.
Forse per strada, forse al capolinea.
Avrei voluto dirlo, a tutte le persone che ho amato e che amo, che ogni volta che sventolo la mano non sarà l’ultima.
Che farò di tutto perché ce ne sia un’altra.

Possiamo passare la vita intera a salutare, ma solo dopo gli addii ci domandiamo cosa avremmo dovuto o voluto dire.

Andrea (sdl)

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Pensieri

Il mondo è un sogno

Questo è uno di quei testi che nasce a causa dell’emozione provocata dalla musica. Proprio per questo, secondo me, potete scegliere di “leggerlo” in tre modi diversi.

  • Da solo, senza musica
  • Da solo con il sottofondo del video youtube o con la musica “Ludovico Einaudi – Nuvole bianche”
  • Ascoltando il testo letto da me (lo trovate in fondo)

Non c’è un modo “giusto” per leggerlo. E la mia lettura è ben lontana dall’essere perfetta, però sentivo che dovevo provare a leggerlo, e l’ho fatto.

Il mondo è un sogno

Cosa avresti potuto direi al mondo se tutto questo fosse solo un sogno?

Se tutta la tua vita fosse stata l’intermezzo di una notte, un qualcosa di onirico, incerto su da farsi andresti avanti ignorando tutto quello che hai provato in una notte? Oppure cercheresti di riconquistarlo?
Cercheresti forse di riaddormentarti?
Con del sonnifero, per dormire un pò di più. In fondo una vita merita di esser vissuta, per quanto corta la vita sia a volte possiamo contare sulla nostra forza per allungarne gli estremi e vedere i punti dove spesso fa buio ed i contorni perdono forma e tutto il mondo è solo un sogno, un sogno lontano, in cui non capiamo chi è che sta sognando.
Siamo noi? Siamo noi quelli che decidono cosa sta per succedere?
Siamo noi quelli che ogni mattina tentano di cambiare un pezzo di quella storia?
Basta davvero immaginare per vedere?

Cosa faresti, se scoprissi che la vita ha i tratti di un sogno?
Cosa faresti se tutto questo fosse malleabile come plastica calda? Se bastasse un delicato movimento della tua mano per cambiare qualcosa.
Nel mondo, nella tua vita, nella storia di chi ti sta intorno.
Se fosse così semplice, cosa faresti?
Ti aggrapperesti agli altri? Fuggiresti dalle scelte?
Tenteresti di capire? O di cambiare, forse?
Il mondo è solo un teatro, pare, ma un teatro può essere una scena pronta a partire, dove tutto quello che hai da dire va detto in quel tempo che ti è stato dato.

E quindi devi dirlo.
Non stare lì immobile.
Non stare fermo o ferma.
Non credere che il mondo abbia bisogno di essere un sogno per essere cambiato.
C’è chi dai sogni non si sveglia. C’è chi credendo troppo nei sogni ha smesso di vedere ciò che è vero.
C’è chi preferisce immaginare che sia tutto bloccato. Che stiamo vivendo il sogno di qualcun’altro, e che quindi tanto vale non provare.
Ma in verità, puoi.
Puoi cambiare, puoi modificare la tua vita e quella degli altri.
Puoi fare molto più di quanto tu creda. Spesso basta una tua frase, un tuo abbraccio, per aprire un’intera strada nella vita di altre persone. Sembra poco ma non lo è. Perché il mondo è fatto di strade che si aprono, si chiudono, a volte s’incontrano.
Di storie che vorremmo raccontare di fronte ad un camino, con un sorriso ed un nipote.
E per arrivare lì tutto quello che devi fare è soltanto una cosa: Vivere.
Credere che tutto il mondo intorno a te sia plastica, plasmabile come tu vuoi.
A volte forse non potrai, e sarà così. Ma anche in quei casi lascerai il tuo segno.

Prova e dimmi se non è vero.

Lettura Audio:

[audio:http://dl.dropbox.com/u/118480/Letture/Il_mondo_e_un_sogno.mp3|titles=Il mondo è un sogno]

 

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Pensieri

Tutto questo tradire, tutti questi addii

Hit by the bandwagon!
immagine appartenente al rispettivo autore (Alex Dram su Flickr)

Il tradimento è una macchia che non va proprio via. E’ un dubbio che s’insinua nel cuore.
Potrai scegliere quando, forse.
Potrai smettere, forse.
Ma essere infedeli non è qualcosa con cui si nasce, è qualcosa che capita a metà strada. E’ trovarsi in una via, persi, senza avere più una direzione dove guardare.
E’ immaginare un futuro diverso, senza però nessuno accanto nella tua macchina, senza nessuna mano a stringerti l’anima.
Tradire non è qualcosa che si diventa. Non “siamo” traditori nè lo diventiamo. E’ un evento, come tanti altri.
Nasci, vivi, tradisci, vivi ancora, a volte perdi il senso ma ci provi ancora.
E’ nebbia confusa, è un’immagine distorta nella tv, è il messaggio subliminale che passa tra i frame digitali di un cartone, un’immagine invisibile ma corrotta, incoerente con tutto ciò che di te c’era prima.

E’ una parte di te che non volevi esistesse.

Dall’altro lato della barricata potrai trovare chiunque.
Chi ti amerà. Chi preferirà dirti di no, che è meglio così, che la tua vita non la devi gettare al vento, che tutto ciò che hai costruito vale tutto quello che hai sacrificato ed io non varrei quanto tutto ciò.
Ed anche se qualcuno tenterà di fermarti, finchè il cerchio non sarà chiuso nulla cambierà.

Il tradimento è un circolo che va prima o poi a terminare. Ma finchè non raggiunge il suo apice, o il suo punto più fondo, non si può dire di essersene liberati.
Tradirai, eccome se lo farai. Anche dopo lo stordimento di un no, quel seme di follia sarà lì ad attenderti.
E non importerà il suo nome, il suo colore, il calore che emanerà il suo corpo.
Non avrà senso la sua voce, o importanza le sue idee.
Non sarà originale la sua genialità, non sarà particolare il suo modo di camminare.
Sarà solo una macchia, su un foglio bianco. Forse non l’unica, forse la prima.
E come guardando un test di Rorschach ti domanderai: Cosa vedo?

Andrea (sdl)

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Racconti

La memoria di Delilah

Caught in the rain.
immagine appartenente al rispettivo autore ( Daniel Stark su Flickr)

Soundtrack: “Plain White T’s – Hey there Delilah

E lei baciava tutti. Come se fossimo davvero tutti figli dello stesso Dio. E lei ci guardava e con gli occhi di una bambina in cerca di una risposta trovava una qualche domanda ancora sospesa nell’aria e sorrideva.
La risposta non le serviva mai. Ci baciava e basta.
Alcuni di noi un Dio neanche cel’avevano, altri non ci credevano. Altri erano nati senza e peccato per loro che non potevano nemmeno sperarci.
Per alcuni Dio era un qualcosa che incontravi per strada, era la coincidenza che decideva la tua vita. Il segnale, il simbolo che era la conferma di ciò che pensavi.
Vedendola così, loro erano il proprio stesso dio.
Dopotutto ognuno trova le risposte alle domande che si pone.
Per alcuni Dio era avere le risposte senza il bisogno delle domande.
Ma per tutti lei era un pò diversa.
Stramba? Forse.
Ma di certo aveva qualcosa, qualcosa di tempi antichi, dove un bacio così era bandito, o di tempi dimenticati dove persone magiche riuscivano a dare tutto quello che passava loro in testa con la semplicità di un batter d’ali.
Lei ci baciava. Ad ogni età. Non era una questione di sesso, di cuore, di Dio.
Eravamo semplicemente tutti belli ai suoi occhi. Non per il fisico, ma per il cuore.
“Vedo le luci” mi confidò una volta.
Le chiesi cosa significasse, lei sorrise e disse un colore, mi pare fosse il rosso.
Poi mi baciò. Prima sulla guancia, poi sulle labbra.
E poi scappò da lì.
Per alcuni Dio era un libro. Un dogma da seguire, un pensiero di altri.
Per alcuni Dio era un bisogno disperato di opporsi e di credere in quello che si credeva.
Che a sua volta era l’opposto di qualcos’altro, ma a questo nessuno ci pensava.
Dio era tutto e niente, e forse questo voleva davvero significare Dio.
Tutto e niente, l’alfa e l’omega. Tutti a domandarci cos’era Dio, poi arrivava Delilah e tutti si piantavano, scendeva un silenzio ovunque fossimo.
“Io vi vedo, lo sapete?” disse ridendo una volta, scostando la tenda dall’ingresso della chiesa.
“Vi vedo anche al buio” aggiunse.

Lei non era pazza, e mai lo fu. Di quel passato pochi la ricordano. Per molti era un gioco, per altri era solo una ragazza stramba che non aveva fissa dimora, con un cuore nomade come tanti altri. Non eravamo bambini, eravamo nell’adolescenza dove inizi a capire le cose ma non le comprendi del tutto.
Era in quel momento dove tutto ed il contrario di tutto s’incrociavano in te per sprigionare i più grandi complessi della storia e le domande più astratte di sempre.
Per molti è solo una memoria in un cassetto, per tanti altri è un qualcosa a cui ci si aggrappa quando la notte è buia e non sai dove andare.
Per molti, se non per tutti, lei era un pò come Dio.
Caotica, ma con un ordine preciso che non ti era dato di conoscere.
Sapevamo tutti che un giorno sarebbe finito tutto. Che la chiesa sarebbe diventata silenziosa, che il loggiato non sarebbe stato mai più così affollato come in quell’estate.
Come quando pioveva e lei correva sotto la pioggia a braccia spalancate.
“Dove volevi volare?” le chiesi
“Dove stavo volando, vorrai dire. Eravate piccoli piccoli piccoli”
Aveva i capelli color pece ed uno sguardo senza un briciolo di malizia negli occhi.

Col tempo qualcuno di noi Dio lo trovò sul serio. Non in quella chiesa, non in quella città.
Ognuno si spostò, perchè il baricentro è una cosa che impari con l’età. L’equilibrio, dicono, non è una cosa con cui nasci.
Di Delilah rimangono solo voci di corridoio, tanti ricordi, e qualche foto.
Ogni tanto decido di passare per quella chiesa, entro e faccio il segno della croce,poi mi sento un pò colpevole quando inginocchiandomi di fronte all’altare mi torna in mente di nuovo lei, l’estate e la pioggia e lei che corre corre e ci vede nell’anima e sa di che sapore sono i nostri sentimenti e di che colore i nostri pensieri.
E non posso far a meno di pensare che lei sia stato il nostro piccolo miracolo e che prima o poi, con il caos che solo a lei era concesso, capiremo cosa tutto questo sarebbe dovuto diventare.

Andrea (sdl)

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Racconti

Indizi – Racconto 9 – Tutta una vita

The Morning Fog / Brumes matinales
immagine appartenente al rispettivo autore (Gliderik su Flickr)

 

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog. Il commentatore che ha ispirato il racconto è Eleonora con la frase: “E pensare che un anno fa le cose che sto vivendo in questi giorni le avrei soltanto potute immaginare”

Tutta una vita

“Cosa può succedere in un anno?
Che forma prende il proprio destino?
In che modo possiamo capire qual’è la nostra direzione?
Sono queste le domande che dovremmo porci uscendo di qui. Non un semplice -Ehi, ricordo tutto!- ma un’opinione formata, che permetta al mondo di capire chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare, questo vorrei. E’ chiedere troppo? Dimmelo che ridimensiono le mie aspettative a misura d’uomo, se serve”

Correva l’anno. Nel senso che proprio stava volando via. Elisabetta e Manuele erano sul prato poco fuori dalla scuola, l’erba fresca dell’estate che si inoltrava tardiva nella primavera, un albero decennale copriva i raggi forti del sole pomeridiano.
Stanno parlando da quasi un’ora. Le lezioni erano finite e rimaneva solo l’amarezza di un pomeriggio dove nessuno dei due voleva far nulla. Prima di arrivare lì camminarono sul vialetto d’ingresso dell’università, composto in pietre mischiate a cemento.
Lo stesso vialetto che d’autunno diveniva un mix di colori irripetibile, un sex on the beach come neanche il miglior barman sapeva fare.
Ma ora era quasi estate e di fronte a loro si poteva solo vedere il verde vivace delle foglie.

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Pensieri

In nessun luogo, in nessun dove

les choses, les plus simples (the simple things we said)

immagine di proprietà del rispettivo autore ( Ferran )

E dov’è che sarai, quando la notte si sarà spenta e l’alba tratteggerà un pensiero d’inizio sulla tua giornata?
Dove ti sveglierai ed in quali coperte ti perderai a domandarti se questa, o quell’altra, sono la cosa giusta da fare.
Quale sarà il muro che guarderai quando tutto sarà perduto ed un muro sarà la tua ultima salvezza contro la quale scaraventare tutte le tue intenzioni.

Quale sarà la tua speranza? Si, quella per il futuro. Quando aprirai gli occhi e la notte sarà passata, cosa vorrai sperare? Di restare lì? Di fuggire?
Di capire quale è il tuo posto?
Capita, spesso.
Capita spesso di non sapere quale sia il nostro posto, il nostro scopo, il nostro essere.
Capita spesso di svegliarsi con le coperte meno aggrovigliate dei nostri pensieri.
Capita ma non gli diamo peso.
Il peso lo si vive durante la giornata, come un mondo intero da sostenere sulle nostre spalle.
O meglio ancora nascondiamoci.
Come polvere sotto un letto.
Nascondiamoci tra altre coperte, tra altri pensieri, tra altre speranze che tanto lo so di essere migliore.
Tutti lo sappiamo di essere migliori di qualcuno.
Ma quello non cambia la forma, non cambia la sostanza.
E quindi?

E quindi svegliati. All’alba di un nuovo giorno, e la notte e le sue domande lasciale lì, a riflettere e pensare da sole che un domani c’è sempre ed in quel domani ci sei prima di tutto tu. Con i tuoi problemi.
Quelli non se ne andranno, come non te ne andrai tu dal mondo.
Sono parte di te e con te vivono.
Dov’è che sarai, quando l’alba sarà ormai incandescente ed il caldo ti brucierà i pensieri?
Nella monotonia di un’ufficio? A rispondere domande? A dormire?

Dov’è che sarai quando il sole finalmente scomparirà, timido, tra qualche orizzonte?
Dov’è che vorrai rifugiarti per la notte? Per avere meno paura, che qui è una giungla e nessuno in fondo è al sicuro
Dov’è che cercherai riparo. Tra quali pensieri, quali braccia, quali mura?

Non esiste un luogo sicuro al mondo, neanche la nostra mente, ma nel frattempo possiamo cercare dei luoghi comodi, che semplicemente ci facciano stare bene.
Perchè ci sono tante deboli conquiste nel mondo. Di persone che in un qualche modo vogliono solo provarci di nuovo e non arrendersi.
E per ognuna di queste conquiste ci sono state milioni di domande, ognuna delle quali era un piccolo incubo che nella notte assaliva la persona. Ed una voce che nella testa provava a farli desistere.
Ma alla fine cel’hanno fatta. Hanno ascoltato se stessi e le loro risposte. Hanno pensato alle domande e le hanno lasciate correre.
Il tempo è ciò che rimane quando tutto il resto è già passato.
E per loro è stato così. E’ rimasto il tempo.

Andrea (sdl)

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Pensieri

Non dimentichiamo, mai.

Ci sono cose che non andrebbero dimenticate, come ci sono parole che abbiamo paura di dire, eventi che non vorremmo mai vedere.
Come Marco Paolini insegna, ma lui è solo l’ultimo di una lunga serie, in una società c’è un gruppo di persone che credono convintamente una cosa, ed un altro gruppo che crede convintamente che sia sbagliata.
Sono gruppi modesti.
Nel mezzo c’è un mondo intero di persone, brava gente, che non sanno cosa fare.

La memoria non è una parola scritta, non è una lacrima versata. Memoria non è soltanto qualcosa di statico, ma va preteso sia qualcosa di dinamico, che faccia parte del nostro vedere il mondo.
L’intero mondo non è nuovo a piccoli cambi di rotta che producono grandi conseguenze.
Sono i “finti compromessi”. Il lasciar guadagnare terreno a cose che nel loro piccolo sembrano poco dannose.
Ogni nostra vita è fatta di compromessi che ogni giorno, mestamente, accettiamo.
Non sono sbagliati, ed è grazie al compromesso che cresciamo, ma dalla memoria dobbiamo imparare a distinguerli con saggezza ed a non essere soltanto brava gente.
Perché nella vita ci saranno sempre dei problemi che offuscheranno il nostro giudizio e la rabbia, la paura, ci consiglieranno la via sbagliata.
Memoria è ricordare chi prima di noi l’ha fatto.
Per non rifarlo ancora.
Memoria è sapere che dietro ad ogni strage ci sono poche persone convinte, tante persone incerte. E dietro quelle persone incerte, un giorno, potremmo trovare il nostro volto.
Pertanto memoria è ricordare questo. Come fondamento di ogni elemento sociale. Perché memoria è sapere che la società deve crescere, non solo cambiare. Non solo modificarsi in base ad un’idea, ma modificarsi attorno alle persone, per permettere loro di vivere, di integrarsi, di acculturarsi, di crescere i propri figli.
Di non dimenticare mai la propria dignità.

Memoria è anche questo.
Non dimenticare mai la dignità della persona, anche quando ci produce irritazione o rabbia. Anche quando ci domandiamo “Dovremmo mandarli a casa”.
Dignità d’uomo. Perché è lacerando centimetri di quella spiaggia che siamo arrivati ad una delle tante macchie del passato di questa terra, non dimentichiamolo.

Potremo sempre dimostrarci intelligenti, ma avere cuore e cercare un’ideale di società che rispetti interamente l’uomo, per quanto utopico sia, è quello a cui dovremmo aspirare e che questa memoria non dovrebbe mai scordare.

Andrea (sdl)