Il Tempo Di Dire No

Complemënt
foto appartenente al rispettivo autore (Guillermo Salinas, su Flickr)

In passato avrai avuto il tempo di dire di no.
Di conservare il respiro per qualcosa di migliore, come una speranza.
Una luce in fondo al tunnel da guardare mentre tutto il mondo intorno crolla, mentre lo spazio si annulla e l’aria si rarefà.

Mentre le mani si attaccano al collo per farlo smettere di urlare e tutto, la casa, la macchina, il rumore della città, piano piano diventa sfuocato, lontano.
Un ricordo, un pensiero, una memoria distante.
Gli occhi non vedono più, sfumano la realtà con un pennello bagnato sopra l’acquerello dei tuoi nervi.

Il tempo di dire di no, di fermarsi a riflettere, di comprendere che forse c’erano stati altri momenti che avremmo potuto vivere e non l’abbiamo fatto.
Il tempo di raccontarci che abbiamo sbagliato il momento.
O forse solo di ammettere che non esiste un momento giusto, quello dove va tutto bene dove sei la persona giusta dove sai cosa devi fare e come.

Vivere cos’è se non improvvisare?
Dire di no alle cose che consideriamo sbagliate e gettarci, occhi chiusi e orecchi aperti, verso il buio.

Forse il tempo di dire di no non è del vero e proprio tempo.
Come un foglio A4 non ha un vero spessore, il tempo di dire di no è un frammetto, una filettatura della nostra paura, di quello che siamo quando tutto il mondo ci ruba l’aria e noi, soli, ci arrendiamo e accettiamo.

Il tempo di dire di no è il nostro graffio sulla lavagna, l’urlo di dolore dell’abbandono, i piatti contro i muri, le porte sbattute, gli schiaffi nel viso.
Il tempo di dire di no è qualcosa che non puoi spiegare a parole.
Ci puoi provare, ma dopo averle scritte pensi: No.

Rispondi