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In questo io credo

Late Afternoon At Cagsawa
immagine appartenente al rispettivo autore (Storm Crypt su Flickr)

Soundtrack: Ludovico Einaudi – Stella del mattino

E non saremo sale. Ma sarà il nostro bacio ad esser tale.
Saliremo nel cielo, e voleremo come pochi altri han saputo fare. Ci credi?
Io credo nei tuoi occhi rossi, inverosimili, improbabili come un sogno, credo che ci possa essere qualcosa aldilà di queste fiamme.
Credo ci sia un luogo dove tutti staremo meglio, ma ciò non ci priva certo della possibilità di stare bene qua.
Qua dove? Qui.
Intorno possiamo far fiorire prati, migrare stagioni, innaffiare pensieri.

Siamo uomini.
Sogniamo.
E’ questo che ci rende speciali. Riusciamo ad intravedere oltre un muro invisibile qualcosa che altrimenti non esisterebbe.
Crediamo nel futuro, negli altri, crediamo ci sia qualcosa in cui credere.
Crediamo che ci sia speranza, che si possano cambiare le cose.
Ed anche quando ci dimostreranno il contrario quella fiamma non si spegnerà.

Credo ci sia un momento per dire di no, ed un momento per ascoltare ciò che gli altri hanno da dire, senza interromperli.
Credo ci siano troppe verità e meno falsità di quelle che noi immaginiamo, ma che sia davvero difficile distinguerle.
Una verità è un punto di vista.
Una falsità è un punto di vista diverso.
Tutto sta nei passi che siamo disposti a compiere per trovarci a metà strada.
A volte verità è anche questo.
Credo ci sia bisogno di amare, di credere di amare, di amare il credo. Credo che l’amore non sia dovuto ma sia un bisogno fisiologico.
Credo nella chimica ma non credo serva la chimica per amare, sebbene dia un grande aiuto.

Siamo quello che siamo, e crediamo in cose ogni volta diverse.
A volte speriamo anche solo in un telefono che squilla, a volte sacrifichiamo la nostra intera vita per costruire qualcosa che non avevamo previsto.
E solo ad opera compiuta vediamo dove siamo arrivati.
A volte corrodiamo rapporti, siamo deboli, e lasciamo che le cose vadano da sole, senza provare a salvare il salvabile.
A volte il rancore e la delusione sono un’altra verità, un altro punto di vista.
Siamo vittime di noi stessi, dei nostri pregiudizi.

E vorrei poter dire che credo che a tutto ci sia soluzione.
Io so che c’è, ma non tutti hanno la forza necessaria.
A volte, per credere, non devi essere solo.
Altre volte, per credere, una folla ti demolirà.
Credere in ciò che puoi fare, credere in ciò che di buono hai dentro.
Credere che puoi farcela.
Credere che non sei da buttare, che non ti hanno costruito male, che non sei sbagliato, ma solo una costruzione differente.
Credere che puoi.
Che puoi.
Perchè puoi, davvero. Non è una questione di deciderlo od affermarlo.

L’unico vero credo di cui abbiamo bisogno, è il bisogno di credere.
Trovato quello, siamo a metà strada.

Andrea (sdl)

La memoria di Delilah

Caught in the rain.
immagine appartenente al rispettivo autore ( Daniel Stark su Flickr)

Soundtrack: “Plain White T’s – Hey there Delilah

E lei baciava tutti. Come se fossimo davvero tutti figli dello stesso Dio. E lei ci guardava e con gli occhi di una bambina in cerca di una risposta trovava una qualche domanda ancora sospesa nell’aria e sorrideva.
La risposta non le serviva mai. Ci baciava e basta.
Alcuni di noi un Dio neanche cel’avevano, altri non ci credevano. Altri erano nati senza e peccato per loro che non potevano nemmeno sperarci.
Per alcuni Dio era un qualcosa che incontravi per strada, era la coincidenza che decideva la tua vita. Il segnale, il simbolo che era la conferma di ciò che pensavi.
Vedendola così, loro erano il proprio stesso dio.
Dopotutto ognuno trova le risposte alle domande che si pone.
Per alcuni Dio era avere le risposte senza il bisogno delle domande.
Ma per tutti lei era un pò diversa.
Stramba? Forse.
Ma di certo aveva qualcosa, qualcosa di tempi antichi, dove un bacio così era bandito, o di tempi dimenticati dove persone magiche riuscivano a dare tutto quello che passava loro in testa con la semplicità di un batter d’ali.
Lei ci baciava. Ad ogni età. Non era una questione di sesso, di cuore, di Dio.
Eravamo semplicemente tutti belli ai suoi occhi. Non per il fisico, ma per il cuore.
“Vedo le luci” mi confidò una volta.
Le chiesi cosa significasse, lei sorrise e disse un colore, mi pare fosse il rosso.
Poi mi baciò. Prima sulla guancia, poi sulle labbra.
E poi scappò da lì.
Per alcuni Dio era un libro. Un dogma da seguire, un pensiero di altri.
Per alcuni Dio era un bisogno disperato di opporsi e di credere in quello che si credeva.
Che a sua volta era l’opposto di qualcos’altro, ma a questo nessuno ci pensava.
Dio era tutto e niente, e forse questo voleva davvero significare Dio.
Tutto e niente, l’alfa e l’omega. Tutti a domandarci cos’era Dio, poi arrivava Delilah e tutti si piantavano, scendeva un silenzio ovunque fossimo.
“Io vi vedo, lo sapete?” disse ridendo una volta, scostando la tenda dall’ingresso della chiesa.
“Vi vedo anche al buio” aggiunse.

Lei non era pazza, e mai lo fu. Di quel passato pochi la ricordano. Per molti era un gioco, per altri era solo una ragazza stramba che non aveva fissa dimora, con un cuore nomade come tanti altri. Non eravamo bambini, eravamo nell’adolescenza dove inizi a capire le cose ma non le comprendi del tutto.
Era in quel momento dove tutto ed il contrario di tutto s’incrociavano in te per sprigionare i più grandi complessi della storia e le domande più astratte di sempre.
Per molti è solo una memoria in un cassetto, per tanti altri è un qualcosa a cui ci si aggrappa quando la notte è buia e non sai dove andare.
Per molti, se non per tutti, lei era un pò come Dio.
Caotica, ma con un ordine preciso che non ti era dato di conoscere.
Sapevamo tutti che un giorno sarebbe finito tutto. Che la chiesa sarebbe diventata silenziosa, che il loggiato non sarebbe stato mai più così affollato come in quell’estate.
Come quando pioveva e lei correva sotto la pioggia a braccia spalancate.
“Dove volevi volare?” le chiesi
“Dove stavo volando, vorrai dire. Eravate piccoli piccoli piccoli”
Aveva i capelli color pece ed uno sguardo senza un briciolo di malizia negli occhi.

Col tempo qualcuno di noi Dio lo trovò sul serio. Non in quella chiesa, non in quella città.
Ognuno si spostò, perchè il baricentro è una cosa che impari con l’età. L’equilibrio, dicono, non è una cosa con cui nasci.
Di Delilah rimangono solo voci di corridoio, tanti ricordi, e qualche foto.
Ogni tanto decido di passare per quella chiesa, entro e faccio il segno della croce,poi mi sento un pò colpevole quando inginocchiandomi di fronte all’altare mi torna in mente di nuovo lei, l’estate e la pioggia e lei che corre corre e ci vede nell’anima e sa di che sapore sono i nostri sentimenti e di che colore i nostri pensieri.
E non posso far a meno di pensare che lei sia stato il nostro piccolo miracolo e che prima o poi, con il caos che solo a lei era concesso, capiremo cosa tutto questo sarebbe dovuto diventare.

Andrea (sdl)