Indizi – Racconto 2 – Where is Jonny

I Shall Walk Alone
immagine appartenente al rispettivo autore

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog.
Il commentatore che ha ispirato il racconto è anonimo, con le parole: “cadavere, squisito, bruma”


Where is Jonny

“Quarantasette?”
“Si, quarantasette. Che ha di tanto strano?”
“Nulla, solo che me ne sarei aspettate un pò meno. Non avrà esagerato?”
“E’ quello che ho pensato anche io, ma a dirla tutta non saprei. Dipende che intenzioni aveva. “
“Oddio, non hai tutti i torti. Ci possono essere tante casistiche che non stiamo considerando. Però quarantasette coltellate sono davvero troppe.”
“Già. Avrà avuto qualcosa dentro di enorme”
“Enorme? Guarda, il massimo che conoscevo io era quindici. Siamo al triplo. Mi capisci? Il triplo!”
“Non posso che darti ragione. Però, diavolo. Dove è finita?”
“Sarà andata a casa”
“Dovremmo trovarla”
“Già. Non si può fare così.”
“Quarantasette coltellate. Ancora non riesco a crederci. Questa deve farsi curare da uno bravo.”
“Molto bravo. Mi domando se sia in cura o si sia gestita i problemi da sola”
“Vuoi la mia opinione?”
“Spara”
“Secondo me è una di quelle pseudocasalinghe disperate. Hai presente?”
“No, non ho presente. Se cel’avevo presente probabilmente mi veniva in mente”
“Dai! Quelle lasciate dal marito per un’altra donna”
“Ahhh! Ma non facevi prima a chiamarle cornute?”
“Non è un modo carino di riferirsi a qualcuno”.
“Si vabbè, non ti sentono, stai tranquilla.”
“Comunque. Da che parte iniziamo?”
“Beh, direi di valutare prima cosa sia meglio fare. Se andare subito da lei o cercare di capire qualcosa da queste coltellate”
“Io un occhio glielo darei. Hai già visto la profondità dei colpi?”
“Si, ma ci puoi arrivare da sola”
“Fammi pensare. Massima, giusto?”
“Si, Ha infilzato il coltello fino al manico. Se avesse potuto sarebbe andata anche oltre”
“Altre cose? Vediamo, mmmm”
“mmm”
“Direzione piuttosto normale. C’è del caos nei tagli, quindi probabilmente il sentimento che l’ha scatenata è la rabbia.”
“Si, ma guarda qua. Questa è totalmente distante dalle altre. L’ha accoltellato con violenza qui per poi dare un colpo separato. Come mai?”
“Secondo me portava qualcosa lì. E quindi per colpirlo è andata in quella direzione.”
“Qualcosa come una spilla?”
“Si, esattamente.”
Rachel e Sandra fissano un manichino di gomma, gommapiuma. Adesso stanno fissando un manichino di gomma.
La regia ripete: Un manichino di gomma.
Fosse sfuggito a qualcuno.
Tutto questo è solo il risultato di una scelta iniziata molti anni fa e di cui le quarantasette coltellate rappresentano solo il culmine.
Rachel è un avvocato di fama, e Sandra una psicologa rinomata. A farle incontrare fu, guardacaso, un uomo.
Jason.
“Pensi ancora a Jason?”
“No. E tu?”
“No”.
Questa è la conversazione che scaturirà se qualcuno di voi proverà a parlare di Jason in loro presenza. E succederà sempre. Garantito.
La verità è che entrambe pensano ancora a Jason, ma hanno risolto il loro problema e la loro rabbia reciproca in un modo più distruttivo ma allo stesso tempo più costruttivo.
“Uccidi il piccolo Jonny”, è il nome dell’attività da loro creata due anni fa e che adesso, nella New York delle mode, sta facendo furore.
Avete lontanamente idea di quante donne vogliano sfogarsi? Rabbia, stress, odio represso. Una volta lasciate andare fuori dal corpo eccole lì che ti cambiano la vita. Il giorno dopo ti svegli e voilà. Che bella giornata, vorresti dire.
Era l’unica opzione visto che, entrambe, si erano quasi uccise per colpa di Jason. Questo è il fatto.
Però se qualcuno chiede loro “Come mai avete aperto quest’attività?”
La risposta sarà sempre: Per aiutare tutte le donne del mondo che necessitano di una valvola di sfogo.
Ed in parte potrebbe andar bene. Probabilmente i mariti ora sono più vivi e meno cornuti. Un passo in avanti rispetto a prima. Ma la verità è che quando le due scoprirono di essere entrambe amanti di Jason, arrivarono quasi ad uccidersi con utensili da cucina.
Tutte e due hanno stampato nella testa il momento in cui si minacciarono l’un l’altra.
Rachel teneva in mano un mestolo e Sandra una pentola.
Il vicinato non aspettava altro. Se non fosse capitata quell’idea avrebbe sicuramente vinto Sandra. Volete mettere una pentola contro un mestolo? Ma così non fu.
Successe invece che si misero a parlare dopo un paio di bernoccoli, troppo preoccupate per come il giorno dopo sarebbero andate al lavoro se i lividi fossero stati visibili.
E così nacque “Uccidi il piccolo Jonny”. Divertimento idiota per donne sfigate.
Il loro lavoro consisteva nel permettere alle donne di dare sfogo alle proprie fantasie violente, visto che una donna può soddisfare senza problemi le fantasie di altro genere.
Pertanto si informarono sulla fattibilità dell’azienda. Incontrarono un pò di attrito soprattutto dai pacifisti, ma alla fine l’azienda si fece, ed un piccolo appartamento divenne l’azienda vera e propria.
Soldi a palate per uccidere un manichino.
Poi, per rendere meno noioso il lavoro, decisero di iniziare a studiare le persone. Fu Sandra a dare l’idea stavolta. E si rivelò utile. Si facevano pagare anche dalla polizia per gli studi su queste persone in modo che loro potevano tenerle d’occhio e non lasciarle sfociare in azioni reali, ma la verità era che la tecnica funzionava. Le donne ne uscivano rilassate. Il loro volto tranquillo, senza preoccupazioni. E le ringraziavano. Pagare la salata parcella era un atto dovuto più che un dispiacere.

Rachel si allontana dal manichino per arrivare alla scrivania con sopra i fogli.
“Juliet Wenders, vediamo dove abiti”
gira qualche foglio che analizza lo stato sociale di Juliet e le varie informazioni della paziente.
“Eccola qua. Sandra?”
“Si?”
“Juliet abita a circa dieci minuti da qui”
“Direi ottimo.”
“Si, anche se con questa nebbia sarà dura non trovare qualche ingorgo”
Fuori la bruma nasconde le forme dei palazzi, le finestre sono tutte ombre invisibili dietro contorni sbiaditi.
Non c’è sole, ogni briciola di luce fatica ad arrivare a terra, uomo in caduta libera con un paracadute aperto troppo presto.
Rachel prende le chiavi della macchina da sopra la scrivania. Raccoglie la cartella di Juliet ed esclama
“Su andiamo Sandra, non fare la solita ritardataria.”
“Si si, un attimo.” La sua mente focalizza alcuni dettagli dei colpi. Troppa violenza è stata inflitta. Inaudita per certi versi. Cosa voleva fare quella donna? C’era dell’anomalo e tutto questo a Sandra puzzava davvero troppo.

Rachel era alla guida della macchina quando Sandra decise di tornare su un argomento passato.
“Ma poi con Edward?”
“Chi? Il giardinere?”
“Si, luii”
“Mah. Era un ragazzo squisito, davvero gentile però, boh, forse non eravamo fatti l’una per l’altro.”
“Che cosa strana. Vi vedevo davvero bene assieme”
“Beh, non saprei. Cioè, era un pò povero quel lato, non so se mi capisci” Rachel ammicca in maniera maliziosa
“Si, ti capisco. Dopotutto il sesso è il sesso.”
“L’ho sempre detto che io con te ho un’intesa! Dovevamo nascer lesbiche.”
“Non allargarti ora. Mi sta bene così”.
“Eh eh”
“Sandra, ma posso farti una domanda? Non è la prima volta che andiamo da una cliente. Ma sento che stavolta sarà diverso. Hai anche tu questo timore?”
“Non volevo allarmarti ma si, temo che ci possano essere problemi.”
“Ho dato un occhio ai colpi. Ed inizio a pensare che lei stia pianificando di uccidere qualcuno”
“Stai scherzando?”
“No, non sto scherzando. Sto iniziando a pensare che se non ci sbrighiamo appena entrati in casa di Juliet ci troveremo di fronte il cadavere del marito”
“Ma questo significherebbe che il nostro metodo non funziona”
“O che semplicemente è stato poco efficace. Magari l’avrebbe ucciso comunque, e l’avrebbe fatto con, chessò, sessanta coltellate.”
“Cavoli. Mi stai facendo venire i brividi di paura.”
Rachel decide di accelerare ancora per arrivare prima, ma la nebbia è davvero fitta e sarebbe un azzardo andare oltre.
Finalmente arrivano al numero indicato dalla cartella clinica. Si legge a malapena ma è lì.
Quando Sandra e Rachel scendono si precipitano direttamente verso il campanello della casa, senza porre troppa attenzione a tutto il resto. Arrivano di fronte al campanello ed è Sandra a premerlo.
I secondi di lì all’apertura della porta sembrano interminabili. Sandra trema visibilmente agli occhi di Rachel. Forse il peso di un morto è troppo per lei, pensa.
E’ Juliet ad aprire. E’ vestita in tuta. Un abito piuttosto normale direbbero.
Non ha coltelli in mano, e non dà l’impressione di essere turbata dalla loro visita.
“Salve Juliet, si ricorda di noI?”
“Certo! Carissime! Qual buon vento vi porta qui?”
“Ecco, avevamo a cuore i risultati della terapia ed abbiamo deciso di sincerarci personalmente di come stava andando” inizia Sandra
“Oh, ma certo. Perchè non vi accomodate? Entrate vi prego.”
Juliet scosta la porta e con la mano fa cenno di andare a destra
“Andate pure in sala che vi raggiungo subito”
Rachel e Sandra si dirigono in sala e quando Sandra entra e vede quello che c’è rimane senza fiato.

Tutte le sue amiche più care, le sue pazienti sono lì, una striscia appesa da un lato all’altro della stanza dice “Auguri Sandra”
Già. Si era totalmente dimenticata di questo.
“Rachel?” Urla Sandra, mischiando risata e rabbia “Sapevi di tutto questo?”
“Ma certo! Qual’è il miglior modo di tirarti fuori dall’ufficio il giorno del tuo compleanno se non con una paziente pazza? Ho studiato bene tutti i tuoi casi anomali prima di insegnare a Juliet dove colpire! Ce ne è voluto”
“Ma tu sei impazzita del tutto”
“Ehi, dillo a loro” dice Rachel indicando le ragazze nella sala, a cui si è appena aggiunta Juliet “sono state loro a volerti fare la festa”
Sandra, ancora un pò tesa per la paura, è visibilmente commossa, gli occhi sono lucidi come una donna che ha appena ricevuto la dichiarazione d’amore della sua vita. Solo che in questo caso parliamo di affetto sincero.

Ecco. Sarebbe bello ricordarle così Rachel e Sandra. Senza l’intoppo successivo. Una di quelle piccole dimenticanze così, che a volte capitano a tutti.
Tipo Rachel che dimentica il cellulare sul tavolo. Ma chi non lo fa?
Sono molti meno però quelli che lo dimenticano sul tavolo e ricevono un messaggio da Jason, non credete?
Ed indovinate quanti meno ancora sono quelli che lo lascerebbero a portata di Sandra?
Ovviamente una persona sola: Rachel.
Che dire. Peccato per il lieto fine. L’ultima foto in compagnia le ritrae sulla prima pagina del New York Times, una foto colorata, gioiosa. piena di palloncini colorati che svolazzano. Un grande telo con scritto “Auguri Sandra”, un cellulare a terra da cui nella foto non saremmo capaci di leggere il testo di Jason, “Dove sei?” ed infine loro, Rachel e Sandra, mano nella mano pronte a farsi del male come il pupazzo Jonny.

Andrea (sdl)

3 pensieri su “Indizi – Racconto 2 – Where is Jonny

  1. Grazie! Putroppo i finali sono i finali. Non sempre vanno come devono andare. E non sempre escono fuori con l'intensità con cui uno se li immagina mentre li scrive. Alle volte riescono, alle volte sono la rappresentazione terrena del fallimento 🙂

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