Indizi – Racconto 6 – Keep the faith


Dark Church
immagine appartenente al rispettivo autore

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog.
Il commentatore che ha ispirato il racconto è Andrea, con le parole: “Strada, Alberi, Autunno”

Keep the faith

“Cos’è la fede, se non camminare nel buio pesto con la certezza che stiamo andando nella direzione giusta? Cos’è, se non una strada invisibile che noi riusciamo a percorrere senza le indicazioni di nessuno?”
Il padre si rivolge alla chiesa, con gli occhi riesce a contare una decina di fedeli. Pochi, considerando che è domenica e che almeno fino alla settimana scorsa, pareva esserci interesse nei confronti di questo ignoto Dio.
“Io mi rivolgo a voi, pecorelle smarrite. A voi che ogni mattina vi alzate e vi chiedete perché siete qui. Qual’è il motivo che vi porta ogni giorno a volervi alzare, a voler vivere questi momenti splendidi con i vostri cari, ad affrontare tutte le difficoltà della giornata.
Voi ora siete qui per una ragione che probabilmente non verrà a voi rivelata subito, in maniera fulminea, ma vi apparirà chiara con il passare del tempo. Perché ogni persona ha uno scopo, un fine ultimo, e non ne verrete a conoscenza tramite una esperienza mistica, ma con la vita di tutti i giorni.
Bevendo un caffè, aiutando un passante, facendo una scelta diversa.In un momento comune verrete a sapere ciò che dovete fare. Il vostro vero scopo. Ed allora tornerete qui e con un sorriso diverso mi parlerete. Perché i figli di Dio devono sempre condividere qualcosa.”
Braccia aperte come per abbracciare un invisibile ospite. Rimane immobile per qualche secondo in questa posizione poi Padre Ron le lascia fluttuare verso i fianchi del vestito bianco e dice: “Andate in pace”.
Le persone sedute nelle prime file si alzano, fanno il segno della croce e si incamminano verso l’imponente uscita della chiesa, una navata incredibilmente decorata a cui fa capo una porta in legno massiccio.
Vede il primo dei fedeli che esce, mentre con difficoltà tiene aperta la porta e poi finalmente la chiesa si svuota del tutto.
Rimane Ron ed il suo silenzio mistico. Quello dove non c’è Dio, non ci sono i santi, e neanche i fedeli. Soltanto Ron, Padre Ron.
Si gira per andare in direzione della cappella, ma c’è un rumore che lo trattiene. Qualcuno è ancora nella chiesa.
Il suono che ha sentito era lo sfrigolio distinto dei vestiti con le panche della chiesa. Una cerniera di un giubbotto probabilmente.
Ron si volta ed osserva le due file parallele di panche lucidate, ma non vede niente.
Un ladro? Ma perché dovrebbe rapinare in una chiesa? Ron sa perfettamente il suo bilancio monetario e basta a malapena a coprire le spese necessarie al suo sostentamento.
Sente di nuovo il rumore, ed insieme si accorge di qualcos’altro: un respiro. Leggero, flebile, costante.
Non percepisce ansia o agitazione in questo respiro, ma solo un clima di relax e tranquillità.
Padre Ron muove un passo, scendendo l’ultimo gradino che porta alla sala principale della chiesa ed in quel preciso istante il rumore si rivela. Dalla quarta fila vede spuntare una testa di un bambino, i capelli sono arricciolati e gli occhi ancora socchiusi. Lancia un grande sbadiglio mentre con la mano destra tenta di stropicciarsi l’occhio e con la sinistra si rimette per bene in piedi.
“Auhm” lo sbadiglio è grande abbastanza da far scatenare in Ron lo stesso riflesso
“Auhm”
Il bimbo sorride “Uh, mi sono addormentato” dice
“Eh già! Ma come ti chiami bambino? Tua madre sarà in pensiero”
“Mia mamma è sempre in pensiero.” dice il bambino “ma quanto ho dormito?”
“Tutta la messa direi! Avevi proprio sonno eh? Ti ho annoiato io?”
Ron si avvicina alla fila del bimbo.
“Insomma, quale è il tuo nome? Io sono Padre..”
“Padre Ron” conclude il bimbo sorridendo “ la conosco. Sono stato spesso qua con mia mamma. Io mi chiamo Jonan”
Il bimbo allunga la mano in direzione del prete, e quando Ron lo raggiunge, entrambe si richiudono l’una sull’altra.
“Come si chiama tua mamma?”
“Mary”
“Che bel nome. Sai che Mary in italiano significa Maria? E’ il nome della madre di Cristo nostro signore.”
Il bambino rimane in silenzio
“Ma sai tornare a casa? O vuoi che li chiami per venirti a prendere?”
“Grazie padre, ma credo di riuscire a tornare a casa da solo.”
Detto questo, Jonan prende lo zaino che era accanto a lui, ed inizia a camminare verso l’uscita.
Guardandolo da dietro Padre Ron vede il bimbo come un piccolo cipresso in una schiera infinita di suoi fratelli. Ognuno di loro a suo modo speciale.
Il bimbo si ferma di fronte alla porta e si gira verso Ron.
“Padre” dice sorridendo ancora “mi può aiutare che questa porta è davvero grande lo sa? Come fate ad avere porte così grandi qui? Me lo sono sempre chiesto”
Ron ride, e la sua risata riecheggia attraverso tutta la chiesa. In quell’istante venti, trenta Ron stanno ridendo assieme a lui.

Ron apre gli occhi, il soffitto sopra di lui mostra una crepa che non è mai stata riparata per il semplice fatto che non c’erano mai i soldi per farlo. Appena sveglio Ron guarda il giorno: 13 Aprile.
Guarda di fronte a se, al muro vicino al letto. C’è appoggiato un quadro che ritrae un paesaggio autunnale. E’ lì da quando è arrivato, non è stato mai spostato fino ad oggi. Ma oggi Ron lo sposterà e farà in modo che anche lui assolva il suo compito.
Scende dal letto ancora intontito per poi andare nella cucina. La routine va sempre rispettata: Caffè, fetta di pane con la marmellata, e poi si riparte.
Finita la colazione Ron si veste con il vestito bianco e prende il quadro con la mano destra per andare nella chiesa.
Il portone d’ingresso gigantesco lo accoglie già aperto in parte, il legno graffiato e vissuto è una cosa che in vita sua l’ha sempre emozionato. E’ come le cicatrici per gli uomini, sono segni indelebili di vita vissuta che nessuno ha il coraggio di cancellare se si escludono gli uomini senza cuore.
Ron entra in chiesa e si mette a sedere nella fila a destra, poggia lo zaino ed il quadro e poi attende l’arrivo del prete.

“Cos’è la fede se non un percorso. Un percorso che ci porti a scoprire noi stessi ed il Signore Dio nostro. Tutti noi siamo qui in cerca di qualcosa. In questo mondo ormai asfissiato da pubblicità che tentano di guidarci, di monopolizzare il nostro pensiero, cosa è meglio della fede che pura e sincera ci guida verso Dio? La fede, i fedeli, sono un qualcosa di magico, ma non mistico. Sono la rappresentazione terrena della volontà di Dio, e noi tutti siamo suoi figli. Discendenti di un volere maggiore.”
Il prete prende un grande respiro, le mani aperte verso il cielo, la pelle nera come la pece ne risalta l’immagine gospel che aleggia nella mente di Ron.
“Andate in pace”.
Il consueto rumore di cianfrusaglie che si alzano riempie la chiesa. Tutti in fila ancora una volta verso l’uscita.
Ron si volta per guardarli, e messi così sembrano davvero i cipressi ai lati di una lunghissima strada che porta chissà dove.
Il prete li sta guardando tutti, e fissa Ron, incerto sul da farsi.
Quando tutti sono finalmente usciti rimangono solo loro due nella chiesa. Ron si alza, prendendo sia lo zaino che il quadro e si avvicina al prete.
“Salve Padre” dice
“Salve figliolo, cosa posso fare per te?” dice l’uomo di colore posando la sua gigantesca mano sulla spalla di Ron
“Credo che sia il contrario. Sono io che posso fare qualcosa per lei. Lei crede nei miracoli? Nei segni?”
“Figliolo, sono un uomo di fede. Se non credessi probabilmente non sarei qui. Cosa ti ha portato in questa chiesa oggi?”
“Un sogno Padre”.
Parlano sottovoce, come dentro ad un confessionale. L’intera chiesa, se fosse gremita, non sarebbe capace di sentirli. Nessun eco riesce a cogliere le loro parole per ripeterle.
“Mi sono trovato dove è lei, ed ero io che gestivo la messa. E poi c’era questo bambino. Jonan si chiamava. Che era rimasto fin dopo la messa a dormire lì. In cuor mio sapevo chi fosse.”
“Chi?”
“Gesù”
“Gesù non si mostra così facilmente, lo sai?”
“Ne sono certo padre, ma il punto è che io nel sogno ero sicuro di questo. Quando stamani mi sono svegliato ho finalmente capito cosa dovevo fare della mia vita. Non avrei mai immaginato di farlo oggi ed in questo modo, ma eccomi qua per fare quello che sono destinato a fare.”
Il padre sembra incerto su come comportarsi con Ron
“Sono qui per riconsegnarle questo” Ron alza il quadro verso il prete.
“Credo vi potrà aiutare.”
Detto questo Ron si incammina verso la porta e di fronte ad essa si ferma e si gira un’ultima volta.
Vede il padre che sta per parlare e lo anticipa
“Non si preoccupi padre, so aprire questa grande porta con le mie forze.”
Fuori c’è un sole accecante. Padre Jonan vede Ron scomparire tra i raggi di luce mentre scopre di avere in mano uno dei quadri di più grande valore nella storia della stessa chiesa.

Appena l’ultimo straccio di carta che proteggeva il quadro cade a terra il padre alza le mani al cielo e le schiocca tra di loro, e poi ancora ed ancora ed ancora. Il ritmo inizia lentamente a prendere forma, un ritmo sincopato, atipico rispetto alla melodia della chiesa. Il prete inizia a cantare. La sua voce è scura ma ciononostante leggera, non pesante. Il suo è un ritornello ripetitivo dove cambiano sempre poche frasi. E’ il suo grazie, la sua preghiera, la più bella canzone mai scritta che però sentirà soltanto lui e dopo questo piccolo intermezzo dimenticherà. Dio è fatto così, a volte ci fa un regalo e per divertirsi ci fa toccare per un secondo il paradiso, per poi lasciarci di nuovo soli, nella terra.

Ma alla fine, sempre alla fine
saremo noi due.
La mia fede
e tu.

Ma alla fine, alla fine
rimane solo una preghiera
Dio, accoglimi.
Dio, perdonami.

Andrea (sdl)

4 pensieri su “Indizi – Racconto 6 – Keep the faith

  1. Scusa il ritardo nella risposta ma era doveroso visto che volevo leggere la tua parte.

    Sono due storie diverse. Una vera, una inventata. Dove Dio è un protagonista, ma in un caso appare solo sul finale.
    Che dire, tutti siamo in qualche modo collegati dal bisogno di credere in qualcosa. Per il resto, keep the faith!

    (ancora mi stupisco di come ho fatto a tirar fuori questo racconto dai 3 indizi)

    Andrea (sdl)

  2. Perchè l'hai tirato fuori da te, per questo è bello, per questo funziona. Gli indizi non sono che un mero pretesto.

    Quanto al bisogno di credere in qualcosa non sono d'accordo. Io sono sprovvista di qualsiasi fede in qualsiasi cosa eppure… Non è che la cosa mi condiziona. Magari non credo davvero in nulla, magari, credo di non credere perchè credo in cose diverse (ma non saprei dirti quali).

    Take me as I am…
    Your devilish, cynical, skeptical, ironical, mischievous friend.

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