Lo spirito del natale (racconto)

Questo è un piccolo racconto. Scritto di getto, senza pensarci troppo. Volevo mandare un messaggio molto semplice ma significativo. Ci saranno errori nel mezzo e forse non sarà un gran che, ma è il mio tentativo di fare un regalo.

“Sei uno sciocco” dice Mary senza cattiveria “ancora ti aspetti dei regali? Il natale è molto di più di questo. Un regalo è come pretendere ancora che si possa credere, nel duemiladieci, che Babbo Natale esista: infantile!”
Mary sa la sua in fatto natalizio, e lo si vede dalle sue buste scarne di regali dell’ultimo minuto, buste bianche piene di pacchetti sgargianti. Macchie sulla neve.
“Si lo so” le dico “ma è fin da bambino che l’idea di scartare i regali di natale mi fa sognare. Non è tanto il credere in qualcosa, è come un rito. Forse è il mio modo di credere in Dio”
Sorride. La mia è una cavolata detta su due piedi, ma forse c’è anche un fondo di verità. Dopotutto chi può dire cosa sia realmente la fede?
“Sei strano forte te”
All’incrocio ci fermiamo di fronte al rosso. Fa freddo e Mary cerca un pò di coprirsi dal vento gelido. Con la mano la aiuto a coprirsi un pò meglio, mettendole a posto la sciarpa e chiudendo meglio la sua giacca.
Sorride di nuovo.
Nel mentre scatta il verde e dall’altro lato, notiamo un volto familiare, è Luciano. Lo vediamo facilmente perchè si sbraccia in quel gigantesco piumino comprato a sconto perchè “L’ultima taglia era finita”.
Ma sappiamo tutti che è corto di finanze e nessuno gliene farebbe una colpa.
“Che combinate voi due?” ci squadra
“Regali, no?” dico e Mary coglie subito la provocazione
“Regali? Ma sentilo! Siamo stati almeno dieci minuti a parlare dell’inutilità del regalo, di come il natale sia stato impoverito da una cosa come questa e lui mi viene a dire regali”
“Ma lo conosci!” la apostrofa “e’ il solito romanticone. O dovremmo dire spendaccione?” scherza lui.
Me la rido, e dentro di me sono davvero felice. L’aria, il momento, due persone come loro che si incontrano. E’ tutto perfetto. Penso che il natale è anche questo. Parlare, chiedere consiglio, ridere di fronte ad un semaforo che lampeggia, intermittente, nel giocare ad un musical senza data di termine spettacolo.
E poi Luciano è sempre una gioia incontrarlo.
“Ma sapete cosa mi è capitato prima di pranzo? Ero nel supermercato, hai presente quello nella piazza grande?” indica a fondo strada e noi facciamo un cenno con la testa “ecco, stavo facendo la spesa per me ed Elisa quando vedo una signora un pò impacciata con la spesa e voi…”
“lo sapete quanto ci tengo ad aiutare le vecchiettine” finiamo in sincronia io e Mary, aiutare le vecchiettine è un classico di Luciano.
“Esatto! Certo che ormai non vi si può tener nascosto nulla a voi due! Comunque, mi sono avvicinato e le ho dato una mano. Risultato?
A natale io ed Elisa saremo da lei, un pranzo di quasi trenta persone. E ci ha anche regalato due biglietti del teatro. I casi sono due, o siamo circondati da stronzi, oppure la signora era veramente di buon’umore”
“E tu Luciano? Fai come il tuo caro amico Daniele oppure eri anche tu a giro per regali?”
“Nessuna delle due cose miei cari”
“Nessuna?” dico
“Già, nessuna. Sono a fare …” sospende la frase per creare suspence e nel mentre abbassa la testa ed inarca le spalle, allargando poi le braccia verso di noi come per prenderci in disparte “ un’audizione!”
Spalanco del tutto gli occhi: “Il 24 dicembre? Non ti pare un pò fuori luogo?”
“Ma soprattutto” aggiunge lei “da quando in qua ti sei messo a recitare?”
“Recitare? Mai! Ma come sapete ogni lasciata è persa! Ho conosciuto il marito di una signora”
Io e Mary scoppiamo a ridere
“Cosa ridete? Era nei casini quella donna! Fatto stà che questo marito mi ha detto che mi vede portato per la recitazione e mi ha proposto questo provino! Tra l’altro sarà meglio che mi muova o farò tardi!”
“Non preoccuparti, tanto anche noi ci dovevamo avviare.”
Luciano alza la mano, ride, la spalanca come per dare un cinque e poi la sventola a mò di bandiera.
E’ il suo modo per darci buon natale.
Io e Mary rimaniamo immobili all’altro capo dell’attraversamento pedonale, guardando quel gigantesco piumino scomparire pian piano tra tanti suoi simili, a guardare quelle spalle e quei capelli rendersi impersonali, trasformarsi da Luciano in semplice folla, per poi venire svegliati dal suono di un altro semaforo verde che partiva.

Camminiamo un altro pò assieme, prima di arrivare all’incrocio di via dé santi.
“Beh, ed ora dove vai?”
“Io?” dico “Penso che me ne andrò a casa, o forse per negozi, a cercare altri regali”
Mary mi guarda e poi con uno sguardo cinico osserva la mia busta gigantesca piena di confezioni.
“Non ti bastano?” ride
“Guarda che la metà di questi sono miei!”
“Addirittura? Certo che ti tratti bene!”
“Natale è anche volersi bene, non solo volerne agli altri”
Sorride ancora.
“E tu? Che farai?”
“Io penso che me ne starò in casa da sola. Senza far nulla. Non mi è mai piaciuto uscire la vigilia. Preferisco la calma, magari mi guarderò un bel film sorseggiando del vino, ma nient’altro.”
“Come sei sofisticata” ironizzo io e lei lo sa che è il mio modo di punzecchiarla e reagisce come piace a me
“Dici? A me piace” e mentre lo dice il suo sguardo ha quella malizia che solo alcune donne riescono ad iniettare in parole e espressioni senza scadere nel volgare.
La saluto, le dò un bacio sulla guancia facendo toccar bene le labbra sulla sua pelle, che i baci carnali sono sempre i migliori.
“Auguri”
“Amen” scherza lei mentre ricambia il bacio.
Passa una folata di vento ed entrambi ci abbottoniamo di nuovo i giubbotti, poi girato l’angolo ci perdiamo di vista.
Io cammino per un altro chilometro prima di fermarmi di fronte casa. Non c’è neve quest’anno. L’avrei sperato ma il natale è anche questo: accettare l’assenza di qualcosa o qualcuno.

Mancano cinque minuti alla mezzanotte. In casa mia è buio. Passano solo le lance di luce dei lampioni fuori.
Come ogni anno sto per accendere l’albero di natale ed iniziare a scartare i regali, uno ad uno. E’ il mio rituale, il mio modo.
Penso a Luciano, al suo provino. Chissà come è andato, dove sarà o cosa starà facendo. Penso che meriti di più di quello che la vita gli ha dato. Una persona così dovrebbe avere un mondo alla sua altezza, ed invece è povero e l’unica cosa di valore che ha intorno sono le persone che, conoscendolo, scoprono la sua bellezza. Ripenso a quel piumino e guardo nei riflessi il grande pacco pronto sotto l’albero.
Sul foglio c’è scritto Luciano, ed è il regalo che ho fatto per lui. Un bellissimo abito da sera. Potrebbe quasi svenire nel vederlo, ma dovrò spiegarli che non mi è costato tanto, è stata un’offerta di un amico dopotutto.
Accanto quello di Giulio, di Roberto, ed infine il regalo per Mary.

Mi squilla il telefono: è lei.
“Ehi” rispondo “da quando in qua mi chiami col sole tramontato?”
“Beh, oggi è un giorno speciale”
“Oggi? Domani vorrai dire!”
“Sicuro?”
MI volto e guardo l’ora, cavoli, nel mentre che pensavo la mezzanotte era passata.
“Auguri” mi dice dall’altro lato
“Non eri contraria?”
“Le persone che amo meritano di avere qualche eccezione nella mia vita.”
“Auguri anche a te” le rispondo con un piccolo sorriso che mi nasce sul volto
“Sai….”
“Cosa?”
“Penso che dovremmo uscire più spesso insieme. Sono stata bene oggi”
“Davvero?”
“Si”
“Beh, allora mi toccherà farlo! Non ho mai visto nessun uomo che rifiuterebbe un invito così”

Squilla il telefono di casa
“Ehi Mary” le dico “puoi attendere un secondo? Mi sta squillando anche il telefono di casa.”
“Pronto” rispondo
“Cel’ho fatta!!!”
“Luciano?”
“Si! Ho passato il provino, te ne rendi conto? Loro erano entusiasti, EN TU SIAS TI!” lo pronuncia lentamente e con deicisione
“Questa sarà la svolta della mia vita e volevo dirtelo ora!”
“Aspettate” dico ad ogni telefono e metto entrambi in vivavoce
“Mi sentite tutti e due?”
“Si, ma cosa hai fatto?”
“Vi ho messi in vivavoce! Sarete un pò lontani ma almeno ci sentiamo tutti.”
“Hai già acceso l’albero Daniele?” dice Mary
“No, non ancora”
“E allora che aspetti fratello? Accendilo subito e scarta il primo regalo”

C’era un regalo. Senza nomi sopra. Senza dediche.
Alcuni regali sono così. Fatti senza un nome, ma con una precisa destinazione.
Li scarti e scopri che ci sono sorprese ancora capaci di farti battere il cuore.
Come due amici ed un bicchiere di vino, come la luce intermittente di un albero natalizio con il calore umano delle persone che ami, come il piacere di un rito, a volte stupido ed altre blasfemo, di sperare ancora in qualcosa di buono.
Prendo un’estremità del fiocco e la tiro per slacciarlo.

“Auguri” dico.

Andrea (sdl)

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