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La strada per la nostra età

STORIE IN TERRA BATTUTA - ovvero - se in fabbrica hai un campo da calcio, ma i diritti te li puoi scordare #1
immagine appartenente al rispettivo autore (RICCIO, su Flickr)

Diventi vecchio e ti accorgi di aver perso qualcosa che pensavi ti sarebbe appartenuta sempre.
E non è l’amore a preoccuparti, ma qualcosa di te, che con il tempo si è corrosa, dissolta nel nulla.
Guardi le foto e vedi una linea temporale attraverso i tuoi volti, le tue rughe.
Una linea che potrebbe raccontare tutto di te, almeno ad impressioni, ma che in verità mostra solo dove sono avvenuti i terremoti, dove il tempo ha lasciato il segno.
I tuoi capelli bianchi di paura o di tristezza nessuno li conosce. Per gli altri sono solo l’età che avanza, per te una storia da raccontare.

Ma è così che alla fine guardi le foto e vedi qualcosa di diverso, di mutato, di alterato. E non riconosci chi c’è nello specchio.
Per chi sei cambiato? Per cosa sei cambiato?
Tutti i valori che erano giusti ora sono diversi.
La giustizia per noi è un mutaforma di cui non abbiamo immagini di repertorio.
Guardi e pensi che c’è chi riesce a rimanere “uguale” nelle foto e magari è solo più bravo di te a mentire.
Dopotutto mentire fa parte della nostra natura. Ci dobbiamo proteggere. I segreti servono a proteggerci dagli altri, perché, ammettiamolo: Non siamo fatti di acciaio.

Ed ora che la tua foto è diversa ti accorgi che non è che sei diventato più vecchio.
Hai perso un po’ di luce. Luce che prima potevi avere. Luce negli occhi. E ti domandi se tutta questa emancipazione non sia stata un qualcosa di troppo costoso, se il pegno da pagare fosse stato troppo alto.
Magari è troppo tardi dici, e forse questa è un’altra di quelle volte che ricorderai come “Avrei potuto fare qualcosa” e invece metti solo altra acqua a bollire, per modellarti un altro pò.
Tra dieci anni sarai ancora diverso, e di te, della persona che ricordavi, non rimarrà probabilmente niente.

Ci sarà stato un periodo dove eri d’ispirazione per molte persone. Dove la tua forza era un carburante inesauribile per chi ti era vicino. E adesso vai a singhiozzo, come un diesel dalla mescola sbagliata.
C’è stato un tempo dove potevi correre col sorriso, dove guardavi l’erba e te ne stupivi, dove tutto quello che avevi intorno non aveva nome.
Poi, con i nomi, hai perso qualcosa, quella magia dell’ignoto, ed ora nella tua vita tutto deve avere un nome, una connotazione, un cassetto nel tuo armadio dove deve finire.
Perchè siamo avidi di questo sapere.
E ci modelliamo su questo e su tutto quanto ci circonda, pensando che modellare il nostro modo di essere sia l’unico metodo per riottenere ciò che avevamo.

Peccato che allora eravamo diversi. Ed era per quello che potevamo permettercelo.
Siamo migliori? Lo sapremo tra dieci anni.
Però nel mentre possiamo domandarci dove stiamo andando. Disegnare una retta, non certo scritta nella pietra, di ciò che per noi è importante. E non illuderci di poterci cambiare così.
Per ognuna di queste scelte avremo da pagare un pegno a noi stessi.
Se ci andrà bene sarà solo un altro capello bianco, altrimenti sarà qualcosa di più.

Andrea (sdl)

Chi ti credi di essere?

BrickForge & BrickArms: Better Together
immagine appartenente al rispettivo autore (Dunechaser su Flicker)

Soundtrack: About Wayne – The Maniac on the seventh floor

Siamo senza speranza, senza una strada da seguire.
Siamo notte e paura, siamo il buio che vorresti urlare quando non senti più nulla.
Quando ferirti è solo un modo per confermare che tutto questo non è un sogno. Che questo odore di schifo è reale, che questa vita continua su una strada che non avevi previsto, che non avevi voluto, che non avresti immaginato.

Ti prego, perdonami ora. Forse non sono stato l’immagine esatta di quello che ti saresti immaginato tanti anni fa. Perdonami per non essere me stesso, o ciò che avresti proiettato di te dentro il futuro.
Con tutti quei tuoi sogni, caramelle dal gusto un pò acido che non riescono a farti sorridere.
Speravi in qualcosa di migliore, speravi che tutto sarebbe andato per il meglio.
Ma poi siamo tutti caduti a terra, ritornando di nuovo in girotondo su tutte le nostre promesse.
Sui capodanni dove guardi i fuochi e dici “Saremo migliori
Sulle notti passate a spiegare, dicendo che potremmo darci un’altra possibilità.

Perdonami adesso, per essere solo un’altra tacca nella tua vita, un altro errore e qualcosa che vorresti poter cancellare, ma la mia presenza è vera e non posso andarmene via con l’aria di chi ha lasciato il portafoglio in macchina.
Potrei dirti che passerò, che ritorno tra cinque minuti.
Ma sai qual’è la verità? Questo momento ce lo siamo scelti, tu ed io, ci siamo scelti di arrivare fin qua.

Hai capito, Me?
La vita è una strada a senso unico. Non si può tornare indietro, ma possiamo cercare di rendere il nostro viaggio migliore.

Andrea (sdl)

Dove andremo?

Controcorrente (Far East Film Festival 10 - 2008)
immagine appartenente al rispettivo autore (pierofix su Flickr)

Soundtrack: Gregory Alan Isakov – If I go, I’m going

 

E se dovrò andare, lo voglio fare con un sorriso. Se dovrò andare via da questa casa, prima o poi, vorrò che sia per mia scelta, voglio che sia io l’ultima persona a chiudere la porta, dare l’ultima mandata, togliere un pò di polvere dalla maniglia.
Voltarmi prima di uscire e guardare la stanza vuota, con le pareti strappate di ogni mobile, con le sagome disegnate dallo sporco su pareti bianche.

Se dovremo prima o poi dirci addio, salutare questo sipario dove ogni tanto ci siamo divertiti, vorrei fosse con un bacio.
Non per desiderio, non perché ne voglio un altro, ma perché è qualcosa di intimo. Qualcosa che non farei con leggerezza.
Come a dire che per me vale.
Come a dire che se proprio devo dire addio preferisco dirlo con la cosa più preziosa che ho: il mio cuore.

E se poi ci dovessimo rincontrare, non temere, sarà da vagoni diversi di treni che corrono via.
Sarò un volto che scorre di lato, una mano che a malapena si muove e due parole sussurrate.

Vorrei non aver detto così tanti addii in vita mia, ma non sono cose che puoi evitare. Vorrei aver solo detto ciao qualche volta di più. Anche quando a dire addio era la vita e non io.
Avrei voluto solo dire che eravamo su strade diverse e che prima o poi come tutti ci saremmo reincontrati.
Forse per strada, forse al capolinea.
Avrei voluto dirlo, a tutte le persone che ho amato e che amo, che ogni volta che sventolo la mano non sarà l’ultima.
Che farò di tutto perché ce ne sia un’altra.

Possiamo passare la vita intera a salutare, ma solo dopo gli addii ci domandiamo cosa avremmo dovuto o voluto dire.

Andrea (sdl)