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La direzione

Galatina - Lecce / Salento / Italy
immagine appartenente al rispettivo autore (Paolo Margari, su Flickr)

Soundtrack: Ludovico Einaudi – La nascita delle cose segrete

Penso ci sia una direzione dove andare, un luogo dove soffermarsi per guardare ciò che siamo, ciò che stiamo diventando.
E non è scontato sapere dove sia, non è chiaro in ogni momento della tua vita.
Non è una percezione evidente, precisa, matematica.
E’ una sensazione. Qualcosa che ti dice che sta andando tutto dove doveva andare.
Un’impressione, un feeling, un mood, che ti danno la confidenza per andare ancora oltre.

La direzione, quella che vorresti davvero intraprendere, è una strada nella nebbia.
Non sai da dove arrivi, non sai dove arriverai.
E’ un concetto astratto, un quadro senza linee definite.
Questo è, non devi chiedere a lei qualcosa di più. Non devi cercare di darle un nome, una forma, un’identità perchè tenterà sempre di fuggire.

Sarà sorprendente sentire il calore della “cosa giusta”. Sentire la sincronia degli ingranaggi che si muovono a tempo, ascoltare con precisione la melodia degli strumenti accordati perfettamente.
E non dovrai farti prendere dall’emozione, perchè tutto sarà impreciso.
Lo stesso entusiasmo rischierà di franare se non avrai l’accortezza di capire che non c’è niente di definito. Non sei su un paio di rotaie sicure, ma sopra un ponte pericolante.
Sai solo che stai andando bene.
Sai solo che tutto quello che hai fatto si sta mettendo apposto.
Insomma, non hai perso la tua capacità di distruggere tutto, ma almeno per ora l’hai accantonata.

Siamo uomini.
Sbagliamo. Come tutti.
Ma questo non deve trattenerci dal provare. In ogni errore ci può essere un qualcosa che possiamo imparare. Ed in ogni cosa giusta ci deve essere qualcosa che dovremmo acquisire.
E quindi avanti, andate.
Non abbiate paura di camminare, chiudete gli occhi. La luce, come la vista, è solo il nostro umano bisogno di una direzione, ma noi siamo capaci di molto, molto, di più.

Andrea (sdl)

Dove andremo?

Controcorrente (Far East Film Festival 10 - 2008)
immagine appartenente al rispettivo autore (pierofix su Flickr)

Soundtrack: Gregory Alan Isakov – If I go, I’m going

 

E se dovrò andare, lo voglio fare con un sorriso. Se dovrò andare via da questa casa, prima o poi, vorrò che sia per mia scelta, voglio che sia io l’ultima persona a chiudere la porta, dare l’ultima mandata, togliere un pò di polvere dalla maniglia.
Voltarmi prima di uscire e guardare la stanza vuota, con le pareti strappate di ogni mobile, con le sagome disegnate dallo sporco su pareti bianche.

Se dovremo prima o poi dirci addio, salutare questo sipario dove ogni tanto ci siamo divertiti, vorrei fosse con un bacio.
Non per desiderio, non perché ne voglio un altro, ma perché è qualcosa di intimo. Qualcosa che non farei con leggerezza.
Come a dire che per me vale.
Come a dire che se proprio devo dire addio preferisco dirlo con la cosa più preziosa che ho: il mio cuore.

E se poi ci dovessimo rincontrare, non temere, sarà da vagoni diversi di treni che corrono via.
Sarò un volto che scorre di lato, una mano che a malapena si muove e due parole sussurrate.

Vorrei non aver detto così tanti addii in vita mia, ma non sono cose che puoi evitare. Vorrei aver solo detto ciao qualche volta di più. Anche quando a dire addio era la vita e non io.
Avrei voluto solo dire che eravamo su strade diverse e che prima o poi come tutti ci saremmo reincontrati.
Forse per strada, forse al capolinea.
Avrei voluto dirlo, a tutte le persone che ho amato e che amo, che ogni volta che sventolo la mano non sarà l’ultima.
Che farò di tutto perché ce ne sia un’altra.

Possiamo passare la vita intera a salutare, ma solo dopo gli addii ci domandiamo cosa avremmo dovuto o voluto dire.

Andrea (sdl)

Indizi – Racconto 9 – Tutta una vita

The Morning Fog / Brumes matinales
immagine appartenente al rispettivo autore (Gliderik su Flickr)

 

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog. Il commentatore che ha ispirato il racconto è Eleonora con la frase: “E pensare che un anno fa le cose che sto vivendo in questi giorni le avrei soltanto potute immaginare”

Tutta una vita

“Cosa può succedere in un anno?
Che forma prende il proprio destino?
In che modo possiamo capire qual’è la nostra direzione?
Sono queste le domande che dovremmo porci uscendo di qui. Non un semplice -Ehi, ricordo tutto!- ma un’opinione formata, che permetta al mondo di capire chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare, questo vorrei. E’ chiedere troppo? Dimmelo che ridimensiono le mie aspettative a misura d’uomo, se serve”

Correva l’anno. Nel senso che proprio stava volando via. Elisabetta e Manuele erano sul prato poco fuori dalla scuola, l’erba fresca dell’estate che si inoltrava tardiva nella primavera, un albero decennale copriva i raggi forti del sole pomeridiano.
Stanno parlando da quasi un’ora. Le lezioni erano finite e rimaneva solo l’amarezza di un pomeriggio dove nessuno dei due voleva far nulla. Prima di arrivare lì camminarono sul vialetto d’ingresso dell’università, composto in pietre mischiate a cemento.
Lo stesso vialetto che d’autunno diveniva un mix di colori irripetibile, un sex on the beach come neanche il miglior barman sapeva fare.
Ma ora era quasi estate e di fronte a loro si poteva solo vedere il verde vivace delle foglie.
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