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Quanto importerà tutto questo, tra 10 anni? (Assumere con moderazione)

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(immagine appartenente al rispettivo autore CrazySphinx, su Flickr)

Riflettiamo per cinque minuti su un semplice punto: Le incazzature e le intolleranze.
Su come ci coinvolgano, ci stravolgano.

Ci annoino fino al vomito.

Incazzarsi è una cosa comune. Ci si può arrabbiare per qualunque cosa: Dalla tazza del cesso ad una singola parola, passando per tutti gli intercalari necessari quali
Cose non dette, cose già dette, lavoro, etc etc etc.
Elencate pure quelle che vi vengono in mente.

Ma poi, razionalmente, non vi passa mai per la testa il: Ma che senso ha?

L’intolleranza, la rabbia, davvero vi servono?
Suona molto ZEN, lo so. Ma non è questo quello che voglio dire.

Quello che voglio dire è:

Tra 10 anni, cosa vi rimarrà di questo?

Cosa vi resterà della tazza del cesso non messa come volevate.
Delle volte in cui avete reagito male o malinterpretato.
Delle volte in cui vi siete sentiti attaccati.
Etc etc etc (fino a sfinimento).

Nulla. Non ricorderete probabilmente nessuno di questi eventi. Solo i “grandi botti”.
Ma per il resto nisba, nada, ZIT!

Quindi, quando vi trovate in queste condizioni, beh, riflettete: Cosa importerà di questo tra 10 anni? Che segno vi sta lasciando nella vita.

E datevi una risposta.
Forse non vi sbollirete, ma almeno avrete un’idea più ampia di quello che vi succede.

Andrea (sdl)

PS: Questa è una perla di saggezza.
Assumere con moderazione.
L’autore non si prende la responsabilità delle conseguenze di seguire questi consigli.
Ma potete comunque provarci. 

In nessun luogo, in nessun dove

les choses, les plus simples (the simple things we said)

immagine di proprietà del rispettivo autore ( Ferran )

E dov’è che sarai, quando la notte si sarà spenta e l’alba tratteggerà un pensiero d’inizio sulla tua giornata?
Dove ti sveglierai ed in quali coperte ti perderai a domandarti se questa, o quell’altra, sono la cosa giusta da fare.
Quale sarà il muro che guarderai quando tutto sarà perduto ed un muro sarà la tua ultima salvezza contro la quale scaraventare tutte le tue intenzioni.

Quale sarà la tua speranza? Si, quella per il futuro. Quando aprirai gli occhi e la notte sarà passata, cosa vorrai sperare? Di restare lì? Di fuggire?
Di capire quale è il tuo posto?
Capita, spesso.
Capita spesso di non sapere quale sia il nostro posto, il nostro scopo, il nostro essere.
Capita spesso di svegliarsi con le coperte meno aggrovigliate dei nostri pensieri.
Capita ma non gli diamo peso.
Il peso lo si vive durante la giornata, come un mondo intero da sostenere sulle nostre spalle.
O meglio ancora nascondiamoci.
Come polvere sotto un letto.
Nascondiamoci tra altre coperte, tra altri pensieri, tra altre speranze che tanto lo so di essere migliore.
Tutti lo sappiamo di essere migliori di qualcuno.
Ma quello non cambia la forma, non cambia la sostanza.
E quindi?

E quindi svegliati. All’alba di un nuovo giorno, e la notte e le sue domande lasciale lì, a riflettere e pensare da sole che un domani c’è sempre ed in quel domani ci sei prima di tutto tu. Con i tuoi problemi.
Quelli non se ne andranno, come non te ne andrai tu dal mondo.
Sono parte di te e con te vivono.
Dov’è che sarai, quando l’alba sarà ormai incandescente ed il caldo ti brucierà i pensieri?
Nella monotonia di un’ufficio? A rispondere domande? A dormire?

Dov’è che sarai quando il sole finalmente scomparirà, timido, tra qualche orizzonte?
Dov’è che vorrai rifugiarti per la notte? Per avere meno paura, che qui è una giungla e nessuno in fondo è al sicuro
Dov’è che cercherai riparo. Tra quali pensieri, quali braccia, quali mura?

Non esiste un luogo sicuro al mondo, neanche la nostra mente, ma nel frattempo possiamo cercare dei luoghi comodi, che semplicemente ci facciano stare bene.
Perchè ci sono tante deboli conquiste nel mondo. Di persone che in un qualche modo vogliono solo provarci di nuovo e non arrendersi.
E per ognuna di queste conquiste ci sono state milioni di domande, ognuna delle quali era un piccolo incubo che nella notte assaliva la persona. Ed una voce che nella testa provava a farli desistere.
Ma alla fine cel’hanno fatta. Hanno ascoltato se stessi e le loro risposte. Hanno pensato alle domande e le hanno lasciate correre.
Il tempo è ciò che rimane quando tutto il resto è già passato.
E per loro è stato così. E’ rimasto il tempo.

Andrea (sdl)

Timelapse

Risveglio nebbioso

Perché la vita non è soltanto composta da attimi. Esistono momenti lunghi, dilatati, allungati con tutto il tempo che ti resta.
Sono momenti che passano, scorrono veloci nella vista e vengono poco impressionati nella memoria.
Non si può ricordare tutto, ma solo quello che ci ha lasciato un segno.
In un modo o nell’altro, la selezione è naturale, inevitabile.
Siamo esseri in cerca di un segno, di qualcosa che non potremo dimenticare. “The next big thing” nella nostra vita sarà la prossima tacca che incideremo sul muro

E il resto cos’è?
Il resto è vita che passa, acqua di fiume che scorre. E noi siamo solo passeggeri di un traghetto verso chissà dove. A volte andiamo da chi lo dirige solo per dargli indicazioni, ed allora vediamo che la rotta cambia.

Siamo fatti così. Non c’è niente di male. E gli istanti che collezioniamo, i cristalli che mettiamo nella nostra dispensa, sono tutto ciò che ci rimane.
E’ la memoria che ci rende ciò che siamo. E’ la vita vissuta, le lacrime, le urla, i sorrisi, i desideri, che ci hanno forgiati in ciò che adesso ci rappresenta.
Noi non abbiamo carattere bidimensionale, siamo più di questo. Abbiamo ombre, lati di noi che vorremmo poter nascondere, abbiamo momenti bui. Siamo questo e molto altro. Ed in tutto ciò siamo unici.
Come le nostre esperienze.
Una ad una ci ricordano che per arrivare qui è servito tempo.
Ogni persona lasciata, ogni persona persa, ci ricordano che possiamo solo continuare a lavorare su di noi senza aspettare “the next big thing”.
Perché quando arriverà noi lo sapremo. Lo sentiremo nell’aria.
Fino ad allora, meglio sorridere.

Andrea (sdl)

Time after time

Il tempo non ci riporterà indietro. Non potrà salvarci da quest’inevitabile collisione. E noi saremo astri vaganti, pronti ad esplodere od implodere, scegliendo questo destino che non ci compete neanche. Sul bordo della strada mentre indecisi scegliamo se fare il primo passo, è lì che il tempo ci vede e ci frega.
Lo sa chi siamo, cosa stiamo facendo. Sa già tutto il nostro percorso, la nostra fine, il nostro calvario.
Il tempo ci frega nell’istante in cui stiamo pensando se muovere il piede, e già diventa troppo tardi.
E nessuno ci potrà ridare il tempo precedente. Potremo pregare anche Dio, ma nessuno ci potrà aiutare. Quel tempo è perduto, scomparso.
Puoi ricordartelo, forse, ma probabilmente sarai stato impegnato a pensare ad altro.

Il tempo non vi aspetta. Non è un treno su cui scegli di salire. Puoi solo scendere, ma a quel punto il tempo va solo più veloce, e tu scompari nella terra. Il tempo non ti conta, sei tu a contare lui, sperando che sia troppo presto o troppo tardi. E in quella conta lui ti toglie un attimo di te. 
E lì ti frega.
Possiamo fregare noi stessi, raccontarci balle, ma non potremo fregare il tempo.

Andrea (sdl)