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Indizi – Racconto 11 – La centrale

Thorpe Marsh power station 1
immagine appartenente al rispettivo autore (Photography King su flickr)

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog.
Il commentatore che ha ispirato il racconto è Spike con le parole: “Bonsai,solitudine,rinascita”

Inoltre, questo racconto è uno dei racconti più LUUUUNGHI che ho scritto.
Quindi armatevi di pazienza e godetevelo
(cliccando su “Continua a leggere, se siete in home!) 

La centrale

Di notte, quando le luci si spegnevano, nella pianura rimaneva acceso un punto. Una capocchia di spillo fatta solo da luci bianche, fintamente alogene, chimiche nella loro forma.
La pianura era vuota, e la si poteva vedere bene di notte, perchè era piatta, come l’acqua di un lago, infinita, come il mare.
E dentro quel mare di terra c’era solo un peschereccio, solitario, a pescar di notte, o forse a pescar la notte. Da dove abitavo si vedeva solo una luce. Fioca. Ma ciononostante ben distinta, di quella che al tempo chiamavamo “La donna di ferro”.
E poi c’era quel ronzio. Continua a leggere ->

In nessun luogo, in nessun dove

les choses, les plus simples (the simple things we said)

immagine di proprietà del rispettivo autore ( Ferran )

E dov’è che sarai, quando la notte si sarà spenta e l’alba tratteggerà un pensiero d’inizio sulla tua giornata?
Dove ti sveglierai ed in quali coperte ti perderai a domandarti se questa, o quell’altra, sono la cosa giusta da fare.
Quale sarà il muro che guarderai quando tutto sarà perduto ed un muro sarà la tua ultima salvezza contro la quale scaraventare tutte le tue intenzioni.

Quale sarà la tua speranza? Si, quella per il futuro. Quando aprirai gli occhi e la notte sarà passata, cosa vorrai sperare? Di restare lì? Di fuggire?
Di capire quale è il tuo posto?
Capita, spesso.
Capita spesso di non sapere quale sia il nostro posto, il nostro scopo, il nostro essere.
Capita spesso di svegliarsi con le coperte meno aggrovigliate dei nostri pensieri.
Capita ma non gli diamo peso.
Il peso lo si vive durante la giornata, come un mondo intero da sostenere sulle nostre spalle.
O meglio ancora nascondiamoci.
Come polvere sotto un letto.
Nascondiamoci tra altre coperte, tra altri pensieri, tra altre speranze che tanto lo so di essere migliore.
Tutti lo sappiamo di essere migliori di qualcuno.
Ma quello non cambia la forma, non cambia la sostanza.
E quindi?

E quindi svegliati. All’alba di un nuovo giorno, e la notte e le sue domande lasciale lì, a riflettere e pensare da sole che un domani c’è sempre ed in quel domani ci sei prima di tutto tu. Con i tuoi problemi.
Quelli non se ne andranno, come non te ne andrai tu dal mondo.
Sono parte di te e con te vivono.
Dov’è che sarai, quando l’alba sarà ormai incandescente ed il caldo ti brucierà i pensieri?
Nella monotonia di un’ufficio? A rispondere domande? A dormire?

Dov’è che sarai quando il sole finalmente scomparirà, timido, tra qualche orizzonte?
Dov’è che vorrai rifugiarti per la notte? Per avere meno paura, che qui è una giungla e nessuno in fondo è al sicuro
Dov’è che cercherai riparo. Tra quali pensieri, quali braccia, quali mura?

Non esiste un luogo sicuro al mondo, neanche la nostra mente, ma nel frattempo possiamo cercare dei luoghi comodi, che semplicemente ci facciano stare bene.
Perchè ci sono tante deboli conquiste nel mondo. Di persone che in un qualche modo vogliono solo provarci di nuovo e non arrendersi.
E per ognuna di queste conquiste ci sono state milioni di domande, ognuna delle quali era un piccolo incubo che nella notte assaliva la persona. Ed una voce che nella testa provava a farli desistere.
Ma alla fine cel’hanno fatta. Hanno ascoltato se stessi e le loro risposte. Hanno pensato alle domande e le hanno lasciate correre.
Il tempo è ciò che rimane quando tutto il resto è già passato.
E per loro è stato così. E’ rimasto il tempo.

Andrea (sdl)

Tutto quello che non c’è

Don't panic

Non esiste una notte che ti renda più solo. O un rintocco di pioggia che ti faccia capire cosa hai perso.
Non esistono le bugie. Quelle possono al più essere immaginate e soltanto poi dette.
Prendono forma e divengono una mezza verità.
A volte vengono scoperte, qualcuno dice che le ha riconosciute, ma esse rimangono, persistono nell’aria come un odore di fritto.

Non esiste un modo di dirlo, esistono centomila modi. Di sorridere, di baciare, di correre, di urlare “fermati”.
Ma non sempre farai fermare qualcuno. Nel cammino ci saranno persone che continueranno la strada a tutta velocità. Altre invece rallenteranno.
Altre ti diranno “Dimmi“.
E tu potrai raccontar loro una storia, la tua.
“Dimmi chi sei?”
“Sono nato quando nessuno ancora sapeva chi ero, ma tutti lo immaginavano. Ero un pensiero all’inizio. O forse un desiderio, poco importa.
Quando nacqui c’era luce, ma non la potevo vedere.
So che c’era, perchè si sentiva. Ma era tutto buio. Quindi quello che posso ricordare è solo qualche sfumatura, il concetto di persona lo appresi solo poi.”
“E’ questo quello che sei?”
“No, certo che no. Questo è quello che ero, all’inizio. Poi sono cambiate tante cose. Alcune dentro, altre fuori.”

Fai percorsi nella vita. Percorsi che ti portano per strade che volevi visitare. Come una gita fuori porta.
Ci sono cose che devi vedere e ci sono cose che devi vivere.
Non è che si fugge dall’essere umani.

Non esiste una notte più buia.
Esistono notti tristi. Dove il buio sembra avere una consistenza che ti sembra di poterlo toccare solo allungando il braccio.
Non esiste un momento sbagliato.
Esistono occasioni che scegli di cogliere. Esistono momenti dove trovi il coraggio e la forza di fare quello che non faresti o di cui hai paura.
Non esiste nemmeno quello che siamo. Non ora. Esiste solo nella memoria perchè in lei possiamo trovare un insieme di cose che, in un periodo della nostra vita, ci delineavano.

Il resto, è storia.

Andrea (sdl)