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Lo sai che nessuno piange la clorofilla?

Skittles - Birilli
immagine appartenente al rispettivo autore (Robyn Hooz, su Flickr)

Domandati chi sei.
La prima cosa che dovrai fare al mattino. Domandarti chi sei, da dove vieni, dove vuoi arrivare.
Qual’è il tuo problema? Riflettici. Sei di fronte ad uno specchio, la tua barba è incolta, i tuoi capelli spettinati. E’ mattina ma le occhiaie della notte non se ne sono andate via.

Dove sei stato? Te lo ricordi a malapena, c’era rumore, luci rosse verdi viola.
Fumo alla vaniglia, la disco che balla e tunza tunza tunza ritmicamente tunza ripete tunza ripete con noia mortale ripete e poi basta. Sei caduto, scivolato, qualcuno dalla pelle morbida ti ha visto, e ti ha ripreso, portato su. Rimesso in piedi. Continua a leggere ->

Il mondo è un sogno

Questo è uno di quei testi che nasce a causa dell’emozione provocata dalla musica. Proprio per questo, secondo me, potete scegliere di “leggerlo” in tre modi diversi.

  • Da solo, senza musica
  • Da solo con il sottofondo del video youtube o con la musica “Ludovico Einaudi – Nuvole bianche”
  • Ascoltando il testo letto da me (lo trovate in fondo)

Non c’è un modo “giusto” per leggerlo. E la mia lettura è ben lontana dall’essere perfetta, però sentivo che dovevo provare a leggerlo, e l’ho fatto.

Il mondo è un sogno

Cosa avresti potuto direi al mondo se tutto questo fosse solo un sogno?

Se tutta la tua vita fosse stata l’intermezzo di una notte, un qualcosa di onirico, incerto su da farsi andresti avanti ignorando tutto quello che hai provato in una notte? Oppure cercheresti di riconquistarlo?
Cercheresti forse di riaddormentarti?
Con del sonnifero, per dormire un pò di più. In fondo una vita merita di esser vissuta, per quanto corta la vita sia a volte possiamo contare sulla nostra forza per allungarne gli estremi e vedere i punti dove spesso fa buio ed i contorni perdono forma e tutto il mondo è solo un sogno, un sogno lontano, in cui non capiamo chi è che sta sognando.
Siamo noi? Siamo noi quelli che decidono cosa sta per succedere?
Siamo noi quelli che ogni mattina tentano di cambiare un pezzo di quella storia?
Basta davvero immaginare per vedere?

Cosa faresti, se scoprissi che la vita ha i tratti di un sogno?
Cosa faresti se tutto questo fosse malleabile come plastica calda? Se bastasse un delicato movimento della tua mano per cambiare qualcosa.
Nel mondo, nella tua vita, nella storia di chi ti sta intorno.
Se fosse così semplice, cosa faresti?
Ti aggrapperesti agli altri? Fuggiresti dalle scelte?
Tenteresti di capire? O di cambiare, forse?
Il mondo è solo un teatro, pare, ma un teatro può essere una scena pronta a partire, dove tutto quello che hai da dire va detto in quel tempo che ti è stato dato.

E quindi devi dirlo.
Non stare lì immobile.
Non stare fermo o ferma.
Non credere che il mondo abbia bisogno di essere un sogno per essere cambiato.
C’è chi dai sogni non si sveglia. C’è chi credendo troppo nei sogni ha smesso di vedere ciò che è vero.
C’è chi preferisce immaginare che sia tutto bloccato. Che stiamo vivendo il sogno di qualcun’altro, e che quindi tanto vale non provare.
Ma in verità, puoi.
Puoi cambiare, puoi modificare la tua vita e quella degli altri.
Puoi fare molto più di quanto tu creda. Spesso basta una tua frase, un tuo abbraccio, per aprire un’intera strada nella vita di altre persone. Sembra poco ma non lo è. Perché il mondo è fatto di strade che si aprono, si chiudono, a volte s’incontrano.
Di storie che vorremmo raccontare di fronte ad un camino, con un sorriso ed un nipote.
E per arrivare lì tutto quello che devi fare è soltanto una cosa: Vivere.
Credere che tutto il mondo intorno a te sia plastica, plasmabile come tu vuoi.
A volte forse non potrai, e sarà così. Ma anche in quei casi lascerai il tuo segno.

Prova e dimmi se non è vero.

Lettura Audio:

[audio:http://dl.dropbox.com/u/118480/Letture/Il_mondo_e_un_sogno.mp3|titles=Il mondo è un sogno]

 

In nessun luogo, in nessun dove

les choses, les plus simples (the simple things we said)

immagine di proprietà del rispettivo autore ( Ferran )

E dov’è che sarai, quando la notte si sarà spenta e l’alba tratteggerà un pensiero d’inizio sulla tua giornata?
Dove ti sveglierai ed in quali coperte ti perderai a domandarti se questa, o quell’altra, sono la cosa giusta da fare.
Quale sarà il muro che guarderai quando tutto sarà perduto ed un muro sarà la tua ultima salvezza contro la quale scaraventare tutte le tue intenzioni.

Quale sarà la tua speranza? Si, quella per il futuro. Quando aprirai gli occhi e la notte sarà passata, cosa vorrai sperare? Di restare lì? Di fuggire?
Di capire quale è il tuo posto?
Capita, spesso.
Capita spesso di non sapere quale sia il nostro posto, il nostro scopo, il nostro essere.
Capita spesso di svegliarsi con le coperte meno aggrovigliate dei nostri pensieri.
Capita ma non gli diamo peso.
Il peso lo si vive durante la giornata, come un mondo intero da sostenere sulle nostre spalle.
O meglio ancora nascondiamoci.
Come polvere sotto un letto.
Nascondiamoci tra altre coperte, tra altri pensieri, tra altre speranze che tanto lo so di essere migliore.
Tutti lo sappiamo di essere migliori di qualcuno.
Ma quello non cambia la forma, non cambia la sostanza.
E quindi?

E quindi svegliati. All’alba di un nuovo giorno, e la notte e le sue domande lasciale lì, a riflettere e pensare da sole che un domani c’è sempre ed in quel domani ci sei prima di tutto tu. Con i tuoi problemi.
Quelli non se ne andranno, come non te ne andrai tu dal mondo.
Sono parte di te e con te vivono.
Dov’è che sarai, quando l’alba sarà ormai incandescente ed il caldo ti brucierà i pensieri?
Nella monotonia di un’ufficio? A rispondere domande? A dormire?

Dov’è che sarai quando il sole finalmente scomparirà, timido, tra qualche orizzonte?
Dov’è che vorrai rifugiarti per la notte? Per avere meno paura, che qui è una giungla e nessuno in fondo è al sicuro
Dov’è che cercherai riparo. Tra quali pensieri, quali braccia, quali mura?

Non esiste un luogo sicuro al mondo, neanche la nostra mente, ma nel frattempo possiamo cercare dei luoghi comodi, che semplicemente ci facciano stare bene.
Perchè ci sono tante deboli conquiste nel mondo. Di persone che in un qualche modo vogliono solo provarci di nuovo e non arrendersi.
E per ognuna di queste conquiste ci sono state milioni di domande, ognuna delle quali era un piccolo incubo che nella notte assaliva la persona. Ed una voce che nella testa provava a farli desistere.
Ma alla fine cel’hanno fatta. Hanno ascoltato se stessi e le loro risposte. Hanno pensato alle domande e le hanno lasciate correre.
Il tempo è ciò che rimane quando tutto il resto è già passato.
E per loro è stato così. E’ rimasto il tempo.

Andrea (sdl)