Ti ricordi perchè?


Le cose cambiano oppure rimangono ferme, ghiacciate nel passato da cui stai tentando di fuggire. E’ incredibile. Alle volte vedi una ciclicità nella vita, alle volte un trasformismo infinito.
Carpe Diem, ci dicevano un tempo
Carpe Diem è la frase più usata in assoluto. Nei profili della rete alla voce “Frase preferita” il 90% mettono carpe diem. Ma poi quanti di questi sanno davvero usarla? Dopotutto una frase preferita non è certo uno stile di vita. Carpe Diem non è stare fermi o domandarsi troppe cose. Carpe diem non è tirarsi indietro.
Carpe Diem è, appunto, il trasformismo infinito.
Ma non è facile vivere solo di quello, come non è facile vivere di grandi ideali. Ogni scelta complessa, comporta una scommessa, un rischio, un timore.
Ed ogni scommessa persa comporta una paura.
E così abbiamo sempre meno voglia di scommettere.

Forse la vita non sarà solo testo. Forse la vita non sarà solo musica, forse la vita non sarà neanche solo amore. Non sono io a doverlo dire a nessuno.
Forse la vita sono solo un pò di note alla rinfusa, che non le puoi chiamare musica. Forse è un’improvvisazione, un jazz, o forse un blues, di cui ancora nessuno ha trovato il testo.

Andrea (sdl)

Le parole delle piccole intese

Quando le ascolti le riconosci subito. Sono le parole a cavallo tra destra e sinistra. Parole oramai note a chiunque e che chiunque riconosce (ma non identifica).
Quando in ogni congresso di una qualunque parte politica le senti, sai già a cosa sei di fronte. Mollica, riempimento. O nel caso migliore, un buon contorno, qualcosa tipo le patatine fritte (e rifritte nel solito olio).
Progressista.
Questa la prima parola.
La senti ovunque. Sembra che tutti i politici vogliano essere Progressisti. Che sia una qualità che tutti hanno, o che tutti ambiscono ad avere.
Progressista. Che forse un tempo un significato cel’aveva, come molte altre parole. Prima di essere affogata nel solito olio bollente di masse di persone pronte a sbandierare simboli, comprare gadget.
Un tempo non c’erano i gadget, forse c’era la politica, ma su questo ci sarebbe comunque da ridire.
Riformista.
Sempre tutto in una parola. Si prende e si impacchetta un centinaio di intenti per poi riassumerli come? una sola parola.
E’ come dire che la mamma è sempre la mamma. Sono piccole cose che vanno bene a tutti, un pò come alcuni veggenti che danno (fanno?) solo risposte che possano essere interpretabili in mille modi, così da azzeccarci sempre.
E quando sbaglia chi lo sente il lamento, tra anche solo mille persone?
La riforma, il cambiamento. Adesso non ci sono più parole come “Conservatrice”. Siamo tutti -ista qualcosa.
Tutti cerchiamo di essere -isti.
Laica ma cattolica. Altro simpatico esempio di quante cose si vendono in tutti i congressi politici.
Anche qui non c’è blu o rosso che tenga, non c’è nessun politico che eviti questa triste verità.
I laici cattolici, gli atei cattolici, ma quanta gente ci si trova quà. Una forza politica che sia così mi par quantomeno improbabile, e senonaltro dubbia.
Ma tutte son così, dai congressi della destra a quelli della sinistra. E non è qualunquismo questo che vi mostro, non è la resa, è solo una piccola modesta considerazione.
Sono un considerazionista. Faccio considerazioni perchè ritengo sia giusta la forza individualista delle persone.
No, non è vero, ma era un buon esempio giusto?

I riassunti servono, e lo sappiamo. Le sintesi pure. Ma è davvero giusto spogliare la parola di ogni sua caratteristica? E’ davvero giusto inneggiare i loghi, le singole parole. Gasarsi quando senti “Riformista” che ti sembra chissà quale novità, chissà quale cambiamento. E trovarsi tutti uguali, con le spillette attaccate di fronte al grande schermo, fede cieca nel fratello, in Lui?

Non so. Le domande si accavallano. Ma il bello dei congressi sono che le domande che senti sono quelle comode, mai quelle vere. Nei congressi non vedrete incertezze o dubbi. Il congresso è, per così dire, “La registrazione in studio dei politici“. Così non scoprireste mai che Avril Lavigne alle volte canta da far schifo in live, come non scoprirete mai che tutti quei gadget, tutte le sintesi che vi hanno fornito, forse, non erano altro che una stupenda carota.

Andrea (sdl)

Per concludere, come post-scriptum esterno, mi permetto di aggiungere un pezzo di una canzone di Guccini (Addio) :

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia
e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l’unica fede il cui sperare…


Enjoy the silence


Penso che per tutte le persone che tengono un blog prima o poi arrivi la pausa, il silenzio, la condanna. Ma alla fin fine non si scrive per parlare. Se uno vuol parlare, parla, evoca parole da lingue ormai dimenticate e poi si accascia nel silenzio con due occhi che lo fissano.

Ma qui, nell’etere digitale che sembra non avere neanche significato, qui non ci sono occhi, nè parole da ascoltare.
Quando urli non senti l’eco.
Senti solo il solito silenzio.

Il digitale è il frigorifero del vostro cuore, il cuscino che mettete sulla testa prima di sparare. Per attutire il colpo, per sentire la morte altrui più lontana. E fare finta che non vi sia sangue.
E’ un muro che potete scegliere se renderlo di Berlino o della Cina, se tenerlo in piedi o buttarlo giù. Est e Ovest, quale parte del vostro cuore sta nella rete? O magari siete spezzati e piano piano perdete contatto, realtà, perdete ciò che vi fa capire di esistere.
Nella rete tutto è possibile. E’ uno strumento comodo, un gioco divertente, ossessivo. C’è se vuoi, e vuoi che ci sia.
Eccovi la droga del terzo millennio : the net.
E tutti a cercare la droga, a cercare di essere famosi. Eccolo il vero grande fratello, eccoci qui tutti in fila a stillare testamenti e parole senza senso. Tutti in fila per dire la nostra, per sentirci importanti o famosi, crederci dei VIP. Very Idiot Person. Eccoci, siamo gli internauti del 3000, affogati tra bit digitali, surfisti di un mare che pare infinito, ma poi impari a contarlo.
E conti sempre, per poi dimenticarti come si conta.
Prima due e poi uno? O il contrario?

Digitale che sembra speciale, digitale che pare reale, digitale senza segnale. Digitale digitale, la rima si spacca e rotola via, il discorso perde senso e realtà, e bit su bit si costruiscono castelli di verità, digitale ovviamente, verità senza senso anch’esse, verità nascoste, verità negate. E qui nascondi o vedi, realizzi o perdi. Eccoti, benvenuto, lascia il tuo biglietto da visita e spera di esistere.

Poi tutto tace.
Appare quel silenzio così irreale. Non c’è niente. Prima un tumulto di parole ti congelano le dita, ed ora sulle dita ti rimane poco o niente. Dello sporco forse. “Dovrei lavarmi le mani” pensi.
Ma non c’è piu niente. Guardi il monitor e rimani paralizzato dalla pagina bianca. E non è la crisi da scrittore. Semplicemente hai finito le parole, o le hanno finite loro. Non importa quale sia la verità.
Ti giri, ti vesti ed esci di casa, al vento e alle stelle.
Lo stesso silenzio, soltanto interrotto da qualche auto, da qualche ragazzo.
Ti accorgi che il vero silenzio forse è altrove, e non hai capito come toglierlo. Eccolo il male del terzo millennio. Non droghe, non sesso, non aids.
Il silenzio.
In un mondo sotterrato da parole inutili c’è ancora paura del silenzio, perchè dopotutto puoi anche tirare fuori 5000 parole e non aver detto niente.

Andrea (sdl)

Training della mente

Ho già fatto un discorso sul credere (pur non essendo cattolico o ateo). Ma è bene metterlo in forma meno “poetica” e più realistica.
Credere fa bene. Non importa davvero in cosa crediamo, purchè faccia “bene”.
Il credere dà forza, energia, determinazione. E’ un Allenamento mentale che funziona. Pone delle basi salde nella nostra vita, e ci permette di camminare su di esse.
Può essere una fede, un Dio, un’idea. Il credo non ha forma, ma è quello che distingue i falliti da chi invece riesce nella vita (e non parlo del lavoro).
Permette di superare le difficoltà, perchè non si è mai davvero soli.
La mente grazie alla sua forza ne esce più chiara, più diretta, meno indecisa.
Credere non è fanatismo però.
E’ una linea guida, non un’imposizione. Si crede perchè il cuore ci indica una strada. E noi dobbiamo vogliamo desideriamo seguirla.
E’ come tracciare una retta e provare a vederne la fine.

Contrapposto al credere c’è la depressione.
Sembra strano ma è così.
La depressione è il “Credere di non potere“. Esatto contrasto del “Credere di potere”. Mentre il primo toglie il secondo dà.
La depressione è l’assenza di credo, di forza, di energia.
Quando il mondo sembra già deciso da altri, quando ti sembra di non essere capace a far nulla.
E’ solo perchè non riesci e non vuoi credere.
Perchè tutto è già pronto, immutabile, perchè si inizia a delineare la realtà come qualcosa di statico, e anche le persone entrano in questo girone dannato.
E’ facile cadere nella depressione.
Quando tutto diviene nebbia e non si ha nessuna luce.
Per questo è importante credere.
Per trovare la fine della retta, o quel punto, oltre l’orizzonte, dove due rette (timidamente) si baciano.

Andrea (sdl)

Respect

Il rispetto non è una moneta. Non ci si può acquistare nulla. Non esiste commercio di rispetto. Nè così lo si può usare. Il rispetto non è neanche un qualcosa da scambiare con altro.
Il rispetto, il valore del rispetto è ascoltare chi subisce. Tendere l’orecchio a quella silenziosa passività e darle valore.
Questo è il rispetto. Rispettare significa saper ascoltare le parole che non vorremmo sentire. E non solo ascoltarle, ma dare loro il valore che gli spetta.
Anche se non vorremmo, anche se magari preferiremmo fare altro.
Il rispetto è importante, quasi necessario. Il rispetto uccide l’ipocrisia, le bugie, le paure. Esserne capaci ci rende migliori. Perchè ci dà la possibilità di riscattare gli errori. Di comprenderli e non ripeterli.
Chi non sa rispettare non sa ammettere di sbagliare.
Chi non sa ammettere di sbagliare in genere è incapace di rispettare.
Il rispetto non è lasciar parlare. Ma ascoltare.
Il rispetto non è evitare di lamentarsi. Nè Evitare di andare contro qualcuno.
Il rispetto è porre avanti le parole altrui prima delle nostre. Perchè hanno entrambe valore, ma le nostre parole le possiamo sentire a tutte le ore del giorno, quelle altrui no.


Andrea (sdl)

To Believe

Credo nelle parole e nei loro silenzi.
Credo nelle bugie .
Credo nelle persone e nelle paure che hanno.
Credo che ogni paura sia solo un frutto, e noi un albero. Ma credo anche che possiamo far fiorire sentimenti.
Credo che l’amore non abbia forma. Ma che per amare bisogna avere una forma definita.
Credo che sia importante credere.
Credo che nessun dogma possa essere migliore di una scelta.
Credo che tutte le scelte possano essere sbagliate, soprattutto se condizionate dal dolore.
Credo che il dolore faccia paura.
Credo che il dolore non è paura.
Credo che si possa vivere meglio, credendo ,ma che non si possa credere facilmente.
Credo che la fiducia è un tesoro prezioso, quanto gli amici.
Credo che l’amore esiste.
Credo che le parole non sono mai sprecate e che il fiato è meglio usarlo che lasciarlo fermo.
Credo che non ci sia un motivo per cui si nasce, ma bisogna trovare almeno un motivo per cui morire sorridendo.
Credo i sorrisi siano meglio del sole.
Credo ai miracoli.
Credo alle pazzie, ai bracciali e al per sempre.
Credo alla fine, ma credo anche che sia tutto un inizio.
Credo nella luce.
Credo nel bene.
Credo nel bene degli altri. Non solo nel mio.
Credo che le carezze sono sottovalutate.
Credo ai baci. Alla loro inestimabile bellezza.
Credo ai battiti. Se sono molti, c’è l’anima dentro.

Andrea (sdl)

Come cambiano le cose

E’ strano guardare indietro in una vita diversa dalla tua. E’ strano voltarsi e vedere (tramite occhi altrui) quel “com’eravamo“. E domandarsi fuori dal tuo corpo le solite cose, per finire con la solita, poco eclatante, esclamazione : Come cambiano le cose.
Cambiano a volte senza un perchè, ma principalmente cambiano per un motivo.
Spesso quel motivo è il dolore. E’ la barca che affonda e i topi che scappano via. Troppo tardi te ne rendi conto e tutte le volte devi ricordarti come si nuota.
Strano ma vero, il dolore fa meglio di mille sorrisi, se si è capaci ad affrontarlo.
Mentre lo sguardo è ancora fisso nell’esclamazione tornano alla memoria tutte quelle contraddizioni tra presente e passato. Chi prima credeva nell’amore, chi non ci crede più. Chi prima cercava storie facili chi ora non le vuole più.
Perchè ci si rende conto piano piano di qualcosa. E’ come se una conoscenza aliena si insidiasse e piano piano mettesse radici. Fermenta, come per creare chissà quale sorpresa.
Talvolta questa conoscenza ci porta a sapere cose più vicine alla verità. Cose che ci porteranno del bene. Che faranno bene.
Altre volte invece saremo di nuovo con i topi che fuggono (che affondano) che scappano (che ridono) che piangono (che si domandano) che ballano (che muoiono) che si perdono
nelle profondità del mare (della notte) della quiete (della terra) del silenzio (delle bugie) delle parole (del contrasto) della paura che continua incontestabile a richiedere il suo dazio, ferma di fronte alla porta (al tuo cuore).
Come cambiano le cose. Parlare e rendersi conto (“Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là”) delle trasformazioni che abbiamo subito, quasi per magia. Nemmeno un anno, e tutto sembra così diverso, la tela ha cambiato colore, è invecchiata o migliorata. Ancora non sappiamo se saremo aceto o vino, se saremo bugia o verità. Ancora guardandoci, impersonificandoci, non sappiamo chi o cosa diventermo. E’ troppo presto per quello.
Ma non è mai troppo presto per voltarsi, guardare la strada percorsa ed esclamare le solite parole di stupore.
Che la strada che percorri sembra sempre così tanta,
solo perchè non riesci mai a vedere quella che potrai percorrere ancora.

Andrea (sdl)

I significati dell’amore


Perchè fa male. Male.
Male da morire.
Iniziava così la canzone dell’oramai conosciuto Tiziano Ferro.
Una canzone straziante, dolcissima. Apprezzata ed odiata senza domande. C’è sempre stato chi l’ha amata senza un motivo e chi invece non la sopportava. Una demarcazione divideva generi e persone e la canzone stava lì nel mezzo, a separare tutti.
Con la voce indiscutibilmente bella del cantante che innegabilmente rappresenta una tra le migliori voci maschili della musica italiana (come tecnica ed espressività. Il genere può non piacere ovviamente).

Così, perdendosi nella notte, nelle autostrade tra firenze e valdarno. Nel buio indistinto della pioggia senza nome che cade.
Nella notte.
Così, un amico mi apre gli occhi sul testo della canzone, che inizialmente sembra scontato.
“E più mi vorrai e meno mi vedrai
e meno mi vedrai e più sarò con te”
Si può vedere in questa frase la semplice definizione dell’amore ( o di una sua parte ), piuttosto che il semplice augurio intuibile ascoltandola. Perchè definizione dell’amore?
Perchè più si desidera una persona e più la si vuole vedere e quindi non basterà mai più uno sguardo non basterà mai più tutto quello che ci era concesso prima.
Mentre invece, quando l’amore si scioglie per la strada e scivola via, la presenza di una persona viene avvertita molto di più, ciò che prima era mancanza ora è una forte presenza di cui faremmo volentieri a meno. Perchè quando non si ama più si accentua maggiormente questo lato.
E così, in una canzone così buia e distruttiva, che non manca mai di far commuovere molte persone, c’è racchiuso quel perchè che molti cercano, quella legge non scritta ma accettata da tutti, questa frase senza parole che ci lascia sempre a bocca aperta.

Come se in quella canzone fossero riusciti a metterci davvero, un pezzo d’amore.


[ Tiziano Ferro – Sere nere ]

Ripenserai agli angeli
Al caffè caldo svegliandoti
Mentre passa distratta la notizia di noi due
Dicono che mi servirà
Se non uccide fortifica
Mentre passa distratta la tua voce alla tv
Tra la radio e il telefono risuonerà il tuo addio

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te

Ripenserei che non sei qua
Ma mi distrae la pubblicità
Tra gli orari ed il traffico lavoro e tu ci sei
Tra il balcone e il citofono ti dedico i miei guai

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te

Ho combattuto il silenzio parlandogli addosso
E levigato la tua assenza solo con le mie braccia
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più sarò con te, con te, con te
Lo giuro

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Senza te
Senza te
Senza te


Andrea (sdl)