It falls down

Cade la debolezza.
Cade e vola giù giù
giù.
E non senti il rumore. Non senti il tonfo della debolezza che cade, che si frattura le ossa sul primo scalino
e poi sul secondo
e così via.
Rotola via, rotola lontano, nella sua incertezza.
Quarto scalino e ancora non si è rotta del tutto.
Quinto e ancora ti domandi come farà a continuare.
Al sesto riesci pure a essere stupito.

Cade la debolezza.
Cade con le sue parole.
Che si tirano indietro come lei, e si nascondono dietro tele di quadri copiati.
Cade e scende ancora più in basso, che neanche nelle profondità marine fa così buio.
Cade e ti fa sentire solo, la debolezza.
Ti fa guardare negli occhi una realtà distorta di colori, un cerchio che frullando fa diventare tutto bianco. E non è eiaculazione quella, ma la triste realtà di un muro.
Che ti guarda e non sa mai che dirti.
E tu lo guardi e non sai mai che dirgli.

Si sentirà solo anche lui?
Cadrà la sua debolezza?

Cade la debolezza.
Cade ancora senza far rumore. Cade con te, perchè non è mai sola, lei. Ti sta attaccata finchè tu non rotoli.
giù
e cadi cadi cadi.
E inizi a fratturarti.
Prima uno poi un altro.
Alla terza caduta hai una paura matta perchè non sai come rialzarti.
Alla quarta oramai tutto è in frantumi, alla quinta non parliamone.
Alla sesta la speranza è solo un bel ricordo che quando ti rialzerai riuscirà pure a stupirti.

Com’è strano l’uomo.
Cade
giù
giù
sempre più in fondo.
Cade con la debolezza, con l’incertezza di se stesso, si spacca ogni osso del corpo e dell’anima.
Poi, non si sa come, a volte lui si rialza e torna su.
Fare quei sei scalini è davvero pesante.
Il primo sembra un muro,
il secondo un’illusione
il terzo un miraggio
il quarto un miracolo
il quinto e il sesto invece li fai con un sorriso che tenta di uscire dagli angoli della bocca, ma tu lo trattieni sempre.
Quando li hai fatti tutti poi, ti giri e sorridi.
Sorridi guardandola, la debolezza, ancora là : sei scalini sotto di te.

Andrea (sdl)

Il vero cambiamento

E’ possibile cambiare?
Sono dell’idea che sia una cosa alla nostra portata. Siamo esseri che hanno fatto dell’adattamento e del cambiamento la loro forza. Anche perchè, senza esse, non avremmo valore.
Ma quando e come possiamo cambiare?
Pensiamoci : Cambiamo mai volontariamente? Questa è la parte più difficile perchè il cambiamento che vogliamo attuare non è indotto, e quindi difficile da accettare. Soprattutto per il fatto che quando vogliamo cambiare in genere non ne siamo capaci.
Ultimamente ho assistito a svariati cambiamenti. Alcuni dei quali però sono conseguenze.
Chessò, come quando dici, appena scaricato, che si può riparare ai problemi.
Uno ci prova a salvarsi il culo in questo modo. Magari lo fa anche con buona volontà.
Ma è davvero possibile?
Un cambiamento non naturale ma obbligato è attuabile?
Poi ci sono anche i falsi cambiamenti. Quelli di chi li fa tenendo di conto la psicologia altrui per sfruttarla.
Chessò, per farti sentire male.
Queste persone meriterebbero la tortura, ma sono sicuro che sarebbero capaci di farti star male anche dopo aver ucciso tuo figlio. Farti star male per loro ovviamente.
Però sono supposizioni. Il vero problema è : Quando la volontà di cambiare è ipocrisia e quando volontà sincera?

Andrea (sdl)

Cel’ho più lungo

Benvenuti nell’era del CEL’HO PIU’ LUNGO IO.
E’ un era maledetta. Guardatevi intorno. Tutti lo vogliono più lungo.
Eccoci nel periodo del confronto sterile. Vi piace? A me no.
Lo vedo principalmente nel canto. Gente che non ci capisce una benemerita mazza (della serie : và in alto) preferisce una persona con estensione che una persona con tecnica. C’è una differenza abissale tra le due. I virtuosismi son belli, ma se non c’è espressività sono fini a se stessi.
Non importa saper emettere certe note, importa farle nel modo giusto, nel modo che trasmettano.
Ora, io mi domando, sarà possibile che ci sia questa corsa all’oro? I talenti non sono tutto signori. Tutti abbiamo dei talenti e tutti possiamo arrivare laddove i talentuosi stanno. Serve solo più tempo ( a parte cose che sono naturali. Io non potrò diventare alto due metri! ) e più dedizione. Il resto è già lì.

Ma no. Siamo oramai sottomessi a questa condizione di dimensioni. Di numeri. I centimetri, le ottave, la percentuale, i minuti.
Eccoci ad inseguire non un sogno ma un numero. Schiavi di un presente che non ci lascerà traccia.

E quindi via alla conta, pronti?

1…2…3…
stella.

Andrea (sdl)

Dawn of a city

Nasce la città. Piano piano si risveglia dalla notte e si sposta le coperte fatte di nuvole.

Accende la sua piccola lampada a basso consumo (sapete, i risparmio fa comodo) che gli ci vuole un pò per partire ma fa sempre poi tutta la luce che serve, e apre gli occhi.
La luce lancia due o tre occhiate intorno e sorride. Chissà cos’altro nella notte non ha potuto vedere.
E così si alza piano piano da dietro le colline e noi che al mattino ci perdiamo in qualche
caffè la guardiamo stupiti.
La macchina del caffè è accesa e rumoreggia dietro, un suono sommesso, un pò stupido. Il caffè ancora non c’è. Provi sempre a fare un cappuccino in genere, ma serve tempo.
La città si alza e cammina. Le auto sfrecciano per la statale. Il rumore è il solito, quello freddo e vuoto delle auto…
ma l’alba. l’alba spiazza sempre. anche quando ne hai viste cento ti spiazza.
E’ un pò come il tramonto.
Entrambi fanno uso di giochi di luce ed ombra.
eppure la non è la luce e basta che rende speciale, ma anche quel suo contrasto evidente con l’oscurità.
Come a definire quella lotta umana che da sempre esiste e che senza di essa il mondo sarebbe, si un eterno cielo blu (stellato o no), ma senza nessun’alba o tramonto a stupire le persone che al mattino o alla sera, si risvegliano dal mondo stesso.

ON AIR : Oasis [ Don’t believe truth ] It’s getting better man

“Cos maybe the songs that we sing are wrong

Maybe the dreams that we dream are gone

Bring it on home and it won’t be long

It’s Getting Better Man!”

Andrea (sdl)

Baci e Abbracci

Ci sono tanti modi per abbracciarsi.

C’è l’abbraccio lampo. 2 secondi cronometrati e poi via. Nient’altro.
C’è l’abbraccio veloce ma intenso. Ci sono miriadi di tipi, di modi, per cercare un
contatto tramite l’abbraccio.
Ogni persona ha il suo, ogni persona cerca di abbracciare come meglio può. Sono metodi espressivi, nient’altro.
La mia memoria ha principalmente in se un unico abbraccio.
Ci si stringeva fino a farsi male, sentendo l’aria mancare a volte. Ci si stringeva per tutto il tempo che ci era concesso, come se il tempo dovesse scadere in quel momento (ed un pò era vero).
Quello è il tipo di abbraccio che adoro. Perchè capisci dalla forza e dalla durata, quanto vale. Ma è un abbraccio compromettente. Non sempre le persone possono farlo.
A volte significa ammettere delle cose che è meglio lasciare sepolte.

Poi c’è quel tema a me caro, l’amore. Quello vero. Quello che devi combattere per averlo, anche se saranno battaglie perse.
Oggi ho letto che durante la riabilitazione le persone spesso si arrendono arrivate ad un certo stadio di guarigione.
Si fermano lì, perchè non ce la fanno più a combattere per se stessi. Perdono d’un tratto la forza di andare davvero avanti e come spesso accade si fermano lì. Perchè? Perchè ce ne vuole di forza e volontà. Ce ne vuole più di quanta noi crediamo.
E allora come possiamo fare? Non ci sono soluzioni, e dovremmo saperlo. Ognuno deve trovare la propria ed imparare ad andare avanti, anche se sembra inutile.
A volte la vita è solo un disegno senza senso.
Poi, piano piano ci si allontana dal quadro e quella porzione che all’inizio sembravano tratti inutili prende valore e si capisce cosa sia.

Cosa c’entra tutto questo con gli abbracci? c’entra che un abbraccio a volte è una battaglia. Mostra quanto noi vogliamo dare. Non è sempre vero, ma a volte è così.
Quando si sente il vento d’inverno che ci porta via e attorno a noi le mani che ci proteggono insinuano nei golfi dei nostri vestiti per scaldarci. Mani che finiscono col trovarsi prima o poi, ed intrecciarsi come edera.
Poi qualcuno magari farà cadere una lacrima a terra o sul viso. Il respiro si vedrà in una piccola nebbia e noi saremo lì. Divisi dal niente e separati dal e simondo.
E i baci? I baci del titolo assomigliano agli abbracci : alle volte un bacio ha più valore del sesso.
Solo che sono pochi a crederci.


ON AIR : Ludovico Einaudi [ Eden roc ] Fuori dalla notte

Andrea (sdl)

Winter rose

Si avvicina l’autunno. E piano piano al mattino la nebbia si fa sentire. E il sole diventa pigro.
Si intravedono sempre meno le distanze, si perde tutto, nel bianco della nebbia o in un crepuscolo sempre più vivo.

L’autunno e l’inverno li ho sempre paragonati alla malinconia. E’ così sola la città in queste stagioni. Le strade piene solo di macchine e non di persone. Solo luci che si spostano e si muovono, poche le mani che si stringono, molti i corpi che si cercano.
E poi è malinconico quando si torna alla sera, che inizia a far buio.
C’è una parte della giornata che vivo con grande tristezza (ma forse è meglio dire malinconia. quanto mi ripeto). Ed è quel momento dove i lampioni sono spenti, ma nella città ogni negozio ha le luci accese. Lì c’è quel distacco intoccabile tra la solitudine e la presenza. Lì c’è tutta quell’incertezza. Quel momento di vuoto dove tutto c’è ma non si vede.
In quei momenti vorrei non essere solo. Non dico mi facciano paura ma sento tutta quella solitudine dentro me e non ce la faccio. Ho bisogno di qualcosa di bello, di romantico, da vivere, per compensare. E’ bella la malinconia, stupenda se vissuta in una coppia. Puoi guardare le luci e viverle tu stesso. Osservare i banchini che compaiono, la gente che acquista e se ne va per scomparire in un’altra lucciola a benzina. E poi di nuovo via nel traffico psichedelico dell’inverno. Luci e freddo. Che quando esci c’è sempre del fumo attorno alle tue labbra.
E’ solitaria la parola dell’inverno, solitaria come quell’aria che le gela, le tue parole. Puoi urlarle, ma non andranno oltre il freddo, la nebbia, o il buio.

Andrea (sdl)

Washed soil…

Terra bagnata. Che non è mai terra bruciata.
Terra bagnata e nebbia, lontana e vicina, presente e assente. Dissolvenza di chiaroscuro nella notte, ricordata da lampioni stazionari di una città.
Asfalto bagnato, che però odora di terra, umida, del campo.
E pian piano l’odore sale e arriva quà, 6 piani sopra la terra, che non sono per niente 3 metri sotto il cielo. Forse qualcosa di più. Pur essendo in punta non tocco il cielo, ma un sorriso si può riuscire a strapparmelo probabilmente.
Terra bagnata. Non di lacrime ma forse di paura.
E la città rumoreggia, con le pozze che vengono scomposte dalle gomme.
Terra bagnata di città. Sembra quasi impossibile.
Esiste la terra nella città?

Andrea (sdl)

Numbers

I numeri. Sempre e comunque affogano ogni giorno la nostra vita.

Il numero di casa, il numero di telefono, il numero di posta, il numero del canale televisivo, il numero dei soldi, il numero del prezzo, il numero percentuale.
Gli ultimi sono i peggiori. Sono numeri dei numeri.
Gli italiani mangiano in media un pollo e mezzo al giorno.
Ma chi ca…o ve lo dice?
Sono numeri ridotti basati su campioni ridotti che non necessariamente rispecchierà la realtà.
Però è facile credere nel dio numero. E’ facile sognare ed affidarci a lui.
Hai l’opportunità di vincere.
dicono.
Ma non lo pensano. Perchè vince sempre il banco. Quando vinci tu, sei solo una briciola strozzata in mare.
Numeri numeri numeri. Strazianti numeri.
Stupendi numeri.
A volte per fortuna i numeri sono qualcosa di più. Tipo un 25. Un numero d’argento. Che fa paura ai cattivi, ai vampiri e lupi mannari. A chi fugge da questa vita.
25 è un gran numero. Può significare tante cose solo per se stesso. Se poi per te ne significa altre acquisisce un valore speciale.
25 di questi anni, 25 di questi giorni, 25 era il giorno, 25 sarà il giorno, 25 è e sempre sarà il numero d’argento, che fa stringere le mani.

Andrea (sdl)

Fili rotti

Si rompono i fili, stroncati da autostrade senza timore, spiazzati da ambizione senza paura. Tagliati da scelte senza pensiero.
Si staccano tra di loro e cadono a terra, immobili e morti. E tra le due estremità si può sentire l’eco indefinito di due voci che, lontane, provano a parlarsi.
Ma muoiono nell’aria.

Andrea (sdl)

Dedicata al mondo intero


Parliamo di altri. Delle persone che sono nella mia vita. Delle persone che hanno camminato su questa strana strada bagnata di lacrime. Salate perlopiù. Dolci a volte.
Mi và di dedicare a loro qualcosa. Anche se probabilmente mai la leggeranno. Ma non è questo il punto. Il punto è volergli fare un regalo, profondo, di me.
Ed ecco quindi ogni dedica per ogni persona di questa mia vita che voglio ricordare oggi.

Dedicata a D. : Se c’è un inizio quella sei sempre stata tu. Se mai fosse esistita una creazione in me, nel mio cuore, quella è tua, tua soltanto. E sempre sarà così. Se mai in questo mondo ci sarà qualcosa che la mia memoria indecisa sappia sempre ricordare sarà quel tempo, quell’eternità incavata nella pietra che neanche la marea disgregherà. Ero così cieco di te che neanche mi vedevo la punta dei piedi mentre camminavo…

Dedicata a A. : Tutto è indefinito eppure tutto è rimasto. Stranamente. Oltre i litigi, oltre le paure, oltre i casini. C’è ancora tutto. Il Moka, il thè, le tisane. Anche se quello prima o poi finirà il resto pare non finire mai. E continuerò a domandarmi se fosse stato un miracolo, quello di conoscerti, o una fortuna unica.

Dedicato a L. : Terza persona della lista. Eppure tra gli ultimi arrivati. C’è sempre un perchè dietro a tutte le scelte. Dietro alle tue c’è sempre stato qualcosa di più. Un valore forte, una morale intoccabile. Una purezza d’animo che rasenta l’incredibile. C’è da domandarsi perchè io ti stimi tanto, ma basta guardarti per capirne i motivi. E non ci sono dubbi sul fatto che vorrei poter imparare da te tutto quello che mai avrò.

Dedicato a G. : Qui l’ordine conta un pò meno. Perchè di gemelli nel mondo ce ne son pochi. Anche se non sempre si è uguali come si spera, c’è qualcosa di stranamente nostalgico. Ci son cose da vivere come amici che non si possono dimenticare.

Dedicato a F. : Se ci fosse una sommità nel mondo quella sei tu, ma già lo sapevi. Intoccabile ed indistruttibile. Un caposaldo di forza e decisione. Senza tu ed un’isola, forse per due volte, sarebbe cambiato poco in questo mondo.

Dedicato a S. : Al mondo esistono persone speciali che non sanno di esserlo. Iniziano a gironzolarti attorno, poi per motivi vari, non puoi stare a ricordargli tutti i giorni che è così. Eppure dovresti imparare a capirlo invece di stare a trattenerti sempre. A volte bisogna buttarsi nel buio, per scoprire che oltre l’oscurità, le nuvole, la pioggia, c’è qualcosa di infinitamente più bello : La luce

Dedicato a M. : Tra gli ultimi ma sei sempre stato il primo. Non leggerai mai questo messaggio purtroppo, se non per un qualche miracolo. Ci sono amicizie che cambiano col tempo e scompaiono. Noi siamo scomparsi variate volte, ma non siamo cambiati mai.

Dedicato a M. : La parte più leggera della mia vita. Senza chiedere ma dando sempre. Senza pretendere ma regalando sempre ci si domanda poi perchè tutto quanto succeda. A volte le amicizie nascono in modi e forme diverse da come si pensava, ed evolvono con la calma del ruscello. Sei una grande.

Dedicato a L. : Non ho mai davvero capito se stimarti o prenderti a capate. A volte, quando non ti strumentalizzi, si vede il lato più tenero di te. Quello che nascondi, di fronte a volgarità e parole. Ma dentro rimani sempre ciò che sei, indipendentemente da quello che potrai urlare al vento. Quindi vedila così, finchè rimarrai così, proverò sempre a non tirarti una capata.

Dedicato a M. : Ho sempre desiderato darti più di quanto mi fosse riuscito. Forse come ammenda per errori passati, forse perchè so che tu provi sempre a dar tutto, anche se sei un pò distratto. Piano piano sto continuando a provarci. Tu aspetta che forse ne vedrai prima o poi qualcuno, di miracolo.

Dedicato a A. : Between the lasts, but not between the leasts. Se c’è una passione che ci accomuna è la musica. Se c’è un sogno che ci accomuna è probabilmente ancora la musica.
Ma entrambi siamo inguaribili romantici indecisi.

Dedicato a M. : Anche con te la musica c’è sempre stata, ma solo da poco. Prima era incastonata in pagine di fumetti, adesso invece è slegata da esse e continua a camminare su altri piani. Rimane la tua musica, che un giorno ascolterò. Rimane un’amicizia strana, lontana e mai presente come vorrei (vorremmo?). Rimane un qualcosa che non saprei dirti cosa sia. Ma spero che la dedica sia arrivata, dopo i viaggi in treno e le camminate per le strade di Lucca.

Dedicato a G. : un’amicizia nata per caso. A volte presente a volte no. Una persone che scrive e da cui vorrei imparare. Forse non ti riconoscerai bene tra queste righe, ma mi hai dato più di quanto io non abbia dimostrato di ricevere (come sempre). Vorrei ricordarti tra queste righe. E se ti venisse il dubbio, mandami un messaggio, ed apparirò, scrittrice sarda.

Dedicato a M. : Si lo so. Sono troppi gli M. ma ci sei anche tu. Anche se forse non lo immaginavi. La persona che mi ha permesso di riscoprire parti di me che trattenevo. Che mi ha sempre dato modo di buttarmi in cose in cui credevo poco. Perchè se abbiamo questa vita, è perchè bisogna godersela.

Dedicata a tutti : Tante sono le persone che hanno camminato qua. A volte calpestandomi. A volte dimendicandosi di me. Io non dimenticherò loro. Non dimenticherò mai quel che di buono mi hanno mostrato e cercherò sempre di tenerlo a mente per non perdere quel poco che c’è. Io, che non so dimostrare niente, io, che non ho mai avuto un talento, io, che a volte dò troppo peso alle parole, io, che non ho mai saputo dare in proporzione a quanto ricevevo, voglio dedicarvi questo.
Per non dimenticare
mai.

Andrea (sdl)