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Pensieri

Cambiamenti riflessi, riflessi di cambiamenti

Immagine appartenente al rispettivo autore

Un film diceva : Per ottenere un eroe, serve un grande male.
Cambiamento riflesso insomma. Essere costretti a cambiare a causa di altre condizioni.
Non sempre è un male, è solo una delle tante forme di cambiamento che siamo costretti a subire. Vi sono vari modi, vari tipi. Questo però è tra i più interessanti, soprattutto se lo si vede da un punto di vista di gruppi di persone.
Alle volte le persone non hanno la forza e hanno bisogno che qualcuno questa forza gliela possa dare. Esistono amici e amiche, che a causa di questo, coscienti o no, hanno dovuto cambiarsi, riflettere il proprio spirito in un fiume più grande, rischiare di affogare per crescere, per dare quella forza, per donare quel pizzico di grandezza alla gente intorno a loro.
Ecco, questo è un altro cambiamento riflesso. Specchio da guardare attraverso per scoprire lati non esistenti di noi.
Non sapremo volare, certo, ma forse un qualche tipo di magia sappiamo compierla.
E sorrideremo, se davvero siamo stati sinceri, al riflesso del nostro cambiamento (che non è la stessa cosa). A ciò che produce. Se la nostra forza era sufficiente per trattenere gli altri dal cadere, se il fingere che non si abbia paura abbia rilassato, se il gettarsi per primi abbia fatto compiere altri passi.

Non importa se poi per evitare di farli cadere ci graffieremo, se a causa della paura non dormiremo, o se dopo esserci gettati ci schianteremo a terra. Era incluso nel prezzo di questa vita, assieme al bonus dei sorrisi.

Andrea (sdl)

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Pensieri

Railways (Strade connesse)

Railways, strade connesse. Connesse con le città e con le persone. Strade che portano a cuori e vite.
Strade in ritardo, alle volte.
Strade dimenticate, strade temute.
Qua non abbiamo cerchi, non abbiamo la Circle Line, non abbiamo modi per tornare indietro.
Tutti i biglietti sono sempre un sola andata per il tuo futuro.
Il biglietto per il ritorno lo acquisti all’arrivo.
Se trovi la biglietteria.
Railways, ovvero la paura che risiede in ognuno.
Paura di connettersi.
Sali su e finisci nel cuore di qualcuno. Bum. Non ci puoi far niente se non sentire quel tonfo, alla fermata finale. Nessuna voce maschile digitalizzata. Solo ‘Bum‘.
Eccoti arrivato a destinazione.
Railways, che la gente ha paura di vivere, e pur di credere di sopravvivere deve odiare.
Odiare è facile, ci vuol poco.
Railways che non puoi scendere una volta salito. Decisioni oneway, e sei obbligato ad ascoltare tutte le lamentele dei compagni di viaggio.
Non puoi scendere da questa vita ragazzo.
Non puoi scegliere di scendere.
Finchè non sarà tempo tu rimarrai qui, su questo posto con un numero ed una carrozza, ad aspettare un controllore che ti dirà se e quando non hai obliterato, se avrai sbagliato, se avrai vissuto bene.
In attesa dell’ultima fermata, ragazzo, non dimenticarti di sorridere. Un viaggio con una persona che ti sorride davanti è sicuramente meglio.
E se poi avrai sete non pensare di chiedere aiuto, se poi avrai fame non pensare di rubare cibo agli altri.
Ragazzo sei solo, puoi odiare, già. Ma quello riesce a tutti.
E’ vivere che è difficile.

Andrea (sdl)

Ho messo via (Strade sconnesse)

Le prime sono le parole. Come sempre in ogni parte della mia vita.
Parole scritte su fogli, su documenti digitali, o su qualche cellulare. Parole che vorrei non dimenticare mai. Parole che non vorrei perdere. Ma che con il tempo sfumano nella memoria.
Dopo ci sono gli abbracci. Seguono sempre le parole. Spesso un abbraccio è solo il finale perfetto per un film che inizia a parole e che non può concludersi altrimenti. Un buon abbraccio. Si.
La parte difficile in genere arriva con gli occhi. Gli occhi non li puoi gestire come tutte le altre cose. Certi occhi ti tagliano l’anima a metà. E tu non riesci mai a capire quale delle due parti sei. Dimenticando, ovviamente, che sei entrambe.
La lista può aumentare. Per strada si aggiungono ogni volta nuove cose.
A volte sono bigliettini dedicati, alle volte scritte sul cielo. Non sai mai cosa trovare.
Alle volte sono anche i capelli, o degli indumenti.
Quando li vedi sorridi, e ti senti sciogliere un pò il cuore.
Tutti i ricordi, veri o reali, è sempre dura metterli via. Senza perderli però. Lasciarli al loro tempo. La loro epoca, il loro periodo.
Il passato non può vivere nel futuro. E se poi vogliamo esser pignoli dobbiamo anche star dietro al presente.
Il passato è un qualcosa che ti rimarrà nel cuore. Come tutte le cose che ti hanno costruito, mentre camminavi per strada con degli amici, o mentre sognavi chissà cosa abbracciato ad una ragazza. Alle volte sono le parole di conforto di chi c’era a non essere dimenticate. Alle volte quel “ti amo” così doloroso che poi avrai paura a dire di nuovo. Alle volte invece saranno solo le buone serate tra amici, o tra amanti. Quelle dove esci in un pub, o la cenetta romantica.
Si mettono piano piano sul baratro del tuo cuore per gettarsi, per poi fermarsi a mezzaria.

Perchè non bisogna dimenticare per vivere.
Ma bisogna ricordare per non morire.

ON AIR : Ligabue[ Sopravvissuti e sopravviventi ]Ho messo via

Andrea (sdl)

L’importanza del bene

E’ sempre facile fregarsene ai giorni d’oggi. Facile come buttare una sigaretta a terra. o non notare le ferite altrui.
Uno può semplicemente fare finta di niente, oppure reagire.
In un mondo dove piano piano stiamo dimenticando come si vede, come si vive, come ci si sacrifica, possiamo sempre scegliere. Scegliere di interagire (perchè la libertà è anche questa), o di fregarcene. Interagire e reagire. A questa corrente di menefreghismo incondizionato che sta infettando ogni persona.
E’ sempre semplice allontanarsi dai problemi. Ignorarli.
Mai è stato semplice invece risolverli, o perlomeno provarci.
Ancor meno di quei problemi che non ci toccano direttamente.
Certo, possiamo considerarci i soli sul mondo. Interessarci solo a chi ci pare, e dire che va tutto bene.
Va tutto bene se la gente muore.
Va tutto bene se le persone soffrono.
Va tutto bene se gli uomini vengono sottomessi e le donne sfruttate.
Va tutto bene finchè non siamo noi.
Quando saremo noi i colpiti allora ci renderemo agguerriti (come solo noi italiani sappiamo fare), perchè quando si tratta di nostri diritti siamo in prima linea. Quando si tratta dei diritti altrui sempre in ultima.

Poi ognuno sceglie la propria strada, sia ben chiaro.
Ora, questo post nasce per fare il punto su una questione. Renderla nota.
Più che una questione mi viene da dire un lavoro, uno scopo, un impegno.
Fare del bene non è mai scontato. Parto da qui per dirlo.
Qualunque tipo di bene non è mai scontato perchè porta benessere. Anche se le origini di tale bene possano essere ignobili, il bene prodotto è sacro. Perchè quando una persona riesce a produrre anche solo un sorriso, a regalare un attimo di felicità, non possiamo mai considerare ignobile un’azione così.
L’ipocrisia potrebbe dire “Ognuno ha un motivo”. Certo. Ma chi se ne importa, aggiungo. Tutto ciò che fa del bene senza fare male, per quanto abbia motivazioni dubbie, sarà sempre positivo.
Mi permetto quindi di rendere noto il lavoro di una persona che stimo ed ammiro.
Renderlo noto è il mio piccolo primo passo. Ognuno ha la sua strada, e a volte le persone per raggiungere obiettivi comuni prendono strade diverse. E’ così che va. Sapremo solo dopo quale delle due riuscirà. Forse solo uno, forse entrambi, forse nessuno. Ma ci proviamo.
La persona di cui sto parlando è Morgan. Un blogger che seguo oramai da tempo, e che penso si sia meritato, non con la sua intenzione, quanto con i suoi risultati, uno spazio qui e, spero, in molti altri posti.
Perchè fare del bene ha sempre un senso.
Sono i sorrisi (cliccate, faticoni) o i piccoli miracoli (cliccate di nuovo) a fare la differenza. Leggete i due link, e domandatevi se fare del bene ha importanza. Se ha significato. La mia risposta è si. E a chi si permette di arrogarsi il diritto di giudicare di credere che esista un bene “non meritato” gli dico di ricordarsi tutte le volte che ha sofferto, che è stato male. Tutte le volte che ha pianto, che ha tirato pugni al muro. Tutte le volte che è stato incapace di vivere perchè non c’èra quel sorriso ad illuminare la propria vita. E quella frustrazione costante di essere stato incapace (da solo) di cambiare qualcosa. O di vedere riconosciuti i propri diritti.
Non esiste un bene da meritare. Le persone possono sbagliare ed ognuno farà i conti con i propri errori. Ma ciononostante…
Nonostante tutto…
Ognuno di noi merita di sorridere. Ognuno di noi merita di vivere.
Quindi fate un pò di fatica ora. Prendete questo link, e segnatelo.
Magari sceglierete di leggerlo e basta. Oppure vi cambierà la vita. O ancora parteciperete. O ve ne fregherete.
Ognuno sceglie la propria vita.
Ma nessuno deve distruggere la vita di altri.

Andrea (sdl)

Ti ricordi perchè?


Le cose cambiano oppure rimangono ferme, ghiacciate nel passato da cui stai tentando di fuggire. E’ incredibile. Alle volte vedi una ciclicità nella vita, alle volte un trasformismo infinito.
Carpe Diem, ci dicevano un tempo
Carpe Diem è la frase più usata in assoluto. Nei profili della rete alla voce “Frase preferita” il 90% mettono carpe diem. Ma poi quanti di questi sanno davvero usarla? Dopotutto una frase preferita non è certo uno stile di vita. Carpe Diem non è stare fermi o domandarsi troppe cose. Carpe diem non è tirarsi indietro.
Carpe Diem è, appunto, il trasformismo infinito.
Ma non è facile vivere solo di quello, come non è facile vivere di grandi ideali. Ogni scelta complessa, comporta una scommessa, un rischio, un timore.
Ed ogni scommessa persa comporta una paura.
E così abbiamo sempre meno voglia di scommettere.

Forse la vita non sarà solo testo. Forse la vita non sarà solo musica, forse la vita non sarà neanche solo amore. Non sono io a doverlo dire a nessuno.
Forse la vita sono solo un pò di note alla rinfusa, che non le puoi chiamare musica. Forse è un’improvvisazione, un jazz, o forse un blues, di cui ancora nessuno ha trovato il testo.

Andrea (sdl)

Enjoy the silence


Penso che per tutte le persone che tengono un blog prima o poi arrivi la pausa, il silenzio, la condanna. Ma alla fin fine non si scrive per parlare. Se uno vuol parlare, parla, evoca parole da lingue ormai dimenticate e poi si accascia nel silenzio con due occhi che lo fissano.

Ma qui, nell’etere digitale che sembra non avere neanche significato, qui non ci sono occhi, nè parole da ascoltare.
Quando urli non senti l’eco.
Senti solo il solito silenzio.

Il digitale è il frigorifero del vostro cuore, il cuscino che mettete sulla testa prima di sparare. Per attutire il colpo, per sentire la morte altrui più lontana. E fare finta che non vi sia sangue.
E’ un muro che potete scegliere se renderlo di Berlino o della Cina, se tenerlo in piedi o buttarlo giù. Est e Ovest, quale parte del vostro cuore sta nella rete? O magari siete spezzati e piano piano perdete contatto, realtà, perdete ciò che vi fa capire di esistere.
Nella rete tutto è possibile. E’ uno strumento comodo, un gioco divertente, ossessivo. C’è se vuoi, e vuoi che ci sia.
Eccovi la droga del terzo millennio : the net.
E tutti a cercare la droga, a cercare di essere famosi. Eccolo il vero grande fratello, eccoci qui tutti in fila a stillare testamenti e parole senza senso. Tutti in fila per dire la nostra, per sentirci importanti o famosi, crederci dei VIP. Very Idiot Person. Eccoci, siamo gli internauti del 3000, affogati tra bit digitali, surfisti di un mare che pare infinito, ma poi impari a contarlo.
E conti sempre, per poi dimenticarti come si conta.
Prima due e poi uno? O il contrario?

Digitale che sembra speciale, digitale che pare reale, digitale senza segnale. Digitale digitale, la rima si spacca e rotola via, il discorso perde senso e realtà, e bit su bit si costruiscono castelli di verità, digitale ovviamente, verità senza senso anch’esse, verità nascoste, verità negate. E qui nascondi o vedi, realizzi o perdi. Eccoti, benvenuto, lascia il tuo biglietto da visita e spera di esistere.

Poi tutto tace.
Appare quel silenzio così irreale. Non c’è niente. Prima un tumulto di parole ti congelano le dita, ed ora sulle dita ti rimane poco o niente. Dello sporco forse. “Dovrei lavarmi le mani” pensi.
Ma non c’è piu niente. Guardi il monitor e rimani paralizzato dalla pagina bianca. E non è la crisi da scrittore. Semplicemente hai finito le parole, o le hanno finite loro. Non importa quale sia la verità.
Ti giri, ti vesti ed esci di casa, al vento e alle stelle.
Lo stesso silenzio, soltanto interrotto da qualche auto, da qualche ragazzo.
Ti accorgi che il vero silenzio forse è altrove, e non hai capito come toglierlo. Eccolo il male del terzo millennio. Non droghe, non sesso, non aids.
Il silenzio.
In un mondo sotterrato da parole inutili c’è ancora paura del silenzio, perchè dopotutto puoi anche tirare fuori 5000 parole e non aver detto niente.

Andrea (sdl)

To Believe

Credo nelle parole e nei loro silenzi.
Credo nelle bugie .
Credo nelle persone e nelle paure che hanno.
Credo che ogni paura sia solo un frutto, e noi un albero. Ma credo anche che possiamo far fiorire sentimenti.
Credo che l’amore non abbia forma. Ma che per amare bisogna avere una forma definita.
Credo che sia importante credere.
Credo che nessun dogma possa essere migliore di una scelta.
Credo che tutte le scelte possano essere sbagliate, soprattutto se condizionate dal dolore.
Credo che il dolore faccia paura.
Credo che il dolore non è paura.
Credo che si possa vivere meglio, credendo ,ma che non si possa credere facilmente.
Credo che la fiducia è un tesoro prezioso, quanto gli amici.
Credo che l’amore esiste.
Credo che le parole non sono mai sprecate e che il fiato è meglio usarlo che lasciarlo fermo.
Credo che non ci sia un motivo per cui si nasce, ma bisogna trovare almeno un motivo per cui morire sorridendo.
Credo i sorrisi siano meglio del sole.
Credo ai miracoli.
Credo alle pazzie, ai bracciali e al per sempre.
Credo alla fine, ma credo anche che sia tutto un inizio.
Credo nella luce.
Credo nel bene.
Credo nel bene degli altri. Non solo nel mio.
Credo che le carezze sono sottovalutate.
Credo ai baci. Alla loro inestimabile bellezza.
Credo ai battiti. Se sono molti, c’è l’anima dentro.

Andrea (sdl)

I significati dell’amore


Perchè fa male. Male.
Male da morire.
Iniziava così la canzone dell’oramai conosciuto Tiziano Ferro.
Una canzone straziante, dolcissima. Apprezzata ed odiata senza domande. C’è sempre stato chi l’ha amata senza un motivo e chi invece non la sopportava. Una demarcazione divideva generi e persone e la canzone stava lì nel mezzo, a separare tutti.
Con la voce indiscutibilmente bella del cantante che innegabilmente rappresenta una tra le migliori voci maschili della musica italiana (come tecnica ed espressività. Il genere può non piacere ovviamente).

Così, perdendosi nella notte, nelle autostrade tra firenze e valdarno. Nel buio indistinto della pioggia senza nome che cade.
Nella notte.
Così, un amico mi apre gli occhi sul testo della canzone, che inizialmente sembra scontato.
“E più mi vorrai e meno mi vedrai
e meno mi vedrai e più sarò con te”
Si può vedere in questa frase la semplice definizione dell’amore ( o di una sua parte ), piuttosto che il semplice augurio intuibile ascoltandola. Perchè definizione dell’amore?
Perchè più si desidera una persona e più la si vuole vedere e quindi non basterà mai più uno sguardo non basterà mai più tutto quello che ci era concesso prima.
Mentre invece, quando l’amore si scioglie per la strada e scivola via, la presenza di una persona viene avvertita molto di più, ciò che prima era mancanza ora è una forte presenza di cui faremmo volentieri a meno. Perchè quando non si ama più si accentua maggiormente questo lato.
E così, in una canzone così buia e distruttiva, che non manca mai di far commuovere molte persone, c’è racchiuso quel perchè che molti cercano, quella legge non scritta ma accettata da tutti, questa frase senza parole che ci lascia sempre a bocca aperta.

Come se in quella canzone fossero riusciti a metterci davvero, un pezzo d’amore.


[ Tiziano Ferro – Sere nere ]

Ripenserai agli angeli
Al caffè caldo svegliandoti
Mentre passa distratta la notizia di noi due
Dicono che mi servirà
Se non uccide fortifica
Mentre passa distratta la tua voce alla tv
Tra la radio e il telefono risuonerà il tuo addio

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te

Ripenserei che non sei qua
Ma mi distrae la pubblicità
Tra gli orari ed il traffico lavoro e tu ci sei
Tra il balcone e il citofono ti dedico i miei guai

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te

Ho combattuto il silenzio parlandogli addosso
E levigato la tua assenza solo con le mie braccia
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più sarò con te, con te, con te
Lo giuro

Di sere nere
Che non c’è tempo
Non c’è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Senza te
Senza te
Senza te


Andrea (sdl)

Briciole di cuori

C’è chi cerca sofferenza, e chi vuole dare sofferenza.
Poi alcuni provano a fuggire dalla sofferenza. Ma si assomigliano così tanto a quelli che la vogliono dare che li vedo meglio in quel circolo di dannati.
Ma perchè? perchè alle volte uccidiamo gli altri in maniera così barbara?
perchè sfruttiamo le persone? perchè abusiamo di loro?
Perchè nei nostri passi laceriamo la pelle e il cuore di chi ci sta intorno?
Quale è la base del dolore che cerchiamo, che vogliamo dare, che vogliamo ricevere.
C’è un interruttore da qualche parte per capire se sei masochista, sadomaso, o switch?
sWITCH. Ricorda tanto la caccia alle streghe. Incubi di tempi passati.
Oggi gli incubi sono differenti.
Oggi il vero incubo è il menefreghismo. Il fatto che la gente sia disposta a far finta che non sia successo niente. Che non ci sia niente da far succedere.
“Non m’importa un cazzo”
Dopotutto chi non l’ha mai detto? un pò per fare il grosso, il duro. un pò per non sentirsi debole. Dobbiamo raccontarci piccole bugie per vivere, per poter continuare a far finta di niente.
“Non importa” non importa
non importa che in fondo rimanga solo un rimasuglio di ciò che eravamo
un piccolo pezzo di noi
unto del sangue di molti
con briciole di cuore quà e là.

“Bisogna sempre mettersi in gioco o nessuna partita varrà le lacrime che piangerai”. Questo mi sono sempre detto, quando guardavo oltre, quando guardavo davanti a me.
Occhi che si speziavano nei miei. Conditi da quel qualcosa che, chissà come, io avevo.
Non c’era mai scritto da nessuna parte, ma di tanto in tanto degli occhi si fermavano su di me, mi guardavano e non smettevano di farlo.
C’era quella spezia che sembrava sapessi produrre. Mi sono sempre domandato se c’era davvero. Perchè in fondo non ero così diverso da prima, ma prima non c’era.
Ora si.
Cosa cambia in una settimana?
Il pane del cuore inizia piano piano a disfarsi in una settimana. Il cuore diviene duro. E poi non lo apri più. Non puoi più sapere cosa c’era, o com’era. Quel cuore.
“O nessuna partita varrà le lacrime che piangerai”
Nessuna partita mai. Nessuna partita potrà valerle se tu non ti sei messo in gioco. Se non hai rischiato.
Nel momento in cui ti rendi conto che vuoi qualcosa devi poter sacrificare tutto te stesso per averla.
Se non lo farai, o se cercherai di sacrificare altri al posto tuo, allora non potrai vivere in pace, se perderai.
Nessuna partita mai. Nessuna partita potrà essere raccontata con onore e orgoglio se quando perderai saprai pensare solo a te.
solo a te.
Solo. Solo solo.
Solo a te in una stanza dove le parole le hai perse.
Dove le lacrime che piangerai non avranno scuse.
La colpa è tua.
Perchè non hai saputo calpestare il tuo orgoglio un attimo.
O perchè avevi paura di amare.
O perchè chissà…

Nessun amore, nessun‘amicizia potrà valere senza una scommessa. Senza una partita. Bisogna giocare.
Alle volte con la cosciente lucidità che andiamo verso la nostra sconfitta.
Ma una lucidità accompagnata dalla veritiera speranza che potremo farcela.
Perchè non dobbiamo arrivare ad essere
soli
in una stanza.
Guardarci riflessi nello specchio macchiati di sangue
con lacrime salate che scorrono
giù
via
senza nessun perchè, senza nessun motivo
e tra le mani ancora le briciole di un cuore appena cotto
un cuore appena rotto.
E guardarci ancora mentre proviamo a stringerle al nostro petto.
Nell’incosciente realtà che le farà sparire.
nel sogno di quest’allucinazione
nell’incubo di questa paura
perchè nessuna partita potrà mai essere vinta finchè non credi di vincerla.
Ma anche nessuna partita potrà valere il sangue di altri.
Ma anche nessuna partita potrà valere il tuo sangue se non la giocherai con tutto te stesso.
E se non è il sangue saranno le lacrime
che cadono
sopra le briciole sparse a terra.

ON AIR : Ludovico Einaudi[ La Scala : Concert ]Giorni dispari

Andrea (sdl)

Love in the first street

Avere vent’anni e non saperli ancora contare, non saper dire il proprio nome senza vergognarsene.
Com’è amare? Com’è essere inabili ad essere?
Come quando ti paralizzi, come quando perdi tutto ciò che hai imparato.
Amare improvvisamente rappresenta l’embrione, parte da lì e lì arriva.
Da quando ti innamori e diventi una larva in cerca di parole, a quando il tuo amore avrà testa braccia e gambe.
Amare. Ti ricordi com’era?
Le parole che non sei e non sono riuscito a dire.
Che non ci siamo saputi dire.
Amare è anche questo. Perchè nessun discorso vale quanto certi silenzi.
Amare era anche provarci sapendo di perdere. Quell’incredibile realismo così scellerato da farti credere che qualcosa sarebbe cambiato.
Forse poi era vero, ma col senno di poi è troppo facile dirlo.
E com’è ricominciare ad amare? Ci sono regole da qualche parte?
Perchè non accettano le iscrizioni in questa vita?
Cosa diavolo deve fare uno per amare di nuovo?
Nulla. Questa è la risposta.
Deve solo aspettare di trovare quel qualcosa di grande, di enorme, da costringerlo ad alzarsi e camminare. A metà tra lazzaro ed un semplice cretino.
Che un pò sa di miracolo, un pò sa di sfigato.
E poi come si fa ad amare quando si fa troppa autocritica?
Guardarsi dentro così tanto da sapere i propri punti deboli a memoria.
“E se fosse perchè ho solo bisogno di affetto?”
“E se fosse perchè ho troppo amore da dare ma nessuno a cui darlo?”
uno le domande se le fa, ma fanno sempre male.
Perchè non lo sai quando è vero e quando non lo è. Lo sai solo dopo, a mente fredda.
Prima rappresenta solo un tumulto di emozioni sensazioni. Poi la cosa cambia. Quelle rimangono ma…cambiano. Diventa tutto così diverso. Ed uno deve saper accettare il cambiamento, o rifiuterà l’amore.
Ma è sempre troppo dura accettare. Ogni volta è una piccola scommessa.
Una piccola pazzia da annoverare nel nostro diario.
Così i giorni li conti e passano, e passano anche le notti, anche se più lente.
E dolcemente tutto va nell’oblio. Ed uno inizia a perdere i cardini.
Va davvero così bene? Forse si.
Ma non va così tanto bene.
Perchè vorrei traslocare sempre nel cuore di qualcun’altro, ma l’impresa di trasporti è troppo impegnata per aiutarmi.
Io del mio cuore non saprei che farmene.
Ma tu?

Andrea (sdl)