How to build a castle

Il vero peso delle cose sta nei sorrisi e nella loro realizzazione. Costruire un sorriso, far nascere una speranza, sono quelle cose per le quali non esisterà mai formula magica o pollice verde. Nè talento. Sono torture lente tese a costruire attimi di felicità. Attimi che possono durare un’era o un istante.
E’ per questo che è dannatamente importante fermarsi a guardare. Non solo i paesaggi ed i loro contorni, ma le facce impresse sulle foto del tempo che ci scorre davanti. Ed osservare i pensieri che loro vorrebbero imprimerci in testa senza dirlo.
Quei pensieri che spesso non traspaiono dai modi di fare, ma da qualche virgola messa nel punto giusto.
Una pausa che ricorda a tutti dove sta il soggetto, dove l’oggetto e dove il complemento.
E la vera difficoltà è quindi costruire quella realtà senza contorno che serve per un sorriso. Una realtà senza cartina di costruzione, senza linee guida. Solo con davanti un viso che vorrebbe piangere e urlare. Ma che si trattiene. Perchè da piccoli impari a dire la verità, da giovani a scoprire che la verità fa male, da grandi che la verità è meglio non dirla.
E per non mostrarla ci si nasconde.
E’ lì che tutti noi dovremmo reagire. Far capire che il dolore non ha l’esclusiva su di noi. Che non è vittimismo chiedere aiuto, ma è vittimismo pretendere di essere compatiti. Che non è sbagliato mostrare le lacrime o la nostra sofferenza.
Perché come potremmo cambiare il mondo senza tenerezza? Solo e soltanto essa può mostrare una strada diversa dai pugni, dalla rabbia, dall’odio. Sentimenti che con facilità sanno guidarci verso una sete di sangue, verso una strada senza curve nè deviazioni. Senza dubbi nè paure.
Una sola certezza che attraversa la libertà degli altri.
Per questo un sorriso può salvare molte altre persone. Perchè il baratro tra il piangere e il perdersi è solo una linea che superi con un passo. E il silenzio è quel passo che ti divide dagli altri. In tutto fanno due passi.
Sufficienti per scomparire nel nulla.

Andrea (sdl)

Promesse rotte

Per sempre.
Per sempre era la pubblicità della Wind, prima che il loro per sempre divenne un “fino a data da destinarsi“.

Per sempre. Eco nell’aria di un virus senza cura. L’affannosa ricerca dell’eterno, di quel non-mai. Di quell’ora che prima non diventi. Di quella memoria che rimanga viva, in piedi, a lamentarsi.

Le promesse si rompono. Come specchi fanno apparire sette anni di sfortuna a chi le lascia cadere, e in quei frammenti di se sparsi a terra ognuno potrà domandarsi una cento mille volte quanto abbia sbagliato, cosa non abbia tenuto di conto. Nell’odio costante verso i propri errori. Nel timore, nella testardaggine. Nell’incapacità di ammettere quel vero che era scritto sui libri e nella propria fronte.

Le promesse rotte sono fragilità senza rumore. Metafore divise come grissini che non separano tonni, ma allontanano abbracci. Le promesse rotte sono qualcosa di così tremendamente solo che quando le senti ti domandi cosa succederà. Avvengono senza che lo si desideri. Perchè così deve essere, o perchè non ci potevi far caso.
Cadono a terra e muoiono.

Noi invece rimaniamo in piedi. In questo consueto silenzio che accompagna ogni separazione. In piedi a domandarci tante di quelle cose. Le più idiote, le più vere. Partiamo dalla data astrale 0 per arrivare all’oggi. Anni ed anni di noi a ricordarci che tanto sbaglieremo. Che come navi spaccheremo ghiacciai di promesse che avrebbero dovuto rimanere intatte.

E nel freddo gelido di quest’antartide non ci sarà altro che un’altra mano da cercare, una promessa da avverare. Per non sciogliersi ancora, per non scomparire tra mille altre goccie.
Nel mare, nel buio, nel niente.

Andrea (sdl)

= (Equals)

Mi è capitato spesso di sentirmi dire che è “Spaventoso assomigliare a qualcuno“. Il timore di perdere la propria “Unicità” è sempre una costante di tutti noi. Adoriamo sentirci speciali. La nostra specialità è quello che, più di ogni altra cosa, ci caratterizza. E quando sentiamo questa specialità, ci esaltiamo di noi stessi. Ripetendola per non dimenticarla.

A volte anche contraddicendoci la raccontiamo. Un pò per nostro gioco, un pò per volontà di chi ascolta (c’è sempre chi ascolta..).
Eppure, eppure io credo che assomigliare a qualcuno, senza però scadere nel timbro del global market, sia una cosa stupenda. E’ come trovare un contatto a distanza con persone che inizialmente non conoscevi. E’ davvero quel filo che in tanti pensieri ho accennato. Avere questo collegamento non è solo una questione di gusti.
Sentirsi simili, sapere di poter trovare un punto di appoggio se si cade, e non indignarsi difronte al fatto che qualcuno rasenta il nostro essere è una cosa molto umana perchè modesta. Non esalta il nostro ego ma bensì lo contorna, definendolo. Non cerchiamo di allargare la grandezza di una costruzione quanto di renderla maestosa nei suoi dettagli.

E lì la vera specialità prende vita, laddove è l’artista a far la differenza


Andrea (sdl)
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Racconti

Once upon a time

Immagine appartenente al rispettivo autore


Alcune volte, non lo nego, mi piacerebbe partecipare (e magari vincere) qualche modesto concorso letterario. Purtroppo però la realtà è sempre un’altra. Vuoi per mia fannullaggine, vuoi per altro, finisco sempre con mille idee in testa e nessuna idea in mano.
Ci sono poi le volte che concretizzo e poi scopro i limiti della mia ignoranza, ovvero le cartelle. Troppo tardi ho saputo cosa erano e quanto troppo avevo scritto. Mi ritrovo quindi con qualche racconto che era nato per morire in un concorso senza troppe speranze. Tenerlo per me non avrebbe troppo senso e quindi ve lo fornisco a voi, sperando possa se non altro darvi da pensare o farvi passare il tempo.

Il concorso era indetto dal quotidiano Repubblica (anzi, da Repubblica.it) ed era un concorso letterario che affrontava l’attuale questione della dipendenza dalla rete. Purtroppo (come ho già detto) il difetto del mio racconto era la lunghezza. E sinceramente non mi andava di accorciarlo.
Pertanto eccovelo qui
Scarica il racconto
il titolo è “Anno 2007

Spero apprezzerete.

Andrea (sdl)

L’importanza di scrivere

Mi stavo dimenticando cosa significasse scrivere. Perso nella vita di tutti i giorni ho dimenticato la differenza tra un diario ed un racconto, tra un pensiero ed una storia. Perso nella vita ho perso di vista quel divisorio che rende la scrittura così stupenda.
S. King l’aveva già detto. La vera anima dello scrittore non è la sua bravura, ma il suo “Lettore”. Usualmente c’è un lettore per cui si scrive. Possono essere milioni poi i lettori, ma quello per cui si scrive è sempre uno, o una piccola cerchia. E’ per lui o per lei che cerchiamo le parole in un cesto di vocabolari. E’ per stupirlo o stupirla, per sorprendere le persone, per trasmettere un paio di parole, un desiderio, una speranza.
Per questo ringrazio un amico che non ho intenzione di citare tra le righe : Coca (non la droga 🙂 ), grazie. Anche senza volerlo, anche senza desiderarlo, mi hai ricordato la differenza tra un sogno ed un obiettivo. Il contorno indefinito del sogno, quello per cui provi a scardinare un mondo solo per dire “Io c’ero“.
Per questo, e per molti altri motivi che in queste parole non possono essere raccontati, potrete trovare un altro capitolo del “Libro senza attori“. Il link lo trovate sulla destra (o sul nome). Era da un anno che non lo scrivevo. Tra i mille racconti, tra i mille impegni.

Servono sentimenti per scrivere,
Servono sentimenti per leggere,
Servono sentimenti per vivere.

stay alive.

Andrea (sdl)

La caduta degli eroi


Cos’è un eroe? Un punto di arrivo? Un ideale? O forse un ologramma?
Descrivere l’immagine che si stampa sulla retina al pensiero “Eroe” è difficile, quasi impossibile. Ognuno ha la sua visione. Per alcuni è Mussolini, per altri Gandhi.
La realtà è che a volte l’eroe è rappresentato da alcune immagini forti della nostra memoria. Personaggi che con il loro essere unici ci hanno permesso di immortalare una polaroid di “modo d’essere”, un dipinto di come vorremmo (e non potremo mai) essere o della nostra aspirazione.
Di ciò che stimiamo e rispettiamo.
Un eroe è proprio questo. L’immagine residua di una persona, nulla di più semplice.
Ma come funziona la caduta di un eroe?
Essa avviene quando, rimanendo a contatto con la persona (e con quella strana polaroid), vanno scomparendo i tratti caratteristici. Quel segno di unicità che ha caratterizzato l’eroe.
Così, quando andiamo a confrontare la foto ed il reale ci accorgiamo che manca qualcosa, anche se in realtà la verità è che è semplicemente diverso.
La vera caduta dell’eroe è l’immagine non residua. Anche se poi il motivo è tutt’altro : la nostra debolezza.
Un eroe esiste perché noi aspiriamo a diventarlo, ad emularlo o anche solo adorarlo. L’eroe esiste non come immagine residua ma come ombra dei nostri pensieri. Questo è l’eroe in noi. Parte da un’ombra e prende forma in un residuo d’immagine. Un riflesso. CIò che vedi con la coda dell’occhio.
Questo perchè nessuna istantanea potrà mai riprendere ogni sfumatura di qualcuno. Nessuna mai.
E l’eroe è poi destinato a disfarsi, sgretolarsi sotto il peso di qualche insulsa realtà che ci delude.
Quella realtà che noi abbiamo anzitutto ignorato.
La vera caduta degli eroi quindi è una cosa che avviene inversamente a come la si pensa.
Non è l’eroe a cadere, ma noi che non siamo capaci di riconoscere il suo cambiamento o, più semplicemente, la sua forma.
Non è l’eroe di fronte a noi che vediamo a scomparire, ma l’eroe che nascondevamo in noi a dissolversi.

Andrea (sdl)

Marche 07 – A book without a name

Marche 2007 : A journey. A memory. Or probably, just a travel…

– –
Desideri e speranze differenti.

Il passato è una reliquia senza condanna.
Il presente un treno da prendere.
Ogni altro confronto non ha senso.
Non qui
non ora
nè mai.

Il resto… è storia.




– –

Gli occhi non mentono.
Le parole e la loro malinconia sono la verità nascosta nella bugia.
Il mare è lo specchio di ogni dolore.
Le sue onde sono gli immobili battiti del nostro cuore.

Il resto… è uno scroscio d’acqua

– –
Le stelle cadevano sul mare con riflessi ambrati.
Le luci della notte scomparivano tra urla senza paura nè parole.
Non era sentito da nessuna delle anime in fila per la vita.
Solo un tempo da tenere.
Tum.
Niente altro.

Il resto… sono luci sparse.



– –
La base di ogni discussione è un bivio. Una divisione del pensiero. Un differente punto di vista.
Sono rare le volte dove uno scontro fa delineare un giusto ed uno sbagliato. Non esiste bianco e nero ma una costante nebbia grigia che rende tutto indefinito alla vista e delineato iperrealisticamente alla mente.

Il resto… sono parole al vento.




– –
Ci sono occhi che non dimentichi. Occhi che imprimono nella tua memoria una cicatrice senza forma nè colore.
Occhi che sanno disegnare di fronte a te un’autostrada di futuri dove le mani si incrociano.

Ci sono anche le persone che imparano a mostrarsi. A non nascondere la loro dimensione, la loro realtà.
Quel tridimensionale di pensieri che ci rende unici ed individuali.

Il resto… è l’odore di brioches calde al mattino.


– –
Cade la pioggia, lava via queste frasi non dette o quelle che vorresti dire.
I rintocchi melodici dell’acqua scandiscono i rumori della vita come una colonna sonora senza strumenti.
La città acquista sapore ed odore. Prende forma il lato romantico, la rosa di ogni storia. Quella che ti fa piangere lacrime così forti che sembrano pioggia.

Il resto è… il cuore che batte.


– –
Se la pioggia concilia il ghiaccio divide. E l’inevitabile conto alla rovescia si fa sentire. Con quel tic immutabile e ripetitivo. Un saluto alla fine prima della scomparsa.
E vai a cercare i memento che non dimenticherai. Forse il sole o le canzoni cantate. Forse le corde di una chitarra o una marea di problemi.

Il resto… è tic tac del tempo.


– –
Il valore del rispetto non si misura in favori.
Come l’amicizia il rispetto non è (e non dovrebbe essere) una merce scambiabile liberamente.
Il rispetto e l’amicizia sono date dalle attenzioni, i dettagli, i pensieri.
E’ nel preoccuparsi degli altri che si manifesta la forma più alta di questa qualità. E nel non farlo si manifesta una delle forme più ricorrenti in questo secolo : il menefreghismo.

Il resto… è inutile.


– –
La posa per un quadro è la vendita di un pezzo d’anima.
Il pittore a sua volta stringe un patto segreto, quasi come due amanti, con la ragazza ferma di fronte a lui. Un eterno contratto dove gli occhi del pittore vorranno sempre e solo vedere una realtà diversa, unica, irripetibile.

Il resto è… caleidoscopio.



– –
E guardare il tempo chiudersi ancora su di te.
E scoprire legami che non credevi possibile, sentire cose che sembrano rare sapendo che c’è sempre spazio nel cuore.

Il resto èmusica.


Special ON AIR :
Yves LarockRise up
3 Doors DownHere without you
ChambawambaI get Knocked Down

E la musica di una chitarra che ha suonato (tra i tanti) i seguenti titoli (in ordine sparso):
Ligabue – Piccola Stella senza cielo
Vasco Rossi – Albachiara
Blues Brothers – Everybody needs somebody
U2 – One
Nomadi – Sangue al cuore
Nomadi – Io Voglio Vivere
Mr. Big. – Shine
Guns and Roses – Knockin on heaven’s door


Andrea (sdl)

H.A.N.T. The world


I sogni, quando ti svegli, paiono sempre una soffusa realtà. Un‘indecifrabile memoria che non sai distinguere, che non sai chiarire.
Hanno i loro contorni, e quei contorni si perdono nella sottile leggerezza della mente.

Poi c’è la realtà. Che sempre ha come termini “Cruda”, “Difficile”.
Per fortuna esistono le eccezioni, e per fortuna che le eccezioni si ripetono.
Alle volte è solo un passo, e noi che proviamo ad afferrarlo quel futuro. Quel passo che sembra così labile, così indeciso, così insicuro. Un passo che non fai in poco tempo, come mettere su un gruppo musicale, un “Incredibile sforzo democratico“, dice la mia insegnante di canto (a ragione), o come riuscire a fare un mini concerto tra amici. Solo per dire “Ci siamo”. Aspettateci e arriveremo.
Quello che due anni fa poteva sembrare solo un’immagine al risveglio, adesso piano piano prende quei contorni duri e crudi, tipici della realtà, ma conditi da una verità così dolce (per quanto poi ci si domandi sempre se l’indulgenza dell’amicizia nasconda troppo la critica vera) da rendere tutto speciale.
E quello che era un compleanno (anzi : tre ) diviene un piccolo evento che fa smuovere e legare, che non fa dimenticare.
E quando le luci si spengono e i microfoni perdono la voce
quando scendi da quel palco alto 10 centimetri costruito col sudore
quando tutto finisce, rimane solo quel dubbio.
Guardando i contorni ancora incerti di questa realtà tutto sembra un sogno.
Ma a volte così non è.

Grazie a chi l’ha reso possibile

Andrea (sdl)

A dream of fireflies

Immagine appartenente al rispettivo autore

Lucciole che corrono via, scie luminose nell’oscura trasparenza della notte.
Un piccolo tocco, un saluto nascosto, una voce senza parole che prova a parlare.
Lucciole che circondano e ti mettono in crisi tra quel verde innaturale e quel mare infinito di buio.
E buio, buio ancora, dove le frasi non arrivano, e ciò che scrivi sulla pelle non si legge mai.
Si sentono però i sussurri, timide confessioni che nessuno sa fare. Sussurri alle anime, ai cuori forse. Sussurri, whispers, desideri.
Sconnesse le strade, sconnesse le parole. Nel buio illuminato dalle lucciole tutto assume una forma diversa.
E quei lampi verdi paiono nani che camminano nel bosco e piano piano si muovono verso la prossima biancaneve.
E poi un muro verde che ti ricorda di fermarti un pò. E tu che ti arrendi e ti metti a guardarle, a cercare di unire quell’infinità di puntini, per capire cos’era il significato di quel disegno.
E quando concludi tutto e tracci con la tua penna immaginaria l’ultimo pezzo ti accorgi che bastava voltarti, per capire.

Lucciole, lucciole ancora.
E le parole non bastano, e le parole si confondono tra lampi
verdi
e senza tuono alcuno a riecheggiare tra di noi. Lucciole e mani che si stringono. Lucciole ed un’estate. Quella che non dimentichi. Quella che vivi.

Un augurio a chi legge di poter trovare le Lucciole (quelle dei boschi) e di poter esprimere il desiderio fatidico.

Andrea (sdl)

Corde

Immagine appartenente al rispettivo autore

E’ naturale domandarsi cosa abbia la chitarra di Knopfler di anormale. Se sia solo lei a fare la differenza, o se c’entri un pò l’anima del chitarrista.
E’ strano sentirla, come un piccolo viaggio in una lontana terra. Le note di quella chitarra non sono metal, ma il metal non gli potrà mai stare dietro ad un suono così, sotto nessun punto di vista.
Quindi è più che legittimo chiedersi “Come fa?“. Perchè esistono musicisti (o artisti) che hanno qualcosa in più rispetto al resto del mondo.
Sanno mettere in musica ciò che vuoi. Anche quando non vogliono eccoli li pronti, a stamparti su un pentagramma i tuoi desideri. Sarai un La? Un Sol?
o un Re?
Che quando senti un suo assolo ti domandi se davvero c’era qualcosa prima di aver sentito quello. Una storia, o chissà cosa.
Niente. Ti toglie le parole, anche quando provi a gettarle su un foglio di carta.
Eri partito con il voler dire qualcosa
ero partito con il voler dire qualcosa
ma è un pò come i baci
per capire bisogna viverli.

ON AIR : Chet Atkins & Mark KnopflerTahitian Skyes

Andrea (sdl)