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Non possiamo permetterci tutto

Running & Swinging with Fire
immagine appartenente al rispettivo autore (alexkess su flickr)

Soundtrack: #Scala and Kolacny Brothers – With or without you#

E siamo anime senza strada, che la retta via l’avevamo smarrita troppo tempo fa per ricordare dove fosse.
Ed il mare era fatto solo di onde, e noi le tagliavamo come coltelli affilati tagliano la carne. Ci abbandonavamo solo per sapere che eravamo capaci di sapere dove eravamo, quale era il nostro punto nel mondo.
E guardavamo fuori dai finestrini il mondo scorrere velocemente, per raccontare il nostro viaggio.
Guardavamo dentro le case, non per spiare, ma per vedere com’era la vita degli altri, cosa c’era dietro le luci della sera, dietro le ombre sulle tende.
Dietro il silenzio del vicinato.

Eravamo solo alcuni tra i tanti, sopra navi, carri, auto.
Non avevamo strada, non avevamo una casa.
Abitavamo però, e camminavamo.
A volte percorrevamo strade così lunghe da dimenticare il luogo da cui eravamo partiti. Altre invece cercavamo di star fermi, per non sentire il dolore, o il rumore del mare.
Stavamo fermi perché credevamo che con quell’immobilità si potesse fuggire a qualcosa.
Le fughe silenziose ci hanno sempre affascinato, come quelle dai carceri dove a volte siamo finiti, e le sbarre erano fatte di qualcosa di invisibile ed indistruttibile.
E per uscire non sapevamo come fare.

Abbiamo provato ad essere diversi per poi capire che il punto non è cosa vuoi essere ma cosa sarai.
E mentre da un lato puoi provare con tutta la tua forza a modellarti, dall’altro dovrai solo imparare a capire cosa sei, che nella vita lo capisci poche volte, ed in quelle volte, in genere, ti vien da piangere.

E siamo ancora qui, con la penna in mano e la voglia di dire qualcosa ed il cuore che ci batte forte.
E non sappiamo come dirla. E ci perdiamo tra le indicazioni per andare da qualche parte. Dove? Non si sa.
Neanche noi lo sappiamo. Un giorno apriremo nuovamente gli occhi e ci diremo: Bella questa città.
E saremo tutti bellissimi, ritrovatì lì, destino o fortuna, caso o scelta, saremo bellissimi intorno a quel mondo che ci ha ospitati fino ad allora.
E le nostre prime parole ci sembreranno uniche, anche se le avremo già dette centinaia di volte.
Ed i nostri sogni ci sembreranno veri.
Come sempre, perché abbiamo quest’abitudine a sognare ad occhi aperti che non vuole andarsene via. Alle volte qualcuno ci apostrofa come pazzi ma nel nostro cuore sappiamo che la realtà ci potrà ancora sorprendere, e chi lo nega è solo uno che spera in una strada diritta, con una destinazione prestabilita, una casa preparata da altri, un camino bello caldo, e tutte le cose in ordine.
Ma noi siamo quelli disordinati che se ci chiedi di rimettere a posto lo facciamo, ma viviamo nel nostro costante disordine.
Perché sono gli oggetti che non vedi che non sappiamo rimettere a posto.

Ed abbiamo voci.
Voci sussurrate che facciamo sentire solo ad alcuni. Abbiamo segreti inconfessabili che quando li confessi ti sembrano comunque meno tabù di quanto credevi.
Siamo sempre noi, ed abbiamo ancora voglia di andare avanti, nonostante non ci sia la strada e la nostra retta via, forse, è andata smarrita.

Andrea (sdl)

La strada per la nostra età

STORIE IN TERRA BATTUTA - ovvero - se in fabbrica hai un campo da calcio, ma i diritti te li puoi scordare #1
immagine appartenente al rispettivo autore (RICCIO, su Flickr)

Diventi vecchio e ti accorgi di aver perso qualcosa che pensavi ti sarebbe appartenuta sempre.
E non è l’amore a preoccuparti, ma qualcosa di te, che con il tempo si è corrosa, dissolta nel nulla.
Guardi le foto e vedi una linea temporale attraverso i tuoi volti, le tue rughe.
Una linea che potrebbe raccontare tutto di te, almeno ad impressioni, ma che in verità mostra solo dove sono avvenuti i terremoti, dove il tempo ha lasciato il segno.
I tuoi capelli bianchi di paura o di tristezza nessuno li conosce. Per gli altri sono solo l’età che avanza, per te una storia da raccontare.

Ma è così che alla fine guardi le foto e vedi qualcosa di diverso, di mutato, di alterato. E non riconosci chi c’è nello specchio.
Per chi sei cambiato? Per cosa sei cambiato?
Tutti i valori che erano giusti ora sono diversi.
La giustizia per noi è un mutaforma di cui non abbiamo immagini di repertorio.
Guardi e pensi che c’è chi riesce a rimanere “uguale” nelle foto e magari è solo più bravo di te a mentire.
Dopotutto mentire fa parte della nostra natura. Ci dobbiamo proteggere. I segreti servono a proteggerci dagli altri, perché, ammettiamolo: Non siamo fatti di acciaio.

Ed ora che la tua foto è diversa ti accorgi che non è che sei diventato più vecchio.
Hai perso un po’ di luce. Luce che prima potevi avere. Luce negli occhi. E ti domandi se tutta questa emancipazione non sia stata un qualcosa di troppo costoso, se il pegno da pagare fosse stato troppo alto.
Magari è troppo tardi dici, e forse questa è un’altra di quelle volte che ricorderai come “Avrei potuto fare qualcosa” e invece metti solo altra acqua a bollire, per modellarti un altro pò.
Tra dieci anni sarai ancora diverso, e di te, della persona che ricordavi, non rimarrà probabilmente niente.

Ci sarà stato un periodo dove eri d’ispirazione per molte persone. Dove la tua forza era un carburante inesauribile per chi ti era vicino. E adesso vai a singhiozzo, come un diesel dalla mescola sbagliata.
C’è stato un tempo dove potevi correre col sorriso, dove guardavi l’erba e te ne stupivi, dove tutto quello che avevi intorno non aveva nome.
Poi, con i nomi, hai perso qualcosa, quella magia dell’ignoto, ed ora nella tua vita tutto deve avere un nome, una connotazione, un cassetto nel tuo armadio dove deve finire.
Perchè siamo avidi di questo sapere.
E ci modelliamo su questo e su tutto quanto ci circonda, pensando che modellare il nostro modo di essere sia l’unico metodo per riottenere ciò che avevamo.

Peccato che allora eravamo diversi. Ed era per quello che potevamo permettercelo.
Siamo migliori? Lo sapremo tra dieci anni.
Però nel mentre possiamo domandarci dove stiamo andando. Disegnare una retta, non certo scritta nella pietra, di ciò che per noi è importante. E non illuderci di poterci cambiare così.
Per ognuna di queste scelte avremo da pagare un pegno a noi stessi.
Se ci andrà bene sarà solo un altro capello bianco, altrimenti sarà qualcosa di più.

Andrea (sdl)

Essere

16-07-10 The Best Way To Make It Through
immagine appartenente al rispettivo autore (Bethan su flickr)

Sono fatto di ogni odore che ho respirato, di tutto il sudore d’altre persone che in un modo o nell’altro è finito su di me. Sono fatto della saliva di chi ho baciato, dei profumi di chi ho toccato, dei pensieri di chi ho conosciuto.
Sono fatto di vestiti che ho scelto, di persone che mi hanno scelto per qualcosa di più importante, di elementari equazioni che soluzione spesso non hanno.
Sono fatto di caldo, di sale e delle lacrime che ho visto cadere, che ho baciato, che ho leccato via sotto ogni loro buio, delle luci soffuse, delle candele spente con un soffio e via, sono fatto dei suoni della casa in cui vivo, dei passi che sento, dei pensieri che ho.
Sono fatto dei batticuore che ho ascoltato, cercando una sinfonia perfetta, delle parole che ho indovinato senza che nessuno le proferisse, sono fatto degli sguardi che volevo congelare, come i momenti che vivevo, sono fatto di mani che si stringono per non lasciarsi mai ma che poi si sono separate sempre.
Sono fatto del profumo di shampoo sui capelli, della voce che non sempre usciva ed a volte era rotta e spezzata. Sono fatto di morsi, segni sulla pelle, sulla schiena, dentro il cuore, di cicatrici che col tempo non andranno mai via e non voglio alcuna chirurgia estetica che nasconda ciò che ero.
Sono stato il mio passato, ma non lo sono più, e nel mio futuro non c’è qualcosa che sono o che io possa sapere di essere.
Sono fatto di rabbia, urli, vetri rotti e spaccati, di vasi che si riempiono fino a strabordare, di piante che muoiono per mancanza d’amore, di quadri dipinti, centinaia di foto per immortalare la perfezione, centinaia di momenti perfetti immortalati e poi morti altrove.
Sono fatto di luce, della speranza che vorrei ognuno avesse nel cuore, della gentilezza di chi vuole comprendere, del cinismo di chi non sa capire.
Sono di passaggio, ma ho una strada da seguire, ho desideri da realizzare, ed un corpo da muovere.
Sono fatto degli abbracci, quelli buoni, quelli finti, quelli cattivi, quelli che avresti voluto durassero di più, quelli che sarebbe stato l’ultimo e quindi facciamolo durare, quelli che non sai cosa dirai appena ti stacchi, quelli che dovrà andare così, quelli che ci rivediamo presto, quelli che vorrei davvero poter trasmettere qualcosa.

Siamo fatti di tante cose. Anzi, siamo formati da tante cose. Ci siamo formati su di esse, ma ciò che siamo sfugge. A noi come agli altri.
Siamo il prodotto di tutto ciò che ci è passato addosso, ma più di ogni altra cosa siamo qualcosa che non è rappresentato da nulla di tutto questo.
Non siamo il nostro passato.
Non siamo il sudore d’altri, nè i loro batticuore.
Non siamo neanche i nostri batticuore come non siamo le lacrime che abbiamo dato o visto.
Siamo qualcosa di diverso. Qualcosa che grazie a tutto questo ora esiste, ma che in verità non lo rappresenta.
Per dirla semplice: siamo noi.

Andrea (sdl)

In questo io credo

Late Afternoon At Cagsawa
immagine appartenente al rispettivo autore (Storm Crypt su Flickr)

Soundtrack: Ludovico Einaudi – Stella del mattino

E non saremo sale. Ma sarà il nostro bacio ad esser tale.
Saliremo nel cielo, e voleremo come pochi altri han saputo fare. Ci credi?
Io credo nei tuoi occhi rossi, inverosimili, improbabili come un sogno, credo che ci possa essere qualcosa aldilà di queste fiamme.
Credo ci sia un luogo dove tutti staremo meglio, ma ciò non ci priva certo della possibilità di stare bene qua.
Qua dove? Qui.
Intorno possiamo far fiorire prati, migrare stagioni, innaffiare pensieri.

Siamo uomini.
Sogniamo.
E’ questo che ci rende speciali. Riusciamo ad intravedere oltre un muro invisibile qualcosa che altrimenti non esisterebbe.
Crediamo nel futuro, negli altri, crediamo ci sia qualcosa in cui credere.
Crediamo che ci sia speranza, che si possano cambiare le cose.
Ed anche quando ci dimostreranno il contrario quella fiamma non si spegnerà.

Credo ci sia un momento per dire di no, ed un momento per ascoltare ciò che gli altri hanno da dire, senza interromperli.
Credo ci siano troppe verità e meno falsità di quelle che noi immaginiamo, ma che sia davvero difficile distinguerle.
Una verità è un punto di vista.
Una falsità è un punto di vista diverso.
Tutto sta nei passi che siamo disposti a compiere per trovarci a metà strada.
A volte verità è anche questo.
Credo ci sia bisogno di amare, di credere di amare, di amare il credo. Credo che l’amore non sia dovuto ma sia un bisogno fisiologico.
Credo nella chimica ma non credo serva la chimica per amare, sebbene dia un grande aiuto.

Siamo quello che siamo, e crediamo in cose ogni volta diverse.
A volte speriamo anche solo in un telefono che squilla, a volte sacrifichiamo la nostra intera vita per costruire qualcosa che non avevamo previsto.
E solo ad opera compiuta vediamo dove siamo arrivati.
A volte corrodiamo rapporti, siamo deboli, e lasciamo che le cose vadano da sole, senza provare a salvare il salvabile.
A volte il rancore e la delusione sono un’altra verità, un altro punto di vista.
Siamo vittime di noi stessi, dei nostri pregiudizi.

E vorrei poter dire che credo che a tutto ci sia soluzione.
Io so che c’è, ma non tutti hanno la forza necessaria.
A volte, per credere, non devi essere solo.
Altre volte, per credere, una folla ti demolirà.
Credere in ciò che puoi fare, credere in ciò che di buono hai dentro.
Credere che puoi farcela.
Credere che non sei da buttare, che non ti hanno costruito male, che non sei sbagliato, ma solo una costruzione differente.
Credere che puoi.
Che puoi.
Perchè puoi, davvero. Non è una questione di deciderlo od affermarlo.

L’unico vero credo di cui abbiamo bisogno, è il bisogno di credere.
Trovato quello, siamo a metà strada.

Andrea (sdl)

La direzione

Galatina - Lecce / Salento / Italy
immagine appartenente al rispettivo autore (Paolo Margari, su Flickr)

Soundtrack: Ludovico Einaudi – La nascita delle cose segrete

Penso ci sia una direzione dove andare, un luogo dove soffermarsi per guardare ciò che siamo, ciò che stiamo diventando.
E non è scontato sapere dove sia, non è chiaro in ogni momento della tua vita.
Non è una percezione evidente, precisa, matematica.
E’ una sensazione. Qualcosa che ti dice che sta andando tutto dove doveva andare.
Un’impressione, un feeling, un mood, che ti danno la confidenza per andare ancora oltre.

La direzione, quella che vorresti davvero intraprendere, è una strada nella nebbia.
Non sai da dove arrivi, non sai dove arriverai.
E’ un concetto astratto, un quadro senza linee definite.
Questo è, non devi chiedere a lei qualcosa di più. Non devi cercare di darle un nome, una forma, un’identità perchè tenterà sempre di fuggire.

Sarà sorprendente sentire il calore della “cosa giusta”. Sentire la sincronia degli ingranaggi che si muovono a tempo, ascoltare con precisione la melodia degli strumenti accordati perfettamente.
E non dovrai farti prendere dall’emozione, perchè tutto sarà impreciso.
Lo stesso entusiasmo rischierà di franare se non avrai l’accortezza di capire che non c’è niente di definito. Non sei su un paio di rotaie sicure, ma sopra un ponte pericolante.
Sai solo che stai andando bene.
Sai solo che tutto quello che hai fatto si sta mettendo apposto.
Insomma, non hai perso la tua capacità di distruggere tutto, ma almeno per ora l’hai accantonata.

Siamo uomini.
Sbagliamo. Come tutti.
Ma questo non deve trattenerci dal provare. In ogni errore ci può essere un qualcosa che possiamo imparare. Ed in ogni cosa giusta ci deve essere qualcosa che dovremmo acquisire.
E quindi avanti, andate.
Non abbiate paura di camminare, chiudete gli occhi. La luce, come la vista, è solo il nostro umano bisogno di una direzione, ma noi siamo capaci di molto, molto, di più.

Andrea (sdl)

Chi ti credi di essere?

BrickForge & BrickArms: Better Together
immagine appartenente al rispettivo autore (Dunechaser su Flicker)

Soundtrack: About Wayne – The Maniac on the seventh floor

Siamo senza speranza, senza una strada da seguire.
Siamo notte e paura, siamo il buio che vorresti urlare quando non senti più nulla.
Quando ferirti è solo un modo per confermare che tutto questo non è un sogno. Che questo odore di schifo è reale, che questa vita continua su una strada che non avevi previsto, che non avevi voluto, che non avresti immaginato.

Ti prego, perdonami ora. Forse non sono stato l’immagine esatta di quello che ti saresti immaginato tanti anni fa. Perdonami per non essere me stesso, o ciò che avresti proiettato di te dentro il futuro.
Con tutti quei tuoi sogni, caramelle dal gusto un pò acido che non riescono a farti sorridere.
Speravi in qualcosa di migliore, speravi che tutto sarebbe andato per il meglio.
Ma poi siamo tutti caduti a terra, ritornando di nuovo in girotondo su tutte le nostre promesse.
Sui capodanni dove guardi i fuochi e dici “Saremo migliori
Sulle notti passate a spiegare, dicendo che potremmo darci un’altra possibilità.

Perdonami adesso, per essere solo un’altra tacca nella tua vita, un altro errore e qualcosa che vorresti poter cancellare, ma la mia presenza è vera e non posso andarmene via con l’aria di chi ha lasciato il portafoglio in macchina.
Potrei dirti che passerò, che ritorno tra cinque minuti.
Ma sai qual’è la verità? Questo momento ce lo siamo scelti, tu ed io, ci siamo scelti di arrivare fin qua.

Hai capito, Me?
La vita è una strada a senso unico. Non si può tornare indietro, ma possiamo cercare di rendere il nostro viaggio migliore.

Andrea (sdl)

Dove andremo?

Controcorrente (Far East Film Festival 10 - 2008)
immagine appartenente al rispettivo autore (pierofix su Flickr)

Soundtrack: Gregory Alan Isakov – If I go, I’m going

 

E se dovrò andare, lo voglio fare con un sorriso. Se dovrò andare via da questa casa, prima o poi, vorrò che sia per mia scelta, voglio che sia io l’ultima persona a chiudere la porta, dare l’ultima mandata, togliere un pò di polvere dalla maniglia.
Voltarmi prima di uscire e guardare la stanza vuota, con le pareti strappate di ogni mobile, con le sagome disegnate dallo sporco su pareti bianche.

Se dovremo prima o poi dirci addio, salutare questo sipario dove ogni tanto ci siamo divertiti, vorrei fosse con un bacio.
Non per desiderio, non perché ne voglio un altro, ma perché è qualcosa di intimo. Qualcosa che non farei con leggerezza.
Come a dire che per me vale.
Come a dire che se proprio devo dire addio preferisco dirlo con la cosa più preziosa che ho: il mio cuore.

E se poi ci dovessimo rincontrare, non temere, sarà da vagoni diversi di treni che corrono via.
Sarò un volto che scorre di lato, una mano che a malapena si muove e due parole sussurrate.

Vorrei non aver detto così tanti addii in vita mia, ma non sono cose che puoi evitare. Vorrei aver solo detto ciao qualche volta di più. Anche quando a dire addio era la vita e non io.
Avrei voluto solo dire che eravamo su strade diverse e che prima o poi come tutti ci saremmo reincontrati.
Forse per strada, forse al capolinea.
Avrei voluto dirlo, a tutte le persone che ho amato e che amo, che ogni volta che sventolo la mano non sarà l’ultima.
Che farò di tutto perché ce ne sia un’altra.

Possiamo passare la vita intera a salutare, ma solo dopo gli addii ci domandiamo cosa avremmo dovuto o voluto dire.

Andrea (sdl)

Il mondo è un sogno

Questo è uno di quei testi che nasce a causa dell’emozione provocata dalla musica. Proprio per questo, secondo me, potete scegliere di “leggerlo” in tre modi diversi.

  • Da solo, senza musica
  • Da solo con il sottofondo del video youtube o con la musica “Ludovico Einaudi – Nuvole bianche”
  • Ascoltando il testo letto da me (lo trovate in fondo)

Non c’è un modo “giusto” per leggerlo. E la mia lettura è ben lontana dall’essere perfetta, però sentivo che dovevo provare a leggerlo, e l’ho fatto.

Il mondo è un sogno

Cosa avresti potuto direi al mondo se tutto questo fosse solo un sogno?

Se tutta la tua vita fosse stata l’intermezzo di una notte, un qualcosa di onirico, incerto su da farsi andresti avanti ignorando tutto quello che hai provato in una notte? Oppure cercheresti di riconquistarlo?
Cercheresti forse di riaddormentarti?
Con del sonnifero, per dormire un pò di più. In fondo una vita merita di esser vissuta, per quanto corta la vita sia a volte possiamo contare sulla nostra forza per allungarne gli estremi e vedere i punti dove spesso fa buio ed i contorni perdono forma e tutto il mondo è solo un sogno, un sogno lontano, in cui non capiamo chi è che sta sognando.
Siamo noi? Siamo noi quelli che decidono cosa sta per succedere?
Siamo noi quelli che ogni mattina tentano di cambiare un pezzo di quella storia?
Basta davvero immaginare per vedere?

Cosa faresti, se scoprissi che la vita ha i tratti di un sogno?
Cosa faresti se tutto questo fosse malleabile come plastica calda? Se bastasse un delicato movimento della tua mano per cambiare qualcosa.
Nel mondo, nella tua vita, nella storia di chi ti sta intorno.
Se fosse così semplice, cosa faresti?
Ti aggrapperesti agli altri? Fuggiresti dalle scelte?
Tenteresti di capire? O di cambiare, forse?
Il mondo è solo un teatro, pare, ma un teatro può essere una scena pronta a partire, dove tutto quello che hai da dire va detto in quel tempo che ti è stato dato.

E quindi devi dirlo.
Non stare lì immobile.
Non stare fermo o ferma.
Non credere che il mondo abbia bisogno di essere un sogno per essere cambiato.
C’è chi dai sogni non si sveglia. C’è chi credendo troppo nei sogni ha smesso di vedere ciò che è vero.
C’è chi preferisce immaginare che sia tutto bloccato. Che stiamo vivendo il sogno di qualcun’altro, e che quindi tanto vale non provare.
Ma in verità, puoi.
Puoi cambiare, puoi modificare la tua vita e quella degli altri.
Puoi fare molto più di quanto tu creda. Spesso basta una tua frase, un tuo abbraccio, per aprire un’intera strada nella vita di altre persone. Sembra poco ma non lo è. Perché il mondo è fatto di strade che si aprono, si chiudono, a volte s’incontrano.
Di storie che vorremmo raccontare di fronte ad un camino, con un sorriso ed un nipote.
E per arrivare lì tutto quello che devi fare è soltanto una cosa: Vivere.
Credere che tutto il mondo intorno a te sia plastica, plasmabile come tu vuoi.
A volte forse non potrai, e sarà così. Ma anche in quei casi lascerai il tuo segno.

Prova e dimmi se non è vero.

Lettura Audio:

[audio:http://dl.dropbox.com/u/118480/Letture/Il_mondo_e_un_sogno.mp3|titles=Il mondo è un sogno]

 

Tutto questo tradire, tutti questi addii

Hit by the bandwagon!
immagine appartenente al rispettivo autore (Alex Dram su Flickr)

Il tradimento è una macchia che non va proprio via. E’ un dubbio che s’insinua nel cuore.
Potrai scegliere quando, forse.
Potrai smettere, forse.
Ma essere infedeli non è qualcosa con cui si nasce, è qualcosa che capita a metà strada. E’ trovarsi in una via, persi, senza avere più una direzione dove guardare.
E’ immaginare un futuro diverso, senza però nessuno accanto nella tua macchina, senza nessuna mano a stringerti l’anima.
Tradire non è qualcosa che si diventa. Non “siamo” traditori nè lo diventiamo. E’ un evento, come tanti altri.
Nasci, vivi, tradisci, vivi ancora, a volte perdi il senso ma ci provi ancora.
E’ nebbia confusa, è un’immagine distorta nella tv, è il messaggio subliminale che passa tra i frame digitali di un cartone, un’immagine invisibile ma corrotta, incoerente con tutto ciò che di te c’era prima.

E’ una parte di te che non volevi esistesse.

Dall’altro lato della barricata potrai trovare chiunque.
Chi ti amerà. Chi preferirà dirti di no, che è meglio così, che la tua vita non la devi gettare al vento, che tutto ciò che hai costruito vale tutto quello che hai sacrificato ed io non varrei quanto tutto ciò.
Ed anche se qualcuno tenterà di fermarti, finchè il cerchio non sarà chiuso nulla cambierà.

Il tradimento è un circolo che va prima o poi a terminare. Ma finchè non raggiunge il suo apice, o il suo punto più fondo, non si può dire di essersene liberati.
Tradirai, eccome se lo farai. Anche dopo lo stordimento di un no, quel seme di follia sarà lì ad attenderti.
E non importerà il suo nome, il suo colore, il calore che emanerà il suo corpo.
Non avrà senso la sua voce, o importanza le sue idee.
Non sarà originale la sua genialità, non sarà particolare il suo modo di camminare.
Sarà solo una macchia, su un foglio bianco. Forse non l’unica, forse la prima.
E come guardando un test di Rorschach ti domanderai: Cosa vedo?

Andrea (sdl)

Indizi – Racconto 9 – Tutta una vita

The Morning Fog / Brumes matinales
immagine appartenente al rispettivo autore (Gliderik su Flickr)

 

Questo racconto fa parte di una serie di racconti ispirati da “indizi” dettati dai commentatori del blog. Il commentatore che ha ispirato il racconto è Eleonora con la frase: “E pensare che un anno fa le cose che sto vivendo in questi giorni le avrei soltanto potute immaginare”

Tutta una vita

“Cosa può succedere in un anno?
Che forma prende il proprio destino?
In che modo possiamo capire qual’è la nostra direzione?
Sono queste le domande che dovremmo porci uscendo di qui. Non un semplice -Ehi, ricordo tutto!- ma un’opinione formata, che permetta al mondo di capire chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare, questo vorrei. E’ chiedere troppo? Dimmelo che ridimensiono le mie aspettative a misura d’uomo, se serve”

Correva l’anno. Nel senso che proprio stava volando via. Elisabetta e Manuele erano sul prato poco fuori dalla scuola, l’erba fresca dell’estate che si inoltrava tardiva nella primavera, un albero decennale copriva i raggi forti del sole pomeridiano.
Stanno parlando da quasi un’ora. Le lezioni erano finite e rimaneva solo l’amarezza di un pomeriggio dove nessuno dei due voleva far nulla. Prima di arrivare lì camminarono sul vialetto d’ingresso dell’università, composto in pietre mischiate a cemento.
Lo stesso vialetto che d’autunno diveniva un mix di colori irripetibile, un sex on the beach come neanche il miglior barman sapeva fare.
Ma ora era quasi estate e di fronte a loro si poteva solo vedere il verde vivace delle foglie.
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